Lettere da Torino – di Friedrich Wilhelm Nietzsche
Come i miei amici potranno facilmente intuire, ho comprato questo libretto più per Torino che per Nietzsche. Ebbene, mi sono ricreduta: è stata davvero una grande rivelazione.
Tanti poveri studenti liceali, si ritrovano spesso alle prese con filosofie delle quali non capiscono nulla, perché raccontate da saggi e libri di testo che si sforzano di spiegare, secondo la loro personale interpretazione, pensieri e concetti di personaggi con idee del tutto personali, fuori dagli schemi; menti superiori, ai quali i mediocri tentano di avvicinarsi con frasi astruse, circonvoluzioni senza senso, periodi lunghi una pagina, al termine dei quali un povero ragazzo di 17 – 18 anni si trova più confuso di prima. Ed è esattamente ciò che voleva l’autore, per potersi gloriare del fatto che “lui” ha capito il grand’uomo, mentre quegli stupidi ragazzini non sono degni di avvicinarsi a tanto eccelso pensiero.
In questo libricino senza pretese, Nietzsche si racconta, attraverso una serie di lettere ad amici, editori, parenti e… nemici, in modo molto semplice e tremendamente efficace. Tremendamente, sì. Io non sono una psichiatra, ho solo seguito qualche corso di psicologia, ma appare evidente a qualunque lettore che il “grande filosofo” giunse nella mia città già sull’orlo della pazzia, affetto da quella che comunemente viene chiamata “sindrome maniaco depressiva”, oppure, più recentemente “disturbo bipolare”. Persino mia figlia (15 anni) sa di cosa si tratta: lo ha appreso dai telefilm polizieschi. La diagnosi spiega tutto e niente; le lettere invece mostrano chiaramente come Nietzsche fosse affetto da manie di grandezza, perdesse spesso il contatto con la realtà, e andasse soggetto a periodi di profonda depressione ed abbattimento.
Torino, almeno temporaneamente, lenì il suo spirito tormentato. Nietzsche si trovò bene nella mia città, che giudicava “elegante, francese, riposante” e dove “ogni persona si comporta con educazione signorile”. E dire che vi abitò in un periodo niente affatto prospero, verso la fine del XIX secolo, quando Torino, capitale storica di un Regno sofferto, fu tradita proprio da quel re cui aveva sacrificato tutto.
I suoi abitanti, educati, dignitosi, gentili. ma non invadenti, poco rumorosi, ma intellettualmente attivi, erano ciò che ci voleva per un animo già abbastanza provato dai suoi fantasmi interiori. Qui a Torino Nietzsche scrisse molte delle sue opere, in una frenesia lavorativa che comunque non lo portò a trascurare la sua salute, come le lettere documentano. Pasti regolari, un clima (per lui!) mite, concerti d’autore e rappresentazioni teatrali. Pare che a Torino tutto gli fosse gradito, tutto era perfetto.
Non bastò a guarirlo. La sua malattia, allora, era incurabile, qualunque ne fosse la vera causa. Le lettere testimoniano la sua caduta verso il baratro, la perdita della ragione che, benché malata, lo aveva spinto a scrivere libri dai quali trasse vantaggio economico una sorella quasi ripudiata e reduce da un catastrofico fallimento economico.
Povero Friedrich.
Leggendo le sue lettere mi è venuta voglia di conoscere meglio le sue opere, tutte, ma soprattutto quelle scritte a Torino. A parte il legame “cittadino” che ora condivido con lui, credo che molti, dopo aver conosciuto l’uomo, sarebbero più propensi a conoscere anche il filosofo.
Fu Genio, o Pazzia?
Non saprei dirlo. Forse quella che consideriamo pazzia è solo la manifestazione di una mente che non riesce ad adeguarsi al mondo comune, che sfugge alle regole, che non trova modo di esprimersi. Avete visto il film “Beautiful Mind” ? Cedo sia molto in sintonia con questo pensiero.
Non ho scritto per fare pubblicità ad un libro o ad un autore che molti di voi conosceranno meglio di me. Vorrei conoscere la vostra opinione, riguardo ai temi che ho trattato: educazione scolastica, se volete, ma soprattutto come considerate la “pazzia”. Piuttosto che essere una qualsiasi scrittrice fallita, preferirei che la sindrome maniaco-depressiva, da cui sono affetta, fosse ancora più grave, per trasformarmi, dalla nullità che sono, in un potenziale genio. E voi?
Rosella











