7 maggio 1976
Testo di Rosella Rapa
Poesia di Silvana Stremiz
Talvolta, anche il nostro quotidiano viene scosso da all’improvviso da tragedie che ad altri paiono finte, lontane, viste in Tv, viste in un film. In “Un tempo chiamato Vita”, Silvana dedica una lunga poesia ad una tragedia che ci accomuna: 7 maggio 1976.
A casa mia, a Torino, eravamo in lutto. Era morto il nonno paterno, dopo lunghe sofferenze. Era da noi anche la nonna materna, veniva spesso, per aiutare mia mamma. La Tv era spenta, in casa regnava un gran silenzio. Il lampadario della sala oscillò, e mio padre osservò con voce neutra: “Un terremoto!”
Il telefono squillò nella notte.
“Ore 21,06.
Ad un tratto un botto
Tutto il Friuli trema.
Le risate si trasformano in urla,
i sorrisi in lacrime.
In meno di un minuto
La faccia del Friuli si trasforma.
I bimbi non corrono,
gli adolescenti non sognano.”
Il paese di mia nonna, Maiano, era stato colpito, con decine e decine di altri, da uno dei più spaventosi terremoti che da sempre colpiscono il nostro paese. Tutti erano rimasti senza casa: le vecchie case contadine, costruite con pietra e sassi, erano inagibili, tuttavia non avevano ucciso nessuno. Ma i due condomini… i due palazzi di cinque piani, costruiti allegramente sul finire degli anni ’60 si erano accartocciati su sé stessi, diventando un cumulo di macerie e niente più. Nessuna speranza per chi era dentro; ed era l’ora in cui finiva “Carosello” e i bambini andavano a letto: erano tutti dentro.
“1000 morti, migliaia di feriti
la disperazione è ovunque.
Anche nello sguardo di chi
ancora non comprende.
Una notte d’insonnia
A cercare tra le macerie,
contiamo i morti,
contiamo i feriti.”
In quegli anni ormai lontani, erano ancora molti i miei parenti in Friuli: era rimasta l’intera famiglia del fratello maggiore della mia nonna, con una cugina che adoravo, e i suoi figli ancora piccoli. Senza contare altri parenti, da me e dai miei fratelli poco conosciuti, ma nonna e mamma erano nel panico! Nessuna comunicazione, radio e TV che continuavano ad enumerare i danni, il numero delle vittime che aumentava. Finalmente, verso il mattino la notizia che i parenti stretti erano in salvo; ma mia nonna perse due anziani cugini.
“Ci uniamo in unico abbraccio.
Asciugando le lacrime
Di rabbia e dolore,
stringendo i denti.”
Da Torino si poteva fare ben poco; più che denaro, servivano aiuti concreti: così mia cugina e i suoi bambini vennero a stare da noi, lontani dal terrore (le scosse continuavano e continuavano….) in una casa vera, non sotto una tenda o una baracca. Il marito rimase per aiutare nei lavori.
“Con gli aiuti della solidarietà
Pensiamo già alla ricostruzione.”
Arrivarono in tanti: dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, dal Piemonte, dalla Lombardia, ma anche dall’Australia e dall’America: Chi poteva tornò a casa, per costruire e ricostruire, per impiantare piccole industrie, commerci ,attività. Per riportare la vita. C’erano gli aiuti di stato, certo, certo, ma senza la buona volontà sarebbero finiti nelle solite bustarelle. Invece fu ridata una casa a tutti. Un paese storico, Gemona,fu ricostruito pietra su pietra.
“Niente sarà più uguale,
nessuno dimenticherà
ciò che il Friuli era.”
Finite le scuole, andammo al mare, in un paese non distante dai miei parenti, per poter essere vicini.
La terra tremò di nuovo!
Non riesco a descrivere la sensazione che provai: istinto di fuga, non importa dove, quando la terra si muove sotto di te, non capisci più nulla. E’ peggio di un’alluvione, peggio di un incendio. Perdi ciò cui istintivamente ti aggrappi in ogni caso disperato, la stabilità, la sicurezza del tuo essere fermo in un luogo preciso. Ed il terrore resta dentro per anni e anni. Forse per sempre.
Ora va tutto bene: i bambini sono cresciuti, si sono sposati, ed hanno altri bambini. Ci scriviamo sempre, ma ormai non ci vediamo più. La nonna è morta, e anche suo fratello; vittima del terremoto anche lui: morì di dolore, quando la casa della sua famiglia fu spianata dalle ruspe.
In quel lontano 1976 rimasi più che altro sbalordita, esterrefatta. Ora, ripensandoci, divento furiosa. Ripensando alla tragedia, ai lutti, a ciò che NON riuscì ad insegnare.
“Quel tragico 6 di maggio 1976.”







Leggere la mia poesia con i tuoi ricordi …. fa, fanno venire i brividi.
Un abbraccio e grazie
Grazie a te Silvana.
Leggere la tua bellissima poesia ha riportato a galla i miei ricordi, come se tutti questi anni non fossero passati.
Certo, non sono avvenimenti che si dimenticano, ma restano sepolti, sotto le mille cose da fare che si accumulano tutti i giorni… sotto nuovi pensieri… ma spero che siano in molti ad avere i brividi. E a ricordare che su questa terra non siamo sicuri, mai.
Ricambio l’ Abbraccio di cuore.
Rosella
Rosella, non oso dirti alcunchè. Le emozioni trasmesse, e ti assicuro che sono arrivate anche se vissute da lontano, restano come pietre miliari, nei ricordi, lucide od opache, ma con segni indelebili.
I versi di Silvana sono immagini scattate e dipinte, ferme, indimenticabili e tragiche, un pezzo della nostra storia, quella vera, di cui possiamo andare orgogliosi.
Grazie ad entrambe
Gavino
Grazie a te. Gavino, per il tuo commento così sensibile e delicato.
Rosella
Hai riportato alla mente una tragedia che invece dalla mente non dovrebbe mai fuggire.
Terribile disastro in una terra di gente laboriosa.
Ci ho vissuto, per anni, nei pressi e conosco le fatiche dei friulani per crearsi, costruirsi, una sicurezza per il domani.
Ti ringrazio di averci proposto questa importante documentazione:-)
Cara Rosella e cara Silvana, non è facile ricordare il terremoto, si rivivono i drammi, le paure.
Ma, servono a farci capire quanto siamo precari nel mondo.
Sarebbe molto meglio volersi tutti più bene.
Grazie Fata Rosella
Grazie Silvana
Un bacio
Graziella
Grazie Barone Rosso.
I friulani sono molto laboriosi sì, sono anche un po’ troppo testardi. Ma in quell’occasione dimostrarono tutta la loro dignità.
Gli aiuti non andarono sprecati o dissipati.
Un articolo un po’ diverso dalle solite poesie…. ma Silvana ha scritto così bene che era quasi un dovere fermare il ricordo.
Ciao.
Rosella
Cara Graziella, questa frase rivella tutto il tuo animo gentile.
Sì, sarebbe meglio, più bello e più facile, avere più amore far noi.
Ci vorrebbero più persone come te.
Fata Rosella
Solo ora mi sono accorto del tuo nuovo post e…beh…non trovo le parole per esprimere ciò che ho dentro. Strano vero? O forse no, non è strano, vista la drammatica testimonianza descritta con quel che accadde nell’oramai lontano maggio ’76. Ricordo benissimo che mi trovavo a fare la notte in ospedale a Roma, uno di quelli grossi davvero, dove si partoriva anche in sei o sette contemporaneamente. Ero fresco di laurea, di specializzazione e …di vita! Ma ricordo che tutto si fermò; perfino la donna che stavo aiutando a partorire smise per una po’ di strillare e sembrò rallentare alla notizia che venne dalla tv. E per tutta la notte seguii, certo non da solo, le news del tg, insieme all e ostetriche che piangevano, ai bimbi che piangevano, alle madri che piangevano, insomma…non lo dimenticherò mai!
Un bacio ad entrambe!
Incredibile, la tua testimonianza!
Io non mi accorgevo neppure di quel che accadeva intorno a me, io ero coinvolta….
Grazie, per questo tuo ricordo di solidarietà così sentito.
Rosella
Cara Rosella le tue parole unite alla stupenda poesia di Silvana hanno toccato il mio cuore. Ero giovane allora, ma ricordo un gran senso di smarrimento, un vuoto allo stomaco. Seguivo le vicende alla televisione con un grande batticuore, sapevo cosa significava perdere i propri oggetti personali, la casa. Sono stata alluvionata nel 1966, e non scorderò mai lo sguardo di mia madre quando, passata la furia dell’Arno, si contarono i danni: i mobili erano andati, e la casa inabitabile. Certe disgrazie ci toccano dentro e dopo non si è più gli stessi, io per fortuna ero troppo piccola per rendermene conto, ma per mia madre fu uno choc terribile. Comunque il terremoto del Friuli è stata una calamità terrificante, un paese distrutto, tante vite spezzate, ma c’è da ammirare il fiero popolo friulano. Ha ricostruito con dignità e ha superato le insormontabili difficoltà. Grazie Rosella per la toccante testimonianza e grazie anche a Silvana per i suoi versi commoventi. Un abbraccio di cuore ad entrambe.
Roberrta
Grazie per questo tuo sentito commento, Roberta.
Mia mamma, nel ’66, era centralinista alla compagnia dei telefoni, e stava parlando con Firenze. Improvvisamente la sua collega urlò “devo scappare, Torino, qui si sta allagando tutto!”. Così, mamma seppe la notizia prima dei TG.
Io ero molto piccola allora, mentirei se dicessi che ricordo qualcosa. Ma il Piemonte è terra d’alluvioni, ne abbiamo tutti gli anni, anche più volte all’anno: e sempre ricordiamo Firenze. Credimi.
Rosella
La tua testimonianza, unita ai versi di Silvana entrano in perfetta sintonia!
Sembra di rivivere quei terribili momenti, impressi nei ricordi.
Complimenti!
Maristella
Grazie, Carissima.
La poesia di Silvana ha fatto scattare qualcosa in me….
Non avevo mai scritto, nè parlato di quei momenti.
Un Abbraccio.
Rosella