2011 – E FESTA SIA !!!
Bene lo ammetto: la folla nelle piazze di Torino (vista nei vari TG, soprattutto in quello regionale) mi ha fatta riflettere, e non me la sento di essere causitica e negativa come al solito. Crediamoci, almeno per un giorno ogni 150 anni, a questa Italia Unita. In fondo qualcosa che ci accomuna “dall’Alpi a Sicilia” ci deve pur essere, se la voglia di far festa si scatena in questo modo, che si tratti di una partita di calcio, o di una festa nazionale extra calendario.
.
Poi il diavoletto, anzi la streghetta, che è in me si fa una risatina, e mi sussurra “te l’avevo detto…” Che cosa? Ebbene, che questa ricorrenza un po’ inventata sarebbe stata un’eccellente promozione turistica e commerciale, almeno per Torino. E che sia, ben venga! Musei e mostre stracolmi, il Museo del Risorgimento prenotato per mesi, la città nuovamente ripulita e vestita a festa, tutte le provincie rappresentate da cibi e ottimi vini. Qui vi vogliamo, Turisti, sono anni che ci prepariamo, vi stendiamo i tappeti rossi: finalmente si esce dall’angolo negletto, che aiutò a fare l’Italia, ma che Italia non era, stritolato come sempre dalla possente Francia su tre lati. Venite pure, Turisti, da tutto il Mondo.
.
Comunque, non roviniamo la festa, in questa splendida giornata di sole.
Vi voglio proporre qualcosa di nuovo ed insieme conosciutissimo: il nostro Inno Nazionale, da leggere però tutto, fino al fondo.
Io lo trovo una bella poesia, retorica come tutto il XIX secolo voleva, ma anche ricca di sentimento e di vero amore, che si leggono a volte espliciti, a volte tra le righe. Io credo si debba rispetto a chi, 150 e più anni fa, scese in campo a combattere per un ideale: che poi le cose siano girate subito per il verso storto… lo vedremo nel prossimo post.
.
Rosella
Inno Nazionale – G. Mameli M.Novaro (1847)
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.







Purtroppo Rosellina mi rendo conto di non poter essere d’accorrdo con te stavolta. Tu dici che si deve rispetto a chi questa festa la sente davvero. Per carità, assolutamente sì. Ma per quanto mi riguarda non posso lasciarmi trasportare dall’emozione collettiva. Per me non ci sono caratteri comuni che uniscono gli italiani, per me ogni regione, se non ogni provincia è talmente diversa dalle altre che non esiste proprio ilconcetto di nazione. E questa per me è una cosa buona! Amo la diversità! Inoltre ho sempre creduto poco all’amor di patria, che secondo me viene inculcato a quelli che devono andare a morire per difendere gli interessi dei potenti. Certo se qualcuno mi invade il territorio dove vivo reagisco e vedo di convincerlo ad andarsene, magari lo ammazzo pure per difendermi, ma gli ideali per me non c’entrano niente. Quanto poi all’esaltazione collettiva di questi giorni, tutto sommato vanno pure bene, per un popolo che popolo in fondo non è mai stato. E io odio i leghisti!
L’ultima strofa dell’inno non è male, per il resto no, non mi piace. Troppa retorica e troppa ipocrisia verniciata da patriottismo. io non mi sento partecipe di questo, per quello che vale.
L’Italia è un bel paese, ma ci sto perché ci sono nato. Ha i suoi pregi e i suoi difetti, come molti o come tutti gli altri paesi. Il resto è politica, economia, finanza e opportunismo.
Cara Rosella,
il rispetto va ai tanti caduti in guerra, ai tanti civili deceduti. Per loro ricordiamo quanto si è combattutto per l’Unità d’Italia.
Che ogni ricorrenza sia occasione di maggiori vendite relative, non è una novità.
A scuola ho visto che ricordare di essere cittadini italiani, nonostante ciò che di negativo possiamo osservare ad ogni telegiornale, ha coinvolto molto gli alunni. Sicuramente c’è stata una forte spinta a dimostrare che l’Italia non è solo quella che si vuol far vedere: è ben altro!
Sta a tutti noi affermarlo, dimostrarlo e ribadirlo. Solo così si potrà comprendere l’importanza d’investire sulla cultura, sull’arte sull’enorme e prezioso patrimonio storico e archeologico, sulle encopiabili opere d’Arte, sulla letteratura che onora l’Italia, sulla difesa dell’ambiente come importante risorsa della Terra.
Ciao!
Maristella
Fai bene ad esprimere il tuo parere, caro Sandro.
Intanto sono già passati due giorni, e la festa si rifarà tra altri 50 anni: io non ci sarò di sicuro, per la precedente ero troppo piccola, e mi sono divertita ad osservare questa. L’ho vista gestita bene come fenomeno turistico e manifestazione di piazza. Le frasi retoriche sono parole al vento: io le lascio volar via senza nemmeno ascoltarle.
CIAO
Rosella
Hai un gran cuore Maristella, e ti ammiro per questo. Spesso io tendo ad essere troppo cinica e il mio “rispetto” resta forse un po’ fredddo, ma sincero.
Sicuramente il futuro è nelle mani dei giovanissimi, che hanno nuovi pensieri, e sentono meno la pressione di una Storia che per la mia generazione era ancora troppo vicina per essere raccontata serenamente. Comunque, Torino attira turisti proprio puntando sulla cultura, storica, letteraria, artistica, dagli egizi, all’auto e al cinema. Per gli abitanti è anche un modo per guadagnarsi da vivere, ma io spero che diventi pian piano anche un mezzo per “affinare” le proprie qualità intelluali, per mostrarsi degni di ciò che si vuol “vendere”.
E’ un discorso lungo e complesso. Ne riparleremo, se vuoi.
Grazie del commento.
Rosella
Cara Rossella, anche se le cose non vanno bene, amo L’Italia e adoro l’Inno Nazionale.
Grazie
Graziella
Cara Rosella ho molto apprezzato il tuo articolo, lo trovo sincero e arguto, capace di osservare ed andare oltre la…retorica, che a ben guardare è quasi scontata di fronte ad un evento di tale importanza. E aggiungo che importante è ricordare il sacrificio di tutti i patrioti che hanno dato la vita non per la retorica, ma perchè credevano nell’ideale della libertà e della giustizia e termino dicendo che la disgragazione non porta a niente e si può essere diversi per tradizioni e gusti e manifestazioni culturali ma non per questo rinnegare la propria italianità. Grazie carissima, un abbraccio.
Roberta
Grazie carissime Roberta e Graziella.
Il vostro commento comp’leta quello di Maristella: e siete tutte del centro Italia. Lì sì, che c’è arte a piene mani, e storia antica di cui andar fieri. Ma vedo che siete fiere anche del nostro oggi, e questo, davvero, scalda il cuore. Io vivo in una regione di confine, fredda, che troppo spesso si è sentita abbandonata e dimenticata, defraudata.
Questo era ieri.
Oggi Lily e i suoi compagni si chiedono: “dove sono nati i tuoi genitori?” per pura curiosità; i ragazzi sono nati tutti a Torino, e si dichiarano Italiani. Compresi quelli che hanno i genitori nati in Marocco o in India. Chissà cosa racconteranno, ormai anziani, ai loro nipoti fra altri 50 anni?