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Il secolo del video

Leggendo “la Sposa di Lammermoor”, romanzo di Sir Walter Scott, da cui Donizetti trasse l’Opera “Lucia di Lammermoor”, ho trovato un passo in cui l’autore spiega perché le insegne di locande, pub, artigiani venissero decorate con vivaci illustrazioni a colori. La maggior parte della popolazione era analfabeta, perciò avrebbero riconosciuto la locanda del “Leone Blu” con un effigie che raffigurava questo bizzarro animale, senza necessità di leggere. L’ Immagine era un mezzo di comunicazione assai più efficace della parola scritta.

Lucia di Lammermoor

 

Sir Walter inizia a scrivere all’inizio del XIX secolo, senz’altro il “secolo d’oro” per la narrativa Europea. Al di là dei meriti dei singoli autori e autrici, è necessario ricordare due elementi che resero possibile, in questo secolo,  la diffusione su vasta scala del romanzo: la lotta all’analfabetismo e la diffusione dei giornali. Quotidiani, settimanali, mensili, tutti venivano letti con avidità da un pubblico eterogeneo, affamato di notizie, e di romanzi a puntate.

 

Il desiderio di trasporre un’opera scritta in immagini  non statiche, ma in movimento, con l’ausilio di abiti e scenografie  è contemporaneo alla diffusione del romanzo; agli albori del XIX secolo si usarono i mezzi allora a disposizione: l’Opera Lirica e il Balletto. E’ importante sottolineare che, soprattutto per l’Opera, non tutti i posti erano riservati alle classi abbienti: nell’ormai dimenticato Loggione, si stipavano appassionati d’ogni provenienza, godendo di biglietti a prezzi assai convenienti.

 

L’avvento del cinema, praticamente contemporaneo alla nascita del XX secolo fu una vera rivoluzione.

Prezzi popolari (per gli spettatori, non per i produttori) e la facilità di diffusione in ogni stato Europeo o Americano ne decretarono l’immediato successo.

 

Fin dai suoi esordi, i romanzi trasposti sul Grande Schermo furono innumerevoli, tanto che è impossibile farne un elenco. Alcuni scritti furono e sono letteralmente massacrati dai cineasti; altri ebbero miglior fortuna: riuscirono ad essere trasportati in video rispettando ciò che io considero “lo spirito” del libro, in altre parole il suo messaggio principale. Altri ancora ebbero l’onore di essere riportati in modo eccelso, procurando a film e interpreti anche più di un Oscar.

 

In tutti questi casi, tuttavia, leggendo il libro che aveva avuto l’onore di essere diffuso anche attraverso un film, ho sempre trovato un maggiore approfondimento psicologico dei protagonisti, maggiori dettagli sull’ambiente, maggior cura per i dettagli del vivere quotidiano, e tanti personaggi che il film era stato costretto ad eliminare per ovvie esigenze di tempo. Cito, fra i tanti, “Il buio oltre la siepe”, che mia figlia ha letto tre volte di seguito, dopo aver visto il film.

 

 

In questi ultimi anni, invece, ho notato (ed i vostri commenti lo confermano) una inversione di tendenza, che definire “preoccupante” mi sembra eccessivo, ma meritevole di una riflessione certamente SI’: da libri mal scritti, mediocri, scadenti, si traggono film piacevoli e interessanti.

Liquidarla come una tendenza moderna, causata dalla letteratura-spazzatura che ci sommerge da  tempo, mi sembra un po’ troppo semplicistico. Però credo sia bene parlarne, e senza paura di disturbare mostri sacri della letteratura o del cinema.

 

Una prima riflessione mi viene proprio da “Lucia di Lammermoor”. Io adoro “Ivanhoe” (perché mai avrei chiamato mia figlia Rebecca, come la “vera” eroina di questo romanzo?); la “Lucia” di Donizetti è fra le mie preferite, l’ ho vista almeno tre volte dal vivo e ho  una eccellente versione in VHS, per rivederla quando ne ho desiderio; quindi non restava altro da fare che  acquistare il romanzo da cui è tratta!

 

Una delusione totale. Il romanzo di sir Walter è farraginoso, dispersivo, e di difficile lettura. Troppo caricato di patriottismo scozzese, ormai obsoleto, del tutto privo della “verve” che anima i romanzi di Dumas o di Salgari. Se poi non si conosce la storia della Scozia, credo risulti quasi incomprensibile, e privo totalmente di quel “messaggio” che ogni opera letteraria dovrebbe avere come elemento basilare. Lasciamolo quindi tra gli scaffali del Passato, e andiamo oltre.

 

Passando ad epoche più recenti (XX secolo) mi sono trovata in mano film e libro di “Mia cugina Rachele” di Daphe du Maurier, scrittrice Conrnovagliese. Film accettabile, pur se vecchio (anni ’40) libro assolutamente insignificante. Non ho avuto ancora il coraggio di cercare il più famoso “Rebecca”, da cui Hitchcocck trasse il “cult” “Rebecca, la prima moglie”. Il film è così suggestivo, che non vorrei mai, leggendo il libro, pentirmi di averlo fatto.

 

 

Se il fenomeno non è nuovo, sembra tuttavia che in questi  ultimi anni, gli anni del nuovo millennio, sia diventato quasi una prassi: poco importa come sia scritto il libro; se c’è un’idea buona per una sceneggiatura, facciamone un film, piacerà.

 

Le riflessioni sono molte: per un film occorre un nutrito gruppo di esperti, che si occupano dei costumi, dell’ambiente, della sceneggiatura. Poi bisogna scegliere gli attori, che devono dare il massimo, ma non solo: devono andare d’accordo con gli altri attori e con il regista, “deus ex machina”, che ha sempre l’ultima parola su tutto, ma che non potrebbe lavorare con collaboratori scadenti.

 

Per i libri, invece, sembra che valga esattamente l’opposto: pubblica quel che vuoi, piatto e scadente quanto vuoi; se hai gli appoggi giusti, o la “fortuna” (io non credo al caso né all’intervento soprannaturale) di essere notato da qualcuno che ha le mani in pasta nell’ambiente cinematografico, sei a posto. Un bravo sceneggiatore rimonta il tutto, e con qualche effetto speciale ecco confezionato il film di successo. Perché due ore di svago fanno piacere a tutti, e nessuno va a cercare significati intrinseci o messaggi profondi, ciò che conta è il relax allo stato puro. Leggere? Nessuno lo fa più seriamente; più il libro è sciatto e dozzinale, più facilmente si venderà da Tokio a New York, da Roma a Sidney o Pechino.

 

La letteratura – spazzatura non è un fenomeno moderno, ne sono convinta, e ne riparlerò. Ma oggi non è importante il passato, è importante dire NO! Non mi piace, voglio altro. Evitare di tacere, protestare, rifiutando la spazzatura e rivolgendosi a letture più impegnative, anche  più difficili, per segnalare il proprio dissenso. Le mode passano, i libri scadenti saranno dimenticati; noi dobbiamo vivere il presente, e far valere le nostre opinioni. Io ho deciso di provarci; ho avuto il sostegno di molti amici penso di continuare. Se qualcuno di voi ha piacere di scrivere qualcosa di più di un veloce commento, sarò lieta di “ospitare” il vostro pezzo in questo blog.

 

Ciao a tutti

 

Rosella

 

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9 Responses to “Il secolo del video”

  1. avatar sandro scrive:

    Mi congratulo per la tua cultura cara Rosellina, davvero a tutto campo e anche per la dissertazione di cui sopra, degna di una esperta del settore. Posso solo aggiuingere che (nel mio piccolo animo di pseudoscrittore) mi piacerebbe molto vedere realizzato un film tratto da un mio romanzo. Sarebbe il mio sogno nel cassetto. Ma certo che se lnje stravolgessero la trama o altro…
    Grazie a te per le tue considerazioni e… ad maiora!
    Sandro

  2. avatar gwendydd scrive:

    Grazie Sandro. I complimenti fanno sempre piacere, inutile negarlo, quindi li accetto con gratitudine. :)
    In realtà non posso essere qualificata come “esperta”, non ho alcun titolo per ritenermi tale; appassionata, questo sì, e la passione mi spinge a studiare, approfondire, seguire; mi ritrovo quindi con una discreta conoscenza di ciò che mi piace.

    Poni un quesito interessante: e se facessero un film tratto da un mio libro, stravolgendolo completamente, come mi comporterei?
    Sinceramente, non lo so.
    Il mio istinto vorrebbe un “no” netto: vivo bene anche così come sono, voglio restare fedele ai mei pricipi, come fece mio padre. Però, ho una figlia adolescente: pensando al suo futuro, alla possibilità di dirle: “non hai più problemi economici, studia ciò che vuoi, sei libera di seguire i tuoi sogni” la tentazione sarebbe molto forte. Dov’è il limite per vendere solo uno scritto, e non l’anima, al Diavolo che abilmente gioca tra noi?
    Un bel dilemma.
    CIAO :) :) 😉
    Rosella

  3. avatar sandro scrive:

    Beh, per fortuna (?) i sogni son desideri… di felicità… e tali resteranno, quindi è inutile lambiccarci il cervello. Certo che se invece dovesse succedere… beh poi ci si penserà. Il fatto è che mi piacerebbe proprio, e qui mi metto a nudo, che venisse riconosciuto valido ciò che esprimo, le mie ipotesi, il mio modo di vedere, al livello collettivo, quasi un contributo, diciamo, per la valutazione di ciò che ci circonda, un apporto nuovo alla lettura della realtà che viviamo tutti i giorni e questo oltre, e dico oltre, la fama, i soldi, l’affermazione etc. Non mi interessa la notorietà, né uscire fuori dal mazzo per contare di più, proprio no, anzi: mi piacerebbe ancora di più assistere a questo “successo” senza dover comparire mai direttamente, come da dietro le quinte. Va be’, sto delirando. Grazie di tutto Rosellina e… dopotutto sei stata tu a volermi tirare dentro e ora ti tocca sopportare le elucubrazioni di questo matto!
    Un abbraccio
    Sandro

  4. avatar robertabagnoli scrive:

    Devo riconoscere che la passione che hai è davvero tanta e stimolante e ti porta ad andare oltre i soliti stereotipi che purtroppo affliggono la nostra società, romanzi classici e miliari della letteratura purtoppo oggi sono in disuso specie fra i giovani, diciamocelo chiaramente a chi può interessare nell’era moderna “Ivanhoe”, oggi si cerca la lettura scontata, immediata, più attuale e vicina alle nostre esigenze “tecniche e spicciole”. Credo sinceramente che la letteratura spazzatura sia sempre esistita e tu stessa lo documenti bene, forse il problema è che oggi la letteratura risente della crisi morale ed economica e la stessa editoria per vivere sceglie di stare dalla parte più comoda, quella che gli concede profitto e quindi individua o meglio impone, e qui il discorso si fa davvero difficile e spinoso, quello che può avere più presa e ritorno sempre economico sul pubblico lettore e acquirente. E si ritorna al punto di partenza che tu stessa hai sottolineato nella parte finale, sta a noi dire la nostra, sta sempre a noi scegliere, in fondo libri buoni e ottimi ci sono anche oggi, ma bisogna saperli trovare, e tralascio il discorso su quelli potenziali di autori sconosciuti che pochi hanno il coraggio di pubblicare, se non a spese proprie dell’autore, che ci porterebbe ad un discorso davvero infinito. E per quanto riguarda il cinema, specie per quelli tratti da romanzi più o meno famosi, concordo con la tua disamina, a volte ci si rimane proprio male a notare la netta differenza. Grazie cara Rosella per il tuo apporto profondo e stimolante, ti seguirò ancora, sono certa che avrai altri piacevoli articoli da regalarci, un abbraccio e buon fine settimana.
    Roberta

  5. avatar gwendydd scrive:

    Cara Roberta,
    Con le tue parole vai dritta al cuore del problema. Stavo proprio pensando di continuare le mie riflessioni parlando degli autori classici, del perchè non si leggono, e dei motivi per cui andrebbero letti. Il tuo intervento mi stimola a continuare, mi sembra quasi di parlarti di persona, ci intendiamo a meraviglia.

    Facciamoci sentire.

    E’ quel che dice anche Sandro, che non delira affatto, anzi! Sarebbe veramente grande veder portati avanti questi nostri discorsi su un palcoscenico più ampio, e con nostri intendo anche ciò che cerchiamo di esprimere attaverso romanzi, racconti, poesie.

    Grazie per il vostro supporto.

    Grazie anche a Valentina e allo staff che, con questo sito, ci danno la possibilità di sfogarci un po’ e confrontarci su temi che sentiamo vivi e frementi dentro di noi.

    CIAO :)

    Rosella

  6. avatar Maristella Angeli scrive:

    Cara Rosella,
    approfondimento molto interessante!
    Sicuramente occorre superare il tipo di selezione editoriale che scarta dei veri talenti della letterartura dando spazio a ciò che è maggiormente commerciale, ma di bassa qualità.
    Occorre ritrovare il piacere della lettura, con romanzi che prendano il lettore dall’inizio alla fine.
    Continua così Rosella!
    Un abbraccio

    Maristella

  7. avatar gwendydd scrive:

    Grazie Maristella.
    Sulla poca selezione editoriale aggiungo una considerazione che parte da un’amica, e che condivido.
    Anche quelle case editrici che pubblicano chiunque, purchè paghi, causano un grave danno alla letteratura. Molte persone, illuse e incapaci di prendere coscienza dei propri limiti, vengono mescolati con veri talenti inespressi, che nessuno leggerà mai, perchè chi vorrebbe acquistare diventa diffidente.
    Credo che l’unico modo per farsi conoscere, almeno un poco, resti il WEB.
    Nel frattempo, torno ai classici!
    CIAO
    Rosella

  8. avatar sandro scrive:

    Rispondo brevemente (e in ritardo) a quest’ultima di Rosella.
    Il web non conta niente.
    Ma come? Dirai/ete, ma internet è… la finestra sul mondo!
    Appunto, una finestra che quasi tutti chiudono troppo presto per accorgersi di qualcosa e altri si perdono in milioni di imput e messaggi. ma anche se qualcosa arrivasse con questo mezzo non cambierebbe nulla. Col web, o ti chiami come quelli che hanno fatto fortuna o non sei assolutamente nessuno. Insomma come sempre piove sul bagnato. Quanto poi alle dissertazioni secondo me lasciano il tempo che trovano. Allora meglio leggere un buon libro per conto proprio e condividerlo con un tuo amico, tutt’al più.
    Scusate ma la penso così.
    sandro

  9. avatar gwendydd scrive:

    Capisco ciò che intendi Sandro. Il WEB non aiuta certo a superare i limiti imposti da chi controlla l’informazione di massa, e non riesce neppure a creare una vera “comunità” di intenti e aspirazioni. E’ troppo frammentato e, spesso, inconcludente.
    Però noi ci siamo conosciuti grazie ad internet.
    E qui pongo una domanda, che in realtà è un paradosso della matematica: è più grande la differenza tra 0 e 1 o quella tra 1 e infinito?
    Rosella

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