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AMO I CLASSICI

La Grande Letteratura

 

 

Roberta si accalora, scrivendo che oggi più nessuno legge i Classici, gli scrittori che hanno reso grande la Letteratura.

 

Amica mia, vorrei abbracciarti d’impeto: lo faccio virtualmente, da questo blog: perché io ormai, di mia iniziativa, leggo soltanto più i Classici. La narrativa contemporanea non riesco proprio a digerirla. Saggi, inchieste, questo sì, anche raccolte di articoli, o testi di studio veri e propri. Questi mi sembrano addirittura migliorati, col passare degli anni. Il romanzo, invece, se non è proprio morto, è in agonia, o in coma profondo. Leggendo certe schifezze si ha proprio l’impressione di essere accanto a un malato terminale.

 

Gli autori classici, invece, non mi lasciano mai con la sensazione di aver sprecato il mio tempo. Certo, le delusioni talvolta ci sono: vi ho già detto della “Sposa di Lammermoor”, mi è accaduto lo stesso con “Il conte di Montecristo”; a Rebecca con “Frankenstein”.

Tuttavia, al di la del giudizio soggettivo (bello – brutto, mi piace – non mi piace) restano, a mio parere altri validi motivi per leggere gli autori classici: proverò ad analizzarne qualcuno.

 

Il primo è molto semplice: arricchiscono il nostro linguaggio, sia con i vocaboli, sia col fraseggio. Non solo ne verrà migliorata la nostra cultura, una buona conoscenza della propria lingua aiuta la capacità di esprimersi, e ciò risulta molto utile, anche sul piano pratico.

Si parte proprio dalle interrogazioni a scuola: a parità di nozioni studiate, chi sa presentarle in modo accattivante otterrà un voto migliore. Lo stesso accade quando si fanno i colloqui alla ricerca di un lavoro; in molte occasioni quotidiane, saper portare avanti le proprie ragioni usando una buona terminologia conferisce autorevolezza, e ispira rispetto.

Anticipo una possibile obiezione: in molti casi ogni parola è sprecata, la maleducazione e l’ignoranza sono così diffuse che si rischia solo di gettare perle ai porci. Il cattivo esempio, purtroppo, viene dall’alto, e si è diffuso grazie ai mass media; io vi invito però a questa riflessione: avete mai notato come alcuni moderni affabulatori, dopo aver scatenato una nutrita rissa verbale, sappiano al momento giusto separarsene, utilizzando a proprio favore un eloquio affascinante, destinato a conquistarsi larghi consensi? Questo è un uso molto meschino delle proprie capacità, ma va riconosciuto che questi imbonitori possono essere tutto, fuorché stupidi. Magari non hanno mai letto un libro in vita loro, ma sicuramente si appoggiano a qualcuno che lo ha fatto, e li aiuta a preparare i loro bei discorsi. La mia personale esperienza mi insegna che, per combatterli efficacemente, bisogna saperli affrontare sul loro stesso terreno. Perciò, leggiamo i classici.

 

Abbandoniamo questo aspetto, che rischia di portarci in campi che con la letteratura hanno ben poco a che vedere, e riportiamo l’attenzione sul libro, sul romanzo.

Anche in quelli che non mi sono piaciuti, in genere perché le trame sono inutilmente melodrammatiche e/o obsolete, ho sempre trovato informazioni interessanti su storia, costumi, società.

Proprio nel “Il conte di Montecristo”, la parte iniziale è assolutamente veritiera: ci fu un tempo in cui gli arresti erano arbitrari, gli accusati privi di ogni diritto, e le prigioni terrificanti, mortali. Lo so bene, perché nel romanzo viene citato il Forte di Fenestrelle, monumento simbolo della Provincia di Torino, che può raccontarci molte di queste vicende, e farcele toccare con mano, se andiamo visitarle.

C’è il sito http://www.fortedifenestrelle.com/          e ci sono parecchi libri storici che ne parlano diffusamente. E’ un luogo che vale la pena di conoscere. Costruito a difesa del Piemonte contro le invasioni francesi, ha una tristissima fama come prigione di stato.

Ecco quindi che da un romanzo molto famoso, ma ormai vecchio e infarcito di sciocchezze da soap opera, siamo arrivati alla Storia, quella dei grandi avvenimenti, delle battaglie epiche, delle rivoluzioni.

 

In altri casi, e qui vi cito “Teresa Raquin” e “Madame Bovary”, abbiamo invece infinite notizie su un altro tipo di Storia, quella quotidiana, della gente comune; come noi insomma. Vediamo il loro modo di vivere, di pensare, di sognare; comprendiamo i loro problemi economici, la solitudine che soffoca sia nella grande città, sia nella (poco) ridente provincia. Dopo un secolo e mezzo ci ritroviamo nei mariti oppressi dal lavoro che non piace o costringe a orari impossibili, mentre le mogli attendono, sole, facili vittima delle depressione che le porta addirittura a rifiutare il ruolo di madri. Non sono forse questioni attualissime ancor oggi? Intanto, mentre leggiamo, possiamo notare come tante piccole cose siano mutate: non più domestici o giovani servette, noi abbiamo lavatrice, lavastoviglie, cibi surgelati, forno a microonde. Non più candele o lanterne, niente camini e focolari, ma luci elettriche, riscaldamento centralizzato, cibi pronti in pochi minuti. Niente giochi da tavolo, impera la TV. Il mondo è profondamente mutato, le persone continuano a dibattersi tra sentimenti e passioni sempre uguali. La condizione della donna, però, è totalmente diversa: scusatemi se, come lavoratrice, mamma, e femminista, in questo caso plaudo senz’altro al XXI secolo.

 

Ho scelto di proposito, in questa mia disanima, libri che non sempre catturano il lettore, a prescindere dal valore letterario, ben diverso da caso a caso.

Se poi troviamo il romanzo capace di entusiasmaci…

 

Da scrittrice accorta, e un po’ birichina, vi lascio nell’attesa.

 

Rosella
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15 Responses to “AMO I CLASSICI”

  1. avatar Graziella scrive:

    Cara Rosella, hai perfettamente ragione.
    Leggere è la cosa primaria che tutti dovrebbero fare.
    Un romanzo che amo ancora e forse più di prima: “I Promessi Sposi”
    Un abbraccio
    Graziella

  2. avatar gwendydd scrive:

    Grazie Carissima!
    Se tutti leggessero un po’ di più questi grandi autori, forse riuscirebbero a comprendere meglio anche il mondo di oggi… ma forse è solo un sogno.
    Un Abbraccio.
    Rosella

  3. avatar Maristella Angeli scrive:

    Cara Rosella,
    condivido appieno el tue valutazioni.
    Non credo, essendo ins.te di Sostegno e vedendo ciò che accade in classe, che la scuola favorisca il piacere alla lettura. Non c’è più l’ora di narrativa, che offriva letture per lo più obsolete, sono state ridotte le ore di Lettere a favore di quelle di Matematica.
    Fin da bambini occorre favorire l’interesse, la motivazione alla lettura, con il piacere di leggere.
    Internet certamente non favorisce l’analisi del testo: troppa velocità non permette un’approfondimento. Inoltre si trovano schede libri e riassunti già pronti.
    Molte volte mi è capitato di lasciare un libro e di non riuscire a terminarlo, ma la formazione teatrale e la lettura di classici è stata importantissima.
    Un abbraccio

    Maristella

  4. avatar gwendydd scrive:

    Cara Maristella,
    Lasciami spezzare una lancia in favore della Matematica “l’alfabeto con cui Dio ha scritto l’Universo” (Galileo Galilei).
    Fatto questo doveroso omaggio, concordo pienamente sul fatto che la scuola non inviti al “piacere” della lettura. Il problema non credo stia in un’ora in più o in meno, ma proprio nella incapacità di rendere piacevole e interessante il libro, il leggere in sè, semplicemente, al di là dell’immediato bisogno dei ragazzi di “avere il voto”.
    Su questo punto tornerò ancora.
    Grazie 1000 per questo importante commento.
    Rosella

  5. avatar sandro scrive:

    Cara Rosella, che dire del tuo articolo? Anche per me è inconcepibile non leggere, ma mi rendo conto che il mio è un giudizio “di parte” Ci sono persone che, triturate dal quotidiano, dall’esigenza di sopravvivere, dal lavoro che non c’è più, dai tre figli piccoli, dal pendolarismo che si ruba tutto il tempo residuo, dalla bassa scolarizzazione, dall’intorpidimento sociale di oggi e tanto altro ancora, sicuramente non può capire cosa vuol dire e perché dovrebbe leggere di più, meno che mai i classici. Si può vivere,. spesso si sopravvive, anche senza leggere e si dovrebbe prima di tutto cambiare la società consumistica iperproduttiva, per riuscire a far breccia nella maggior parte degli italiani e spingere
    li a leggere. Mi dirai sicuramente che in altri paesi si legge eccome, ma sarebbe sterile l’affermazione, perché, che ci piaccia o no, l’italiano medio è questo e dobbiamo accettarlo. Detto questo si fa presto a dire,;io per esempio sono estremamente incostante nel leggere. A periodi leggo come se da questo dovesse decidersi il mio destino, quasi morbosamente, anche quattro libri per volta; altri non leggo affatto, altri mi dedico ai classici come dici tu (anche se alcuni, forse più di alcuni, non mi interessano prorio e li trovo noiosissimi, altri mi dedico ai contemporanei come Vitali, Camilleri, sconosciuti, etc. A volte, per esempio quando vado dal dentista e ci sono i topolini per i bambini che stanno in sala d’attesa, mi compiaccio a leggermi quelli, con sdegno delle madri e dei benpensanti intorno, oppure mi rincretinisco, consapevolmente, leggendomi saggi di psicologia o di Carotenuto, divorando anche trattati di teologia. Insomma: chi ci capisce è bravo. Di certo odio i salotti letterari, inutili e odiosamente snob, di certo odio ricercare termini forbiti per scrivere o dialogare, amo la dialettica, ma quella non forzatamente spocchiosa e non trovo spesso parallelismi comportamentali o cronologici in questo o quel classico, come trovi tu
    Mi dispiace ma sono troppo bastian contrario per sentirmi da questa o quella parte e non posso non prendere le difese di chi non sa cosa perde non leggendo. A ben vedere non colpa sua, non del tutto, quandi perché denigrarlo?
    I ragazzi? e che devono fare secondo voi? Anmdare oltre la scuola, i genitori, i tempi che vivono e che subiscono, il facile pc, la tv, gli smartphone e il berlusconismo dilagante? Mica sono marziani, ma solo italiani anche loro.
    Sandro

  6. avatar gwendydd scrive:

    Caro Sandro,
    Non mi pare che qui si sia denigrato nessuno. Si può vivere senza leggere, classici o moderni che siano, si può vivere senza conoscere il greco o il latino, si può vivere senza capire nulla di matematica e di fisica. Ad ognuno il suo campo, e le sue opinioni. Io ho espresso la mia, sono felice se incontro chi la condivide, perchè abbiamo trovato qualcosa che ci accomuna, e di cui sarà piacevole parlare. Ma, ovviamente, tutte le opinioni sono ugualmente degne di rispetto, se qualcuno non la pensa così… è meglio che non apra un blog, e si tenga i propri pensieri per sè.
    Dei ragazzi, come già ho scritto a Maristella, cercherò di parlare ancora.
    CIAO
    Rosella

  7. avatar gwendydd scrive:

    Dimenticavo: io adoro i fumetti. “Topolino” è un mito, ma ce ne sono molti altri che arrivano ad essere anche vera e propria arte. Conoscete “Prince Valiant” ? E che dire della terribile Mafalda? Mi fermo, perchè l’elenco tende all’infinito…

  8. avatar sandro scrive:

    Certo che ognuno la pensa come vuole, ci mancherebbe e certo che io non apro un blog. E’ che non sono tipo da dissertazione, nè un oratore, tutt’altro. E poi piace molto anche a me leggere, ma non per parlarne dopo con qualcun altro, non sempre e non necessariamente. Lo ritengo quasi un fatto intimo, da condividere occasionalemnte con qualcuno. Conosco Prince Valiant anche se è molto che non lo leggo. Mafalda è davvero portentosa. Dimenticavo che la mia scrittrice preferita è M.Yourcenar e uno dei romanzi che più mi conquistò fu Bel Ami di Maupassant. Ma i classici restano sempre gli stessi, mentre io, diciamo così, sono “cresciuto” (anche troppo!) e ora non mi fanno lo stesso effetto di una volta, nel bene e nel male.

  9. avatar Maristella Angeli scrive:

    Cara Rosella,
    insegno da ventitrè anni e ti posso garantire che un’ora settimale è molto importante: sonoi 36 ore all’anno e 108 ore in tre anni di Scuola Secondaria di 1° grado!
    Alcune materie hanno solo un’ora settimanale e risultano molto incisive.
    Per quantoriguarda la Matematica, ti posso garantire che la maggior parte degli alunni non è in gradi di risolvere correttamente i problemi proposti, perchè ha difficoltà nella comprensione del testo. Aggiungo che, ascoltando gli ins.ti ed essendo presente in aula, le ore in più non hanno dato risultati migliori.
    Sicuramente fondamentale è la motivazione ed il piacere di leggere. La famiglia ha un ruolo fondamentale.
    Discussione interessante!

  10. avatar gwendydd scrive:

    Ciao amici, scusate il ritardo con cui rispondo.

    Maristella, credo che alcune situazioni cambino prospettiva quando sono viste dall’interno; quando insegnavo vedevo alunni svogliati e genitori indifferenti; come mamma vedo insegnanti incompetenti e incapaci, in tutte le materie. La scuola è una realtà complessa e molto variegata, perciò io preferirei lasciarla a “lato” di questa dicussione, che è rivolta al piacere di leggere alcuni argomenti rispetto ad altri. Se ti senti di scrivere tu qualcosa , ti “ospiterò” volentieri.

    Sandro dice che lui cresciuto, cambiato quindi, e i classici sono sempre quelli.
    Io ne ho trovati tantissimi che non avevo potuto leggere quando ero più giovane, e tanti altri che ho riletto, a volte con piacere, e a volte trovandoli superati. “De gustibus”.

  11. avatar Roberta Bagnoli scrive:

    Cara Rosella
    i tuoi articoli sono sempre interessanti e fonte di approfondite riflessioni. Concordo sulla tua disamina, per me i classici sono importanti, rappresentano le basi per la cultura, sono gli occhi del passato da cui partire per avere una chiara visione della nostra stessa condizione umana. Naturalmente ognuno hai suoi gusti e non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, viviamo in condizioni moderne direi molto consumistiche, i giovani sono immersi in una realtà altamente tecnologica, internet, facebook, twitter, i telefonini super accessoriati hanno rivoluzionato l’intero sistema di comunicazione. Sicuramente sono informati su tutto, ma del loro passato sanno molto poco anche perchè la scuola si è impoverita in tutti i sensi. Un dato è certo il nostro paese è culturalmente indietro, la crisi ha seccato non solo il portafoglio ma anche il cuore e la mente, basta vedere quello che sta succedendo in questi giorni. Forse sto esulando dall’argomento ma sono molto in pensiero per il nostro futuro, e per tornare al tema in questione concludo che sono felice di aver amato fin da bambina la lettura, e continuerò a farlo perchè leggere per me è viaggiare, è come attraversare terre nuove e infinite dove far volare la parte nascosta della mia anima. E viaggiando s’impara anche a vivere e a crescere lasciando aperte le porte del cuore. Grazie carissima per l’opportunità che mi hai concesso, sono stata anch’io a Finestrelle e condivido il tuo pensiero. Un abbraccio e a presto.
    Roberta

  12. avatar gwendydd scrive:

    Cara Roberta,
    Anche per me leggere è come viaggiare, usando la fantasia, l’immaginazione. Per amare la lettura forse bisogna saper sognare, sapersi perdere nel mondo che ci viene descritto. Può darsi che qualcuno non riesca a compiere questo “salto”, rimanendo sin troppo ancorato alla realtà. Io, invece, non potrei vivere senza questa possibilità di volare in universi illimitati e fantastici.
    Mi hai fatto venire in mente una cosa… per il prossimo post vi preparo una sorpresa.
    CIAO
    Rosella

  13. avatar Maristella Angeli scrive:

    Anche a me piace volare leggendo. Chi mi conosce sa quanta fantasia possiedo e ne faccio largamente uso, mi pare. Spesso molti mi hanno confidato la loro invidia per l’inventiva che anima i miei romanzi o racconti. “Ma come ci hai pensato?” mi chiedono. Ma mi piace anche viaggiare davvero, toccare con mano ciò che mi circonda, assaporare col corpo quello che magari, fino a quel momento, ho solo immaginato, magari leggendo. Chi questo non può farlo, o non vuole, forse si perde di più tra le righe di un libro e va bene, ma a me non piace vivere di sola teoria.
    Sandro

  14. avatar Maristella Angeli scrive:

    Ops… naturalmente l’ultimo post era il mio, non di Stella.

  15. avatar gwendydd scrive:

    Anche a me piace molto viaggiare. Ho notato che spesso chi ama i viaggi, ama anche la lettura, perchè, in fondo, si tratta sempre di una “fame di conoscenza”. C’è anche chi viaggia e non “vede” niente, “consuma” il viaggio, come fosse un vestito, un profumo, un locale alla moda.
    Credo si tratti sempre di scelte che noi facciamo in base a ciò che riteniamo più o meno importante nella vita.
    CIAO
    Rosella

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