Un tempo chiamato Vita

Poesie e Pensieri di Silvana Stremiz

 

 

 

Quando combinai lo scambio libro con Silvana, fui attratta dalla copertina e dal titolo di questo: intuivo un tema, un motivo che legava la silloge; lei gentilmente me lo procurò. Mi scrisse, anche, per spiegarmi ciò che la copertina rappresentava:

“Un tempo chiamato vita l’ho dedicato ai miei figli. I bimbi sfumati fra le nuvole sono i loro volti… l’orologio è il tempo la sabbia e il cielo sono il nostro luogo terreno la vita di tutti noi. Il loro volto, il mio senso a questo tempo.”

Sì, chi ha figli trova soprattutto in loro la ragione di vivere, affrontando piccole e grandi disgrazie, aspettative, delusioni, fatiche, lavori ingrati. E la perdita di persone care, di cui noi siamo stati una ragione di vita: i nostri genitori.

In questo libro c’è quindi la storia di una vita: le nascite, le morti, l’amore, i desideri. Poesie anche per chi non è mai nato, o per chi non riesce a morire con dignità. Sono tutte poesie che parlano del quotidiano, della famiglia; invitano a non sprecare il tempo che ci è stato donato, perché fuggirà veloce, sempre troppo veloce, non posiamo permetterci di sprecarlo.

Silvana ama la vita. Lo si comprende dalla gioia per le nascite, la maternità; mi hanno colpita le poesia in cui manifesta vero odio contro la morte. Io leggo, e vedo una persona equilibrata, forte, ma ricca di sentimento, capace di scrivere in modo diretto, semplice, come piace a me, ma in cui ogni pensiero è frutto di un’intima riflessione, estremamente sincera; e la Poesia nasce spontanea, armoniosa, carezzevole.

 

 

Ho voluto dedicare questo post al libro di Silvana, perché qui c’è la poesia sul Friuli, intera, che ha richiamato in me, e in voi lettori,  tanti ricordi.

 

Ci sono vere recensioni su Poetry & Literature di parecchio tempo fa: sono di Francesco Andrea  e di Miriam 

 

 

Rosella

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7 maggio 1976

Testo di Rosella Rapa

Poesia di Silvana Stremiz

  

 

Talvolta, anche il nostro quotidiano viene scosso da all’improvviso da tragedie che ad altri paiono finte, lontane, viste in Tv, viste in un film. In “Un tempo chiamato Vita”, Silvana dedica una lunga poesia ad una tragedia che ci accomuna: 7 maggio 1976.

 

A casa mia, a Torino, eravamo in lutto. Era morto il nonno paterno, dopo lunghe sofferenze. Era da noi anche la nonna materna, veniva spesso, per aiutare mia mamma. La Tv era spenta, in casa regnava un gran silenzio. Il lampadario della sala oscillò, e mio padre osservò con voce neutra: “Un terremoto!”

 

Il telefono squillò nella notte.

“Ore 21,06.

Ad un tratto un botto

Tutto il Friuli trema.

 

Le risate si trasformano in urla,

i sorrisi in lacrime.

 

In meno di un minuto

La faccia del Friuli si trasforma.

I bimbi non corrono,

gli adolescenti non sognano.

 

 

Il paese di mia nonna, Maiano, era stato colpito, con decine e decine di altri, da uno dei più spaventosi terremoti che da sempre colpiscono il nostro paese. Tutti erano rimasti senza casa: le vecchie case contadine, costruite con pietra e sassi, erano inagibili, tuttavia non avevano ucciso nessuno. Ma i due condomini… i due palazzi di cinque piani, costruiti allegramente sul finire degli anni ’60 si erano accartocciati su sé stessi, diventando un cumulo di macerie e niente più. Nessuna speranza per chi era dentro; ed era l’ora in cui finiva “Carosello” e i bambini andavano a letto: erano tutti dentro.

 

“1000 morti, migliaia di feriti

la disperazione è ovunque.

Anche nello sguardo di chi

ancora non comprende.

 

Una notte d’insonnia

A cercare tra le macerie,

contiamo i morti,

contiamo i feriti.”

 

In quegli anni ormai lontani, erano ancora molti i miei parenti in Friuli: era rimasta l’intera famiglia del fratello maggiore della mia nonna, con una cugina che adoravo, e i suoi figli ancora piccoli. Senza contare altri parenti, da me e dai miei fratelli poco conosciuti, ma nonna e mamma erano nel panico! Nessuna comunicazione, radio e TV che continuavano ad enumerare i danni, il numero delle vittime che aumentava. Finalmente, verso il mattino la notizia che i parenti stretti erano in salvo; ma mia nonna perse due anziani cugini.

 

“Ci uniamo in unico abbraccio.

Asciugando le lacrime

Di rabbia e dolore,

stringendo i denti.”

 

Da Torino si poteva fare ben poco; più che denaro, servivano aiuti concreti: così mia cugina e i suoi bambini vennero a stare da noi, lontani dal terrore (le scosse continuavano e continuavano….)  in una casa vera, non sotto una tenda o una baracca. Il marito rimase per aiutare nei lavori.

 

 

“Con gli aiuti della solidarietà

Pensiamo già alla ricostruzione.”

 

Arrivarono in tanti: dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, dal Piemonte, dalla Lombardia, ma anche dall’Australia e dall’America: Chi poteva tornò a casa, per costruire e ricostruire, per impiantare piccole industrie, commerci ,attività. Per riportare la vita. C’erano gli aiuti di stato, certo, certo, ma senza la buona volontà sarebbero finiti nelle solite bustarelle. Invece fu ridata una casa a tutti. Un paese storico, Gemona,fu ricostruito pietra su pietra.

 

“Niente sarà più uguale,

nessuno dimenticherà

ciò che il Friuli era.”

 

Finite le scuole, andammo al mare, in un paese non distante dai miei parenti, per poter essere vicini.

La terra tremò di nuovo!

Non riesco a descrivere la sensazione che provai: istinto di fuga, non importa dove, quando la terra si muove sotto di te, non capisci più nulla. E’ peggio di un’alluvione, peggio di un incendio. Perdi ciò cui istintivamente ti aggrappi in ogni caso disperato, la stabilità, la sicurezza del tuo essere fermo in un luogo preciso. Ed il terrore resta dentro per anni e anni. Forse per sempre.

 

Ora va tutto bene: i bambini sono cresciuti, si sono sposati, ed hanno altri bambini. Ci scriviamo sempre, ma ormai non ci vediamo più. La nonna è morta, e anche suo fratello; vittima del terremoto anche lui: morì di dolore, quando la casa della sua famiglia fu spianata dalle ruspe.

 

In quel lontano 1976 rimasi più che altro sbalordita, esterrefatta. Ora, ripensandoci, divento furiosa. Ripensando alla tragedia, ai lutti, a ciò che NON riuscì ad insegnare. 

 

“Quel tragico 6 di maggio 1976.”

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Specchi dell’Anima

Specchi dell'anima - immagine di copertina

Poesie di Maristella Angeli

 

Meravigliosa.

Ho ritagliato dalla copertina la sola immagine, perchè devo raccontarvi una storia. Una storia di Poesie, che ha come protagonista questo Disegno.

Ero comodamente distesa sul divano, in una tranquilla serata in Montagna e sfogliavo il libro di Maristella, chiedendomi cosa volesse comunicare con le sue “strane” poesie. Alcune sì, le capivo perfettamente, in altre mi sfuggiva il senso compiuto… finchè non osservai la copertina. Mi soffermai sul disegno, sulle sue volute, i suoi colori, gli strani percorsi della matita (o del pennello) che tuttavia formavano un’immagine perfettamente chiara. Corsi a prendere i libri di Sandro: anche lì, le copertine, erano di Maristella: ed improvvisamente capii.

Le sue poesie erano particolari, simboliche, originalissime e con uno stile tutto suo personale, proprio come i disegni, i dipinti. A volte perfettamente chiare, a volte con un significato nascosto, a volte da osservare da lontano, per non perdersi nel particolare, ma “sentire” il senso dell’insieme.

Maristella dipinge anche nelle sue poesie. Non bisogna soffermarsi sulla parola, sul tratto, ma osservare con il cuore. Se non basta una volta, si riprova. I suoi libri non sono da leggere come un racconto, ma da sfogliare, prendendo le pagine a caso, per poi unirle insieme, a volte, a volte no. Mai fermarsi al titolo, cercare un nesso: se c’è si mostrerà da solo.

Brillano come stelle, e spesso, come le stelle formano disegni, costellazioni, oppure restano solitarie e splendenti.

Riflettono un’anima, i suoi moti, le sue sensazioni, non sempre pensieri formati al completo, ma schizzi tracciati con una linea di colore, con più colori sovrapposti. Perchè un’anima è così, con mille sfaccettature.

Non ho la pretesa di essere entrata nel profondo mondo interiore di Maristella: ma ho compreso l’essenza del suo comunicare. Almeno, a me. Altri la troveranno diversamente, per la loro strada. Ma io sono felice di aver scoperto un’altra anima che sa aprirsi come un fiore, e, come un fiore, regalare gioia.

 

                                  Rosella

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Così ci presentiamo al mondo

Poesie di Roberta Bagnoli

così ci presentiamo al mondo - copertina

Ed ecco finalmente la Grande Roberta. Grande come poetessa, intendo. Non per nulla questo libro ha meritato ben tre Recensioni: una di Gavino  ,  una di Silvana, una di Sandro   . Non ci sono solo i poeti, a disquisire sul poetare, ma anche un narratore d’eccezione, che solo recentemente ho scoperto poeta. BRAVI. Tutti quanti

Io invece voglio parlare di Roberta: è una persona gentile, affettuosa, cordiale, che quando trova un’amicizia la coltiva e la mantiene. Esuberante, e, allo stesso tempo, discreta. Una persona di piacevole compagnia, colta, dai molti interessi.

Le sue poesie esprimono tutto questo. Io non le trovo “facili” , non potrei consigliarle a chiunque, spesso devo leggerle più di una volta per comprenderle appieno. Ma esprimono la sua forza d’animo, il suo bel carattere, la sua speranza in un mondo migliore. Roberta non si ferma davanti a nulla, ed ha molto coraggio: le sue poesie non sono rivolte a temi “facili”, ma affrontano argomenti di scottante attualità, tormenti dell’animo, dolori, ricordi di persone importanti… e anche gioie, bellezze, felicità. E’ un’autrice completa, sotto ogni punto di vista.

Non solo il suo libro è venuto in montagna con me, c’era anche lei! Ha scelto il Piemonte invece del “solito” Trentino (scusami Giovanna, sai che io amo tutte le Alpi, ma le mie… sono mie!) e si è ritrovata a pochi (montanari) passi dal mio residence. Perciò le belle foglie di Irene hanno potuto chiacchierare amabilmente con Pini, Abeti, Larici, Betulle, Ginepri, Acacie, e Roselle. A Luglio, delle Rose selvatiche sono rimaste solo le foglie: i fiori sono caduti, e le bacche non ancora formate. Ma restano orchidee, campanule, margherite, camomilla, viole del pensiero (piccine piccine…), trifoglio piantine grasse rosse o gialle, anemoni. In Montagna le stagioni si mescolano, si confondono, gicano a rincorreris: in un angolo è primavera, perchè all’ombra, magari vicino a una sorgente, in un altro, più soleggiato, è estate; dopo una pioggia, tra i pini nascono funghi autunnali e bucaneve,quasi fosse inverno.

Spero che fiori e foglie si siano raccontati molte storie, sussurrando dolcemente; storie che Roberta muterà in poesia, ed io, forse, in un racconto.

Torna presto a trovarmi, Roberta: magari con un altro libro!

                            Rosella

 

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Le Voci di Nike

Romanzo di Silvia Maria Elena Damiani

La Nike di Samotracia - La Vittoria Alata

 

Appena sento, o leggo,  il nome Nike, il mio pensiero corre a questa magnifica statua, che al museo del Louvre accoglie i visitatori ai piedi di una duplice scalinata. Nessuna foto le rende giustizia. E’ un capolavoro talmente affascinante che non si può fare a meno di restarne in contemplazione, estatici. Sognando la bellezza che ebbe un tempo. Perchè ci è precluso vederne il viso, le braccia protese? Perchè il Tempo è stato così beffardo, da lasciarci una traccia, ma non l’intero soggetto?

Il Tempo.

Questo concetto, forse può collegare la trionfale e superba immagine di Vittoria, alla Nike di Silvia, personaggio triste, tremante, debole e spaurito. Una ragazzina schiacciata dal Fato, da cui si pretendono azioni impossibili. Eppure potrebbe diventare anche lei la vera Vittoria

Sulla trama del libro non vi dirò più nulla: vi rimando alla mia  Recensione  su The Magical World.

E mi raccomando: i complimenti vanno a Silvia, capace di far sognare… e ritrovare ricordi che per me sono speciali.

Sono stata a Parigi due volte, e, ovviamente, due volte al Louvre. Molte volte, tornando in luoghi che ci hanno tanto affascinati, si prova una cocente delusione… La prima volta, ero ancora una ragazzina, capivo poco il francese, rimasi ammirata da una Parigi che sembrava proprio quella dei vecchi Film.  Quando ritornai,  rimasi male impressionata dall’eccesso di modernismo che l’aveva travolta. Quella piramide a punta in mezzo al Louvre non mi è mai piaciuta; in compenso il museo era ancora organizzato come vent’anni, cent’anni prima: a pandemonio. Non ho più voluto tornare. Se qualcuno c’è stato di recente, forse potrà darmi un’impressione diversa.                                      

                 Rosella

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PannALimone

 

PannaALimone - copertina

 Poesie di Tinti Baldini e Flavio Zago

  Non è una bellisima copertina? Un’immagine capace di evocare squisitezze letterarie?

Ero in Montagna, negli ultimi giorni di vacanza, intenta soprattutto a godere il sole finalmente ricomparso dopo la neve di Ferragosto. E con questo libro in mano sognavo Sorbetti al Limone e Panna Montata, per provare l’accostamento dolce-aspro, tiepido-fresco.

Non era solo la copertina a farmi sognare, e fantasticare. Le Poesie avevano in sè proprio qualcosa che le contraddistingueva, in questo modo.

Tinti la conosco ormai da molto, so come possa passare da dolcezze infinite a frasi dure, taglienti, sempre con grazia innata, e grande educazione. Flavio è stata una piacevole scoperta; dovrò rileggerlo, perchè non sempre è facile da comprendere.

I due autori hanno questo in comune: una poetica da studiare, che invita a riflettere, che va letta attentamente, più volte, per corglierne i molteplici significati che si sviluppano attraverso parole sapientemente curate, mai inserite a caso.

E’ stato bello, leggerli al sole, sogando agrumi profumati, e dolce, morbida panna. Mi hanno acompagnata in giorni che vedo ormai lontani, aggiungendo un incanto speciale alla bellezza  di un luogo dove la panna abbonda (e che panna!). I limoni non troverebbero certo un clima adatto a loro, ma i sorbetti non mancano mai.

Complimenti anche agli autori delle prefazioni. E’ curioso che ancora non ci siano belle Rensioni su Poetry & Literature. Forse me le sono perse?

Poco importa. Questo è un omaggio a due bravissimi scrittori, e ad un libro inconsueto, in cui due poeti non hanno timore di mettersi a confronto, consapevoli delle loro affinità e delle loro differenze.

BRAVI !!

                          Rosella

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Profumo d’Incenso

Romanzo di Valentina Bellettini

 

Gli Dei Egizi mi hanno sempre affascinata. In realtà l’intera Civiltà Egizia ha sempre avuto per me un fascino particolare.  Grandi artisti e filosofi i Greci, eccellenti ingegneri i Romani, misteriosi e naturalisti i Celti, ma gli Egizi… cos’avranno mai di tanto curioso che riesce a prendere e catturare l’attenzione dopo migliaia e migliaia di anni?

Escudendo ipotesi extraterrestri (sono una scienziata, io: scrivo di magie, sì, ma non sono tanto folle da crederci!) resta per me un’unica deduzione: erano una civiltà avanzata, incredibilmente complessa e completa, capace di grandi cose, con un forte senso della spiritualità, ed eccellenti abilità pratiche. Astronomi straordinari, avevano inventato il calendario perpetuo, riconoscendo che i moti della Luna sono più affidabili di quelli del Sole.

Mi sono sempre chiesta: ma tutti questi dei, erano per loro vere divinità, o solamente leggende e immagini da trascrivere sui muri? Il libro di Valentina mi ha spinta a fare una piccola ricerca. Non è la prima: non scordate che qui a Torino con gli egizi abbiamo un feeling particolare! Da quanto o letto, e visto, la Religione Egizia subì molti cambiamenti nel corso dei secoli, inoltre presenta un così alto numero di divinità, perchè in origine ogni villaggio aveva i suoi dei, che, poco alla volta fecero conoscenza tra loro. Però la fede doveva essere molto forte. Mi sento di dire questo, perchè il culto dei morti era molto sviluppato, e la religione prevedeva una lunga vita dopo la morte fisica. Invece i Greci bruciavano i loro defunti, ed immaginavano un Ade tetro e senza speranza. Molta filosofia, e poca religione. I Romani, presero un po’ di tutto, quel che faceva comodo, per loro andava bene.

Mi accorgo che sto divagando: ma un libro Fantasy che parla di Dei e Miti Egizi, portandoli qui accanto a noi, come se fossero sempre stati nei paraggi… ebbene, mi ha lasciato un ricordo che difficilmente qualsiasi mondo esistito solo nell’immaginazione dell’autore riuscirà a superare.

Ho voluto fare perciò un piccolo omaggio a Valentina.

Per i dettagli sul suo bellissimo libro vi rimando alla mia Recensione su The Magical World                                       

                 Rosella

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Nel silenzio dei rumori

Poesie e pesieri di Gavino Puggioni

nel silenzio dei rumori - copertina

Visto che bella copertina?

E non la sola bellissima illustrazione che compare in questo libro. Dovrei parlare delle Poesie e dei racconti? Vi rimando alla mia Recensione .

Un Blog è come un diario: si scive quando si ha qualcosa da dire. da ricordare. E in queste giornate di ottobre, ormai presa ed assorbita completamente da quella che sarà la routine di tutto l’anno, Gavino mi ricorda ancora una volta le mie belle montagne, il verde, il silenzio, la magia delle vette, lo scorrere del torrente, la nebbia che crea fantasmi, perchè nasce tra i pini, una piccola cinciarella che aveeva battuto contro un vetro, proverina, e chiamava disperata !aiuto, aiuto” perchè aveva paura a volare da sola, per raggiungere il suo nido tra i pini, non osando lasciare il balcone. Siamo stati ad osservarla in apprensione per quasi venti minuti, poi, finalmente, una voce più forte l’ha chiamata: e la piccola ha preso coraggio, ed ha spiccato il volo, per arrivare a casa.

Gavino, come tanti altri di voi, saprebbe farne una poesia: io no, non sono tanto brava.  Aspetterò, che qualcuno racconti la storia.

                                          Rosella

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Ai riflessi d’una luna d’opale

 

Poesie di Graziella Cappelli

minimal.

Questo è il titolo della collana in cui è stata inserita questa silloge della nostra Graziella. Sono andata a cercarne una definizione :

le opere appartenenti a questa corrente hanno come caratteristica l’utilizzo di un lessico formale essenziale, le opere sono composte da pochi elementi, i materiali in alcuni casi derivano da produzioni industriali, alcune delle matrici formali sono la geometria, il rigore esecutivo, il cromatismo limitato, l’assenza di decorazione, l’assenza di un riferimento allegorico. Il risultato è oggettuale. Oggetti geometricamente definiti, formati dalla ripetizione e variazione di elementi primari, forme pure, semplici.

In effetti il libro si presenta con una copertina molto semplice, ed io ho voluto sovvertire l’incanto con una immagine ricca e blillante. Tutto l’opposto. Perchè non è la copertina che fa un libro: è il contenuto.

Le poesie di Graziella sono, effettivamente, minimal: molto diverse da quelle che ho letto nella raccolta “Oltre i passi lo sguardo”. Sono stranamente secche, essenziali, scarne; non concedono nulla all’interpretazione, si rivelano e basta. Minimal sono anche la maggioranza degli argomenti, dei pensieri che esprimono la sofferenza di un’anima sensibile e dolce costretta in una vita frenetica, senza spazio per i sogni, le speranze, gli affetti, la natura. Una vita minimal.

Ormai le nostre città sono per lo più così, lo è anche il nostro cuore?  Mi permetto di citare un brano tratto dalla poesia “Natale”:

 

“Cantano le casse

del supermercato

il bue

è in offerta

estinto l’asinello

il Bambin Gesù

l’hanno adottato

a distanza.”

 

Conosco molte persone che vivono così. Una vita minimal, nella quale soffocano pimpanti e frenetici. Ma… la Felicità, si è estinta anche lei?

Vi invito a leggere le belle recensioni di

Tinti  e  Roberta                

                                    Rosella

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Le Api di Paulette

Racconti di Sandro Orlandi

Le Api di Paulette - Copertina

Dopo due poetesse, toccava ad un narratore, dopo due signore, è anche giusto fare spazio a un signore, il nostro Sandro, già mio ospite con “L’odore del pane”.

Anche questo libro è stato letto in montagna, ha visto api vere, e barattoli di miele d’ogni forma e colore, dai millefiori di 5 Kg  ai piccolini di tiglio, acacia, rododendro, molto selezionati e molto chich.

In questo blog non intendo certo ripetere quanto ho già scritto nella mia Recensione   , ma chiacchierare un po’ sul perchè il libro mi è piaciuto. 

Ci sono 5 Racconti

  • Il Vestito Rosso
  • Fortunata
  • Le Api di Paulette
  • La Cornice
  • Il Carro

Il mio preferito è senz’altro le Api di Paulette. Perchè parla esplicitamente di magia, delle paure che essa suscita, della solitudine che inevitabilmente accompagna chi è anche solo sospettato di avere un  qualche tipo di Potere magico. Mi piacciono le storie che travalicano la realtà, che mostrano pura immaginazione, che ci fanno sognare. Gli sciocchi non hanno immaginazione, nè capacità di sognare. Sognare fantasie fantasiose, intendo. Cose mai viste.

Eppure, Sandro mi ha confidato che due racconti sono tratti da storie vere.  Qui abbiamo, evidente più che mai, la sua esperienza narrativa, la sua capacità di avvolgere con un alone di magia il quotidiano, il vissuto di ogni giorno.  Il sapere che si tratta di vicende realmente accadute mi ha fatta però profondamente riflettere: la realtà, con le sue coincidenze assurde, con le sue miserie, i dolori che colpiscono alcune persone tante, troppe volte, riesce a superare persino le fantasie di un creatore di incubi. La vita è malvagia? Sandro non la vede così. La vita è magica, può essere magica, se noi riusciamo a trovarne il senso, a percepire il suo sottile intrigo, quasi un gioco.

Purtroppo, quando la vita si fa troppo dura, quando sembra che che i guai ci caschino addosso come fulmini, uno dopo l’altro, proprio come in una tempesta, si offusca la luce. La luce della ragione. E non si riesce più a pensare, immaginare, creare.

Leggere come la vita possa essere SEMPRE una magica avventura (come direbbe Peter Pan) aiuta. Aiuta a riflettere sulla nostra caducità e sul nostro orgoglio, riduce l’assurda pretesa di voler essere al centro dell’Universo. Siamo granelli di polvere.

Però, che magnifica esperienza, sentirsi polvere capace di sognare.

 


Invito tutti anche a leggere la bella Recensione di Roberta 
 

                               Rosella

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