UN QUADERNO BLU

giugno 6th, 2010 | Posted by lara swan | Category: Narrativa18 Comments

 

“Signora Spencer, le ho portato il caffè!” trillò Milly davanti al cancello.
“Mia cara, entra!” la invitò la vecchia dai capelli candidi raccolti in un morbido e soffice chignon agitando la mano inguantata che serrava le cesoie mentre con l’altra tratteneva il gambo di una rosa scarlatta.

“Come stanno i fiori? E le peonie?” si interessò allegramente la ragazzina cercandole con lo sguardo.
“Fiorite. Sono un amore – mormorò estasiata – sembrano rubini…”

Appassionata di fiori, li trattava come figli. Elargiva loro carezze e dolci monologhi. Amava trascorrere molto tempo nel giardino grande quanto un fazzoletto, ma ricco e pieno di colori.

Una bassa e fitta siepe racchiudeva i suoi preziosi gioielli. Due colonnine bianche affiancavano il cancello in ferro battuto che con i suoi arabeschi svettava verso il cielo fiero nell’abito nero, orgoglioso di trovarsi in mezzo a tanta fragranza.

La vecchia casa fatta di sassi e rabberciata alla meglio sembrava uscita da un antico libro di fiabe. Si ergeva solitaria sulla collina immersa nel verde di alte querce e betulle.

Le persiane verdi a braccia spalancate offrivano alla vista meravigliosi vasi di gerani grondanti di fiori. Le piccole finestre occhieggiavano curiose nel loro vestito di pizzo traforato, mentre sul tetto bianche colombe sostavano tranquille prima di riprendere il loro peregrinare.

Gli abitanti del paese più volte avevano cercato di convincere la vecchia signora Spencer a trasferirsi a valle, ma la risposta negativa arrivava ogni volta in modo elegante e deciso.

Viveva in compagnia dei suoi ricordi e dei suoi due gatti e così voleva morire.

“Milly, cara! Da tempo desidero farti un regalo”

“Un regalo?” ripeté sbalordita sgranando gli occhi scuri.

La vecchia annuì sorridendo tentennando la bianca chioma.

“Aspettami qui, vado a prenderlo. So che domani parti così lo porterai con te”

Dopo aver appoggiato le cesoie sulla colonnina a fianco della siepe, si tolse i guanti da giardinaggio, li depose dentro al cesto insieme alle rose recise, prese il caffé dalle mani di Milly e a passo lento si diresse verso la porta pitturata di verde smeraldo sparendo all’interno. Milly rimase senza parole. Intrecciò le mani e pensierosa lasciò vagare lo sguardo su quei fiori delicati. A tratti il vento le portava il profumo dei gigli appena sbocciati o l’effluvio di menta selvatica.
L’animo pieno d’attesa e di curiosità. Chissà cosa aveva in mente la vecchia signora Spencer.

Poco dopo la vide apparire sulla porta con il sorriso sulle labbra, lo sguardo addolcito, fra le mani un quaderno blu.

“Mia cara desidero tu abbia questo quaderno – confidò con voce tremula accarezzando la copertina – te ne faccio dono, so che con te è in buone mani” aggiunse fissandola dritto negli occhi porgendoglielo.

Sulla copertina, l’immagine di un pierrot dagli occhi stupendi, dolcissimi e tristi. Una lacrima di cristallo faceva capolino tra le ciglia nerissime e sembrava voler scendere da un momento all’altro. Fra le dita, un bocciolo di rosa.

“Grazie signora Spencer lo terrò con cura e lo leggerò con passione” la ringraziò Milly facendo scorrere le pagine.

Erano scritte in bella calligrafia, chiara e resa calda dal tratto della stilografica.

Piena di riconoscenza la ragazzina abbracciò la vecchia Spencer. Un leggero e buon profumo di lavanda la investì piacevolmente.

“Milly è tardi, devo tornare alle mie rose – disse la vecchia schiarendosi la voce, poi alzando il mento la congedò – vai cara, ci vedremo quando tornerai il prossimo anno”

Di colpo era cambiata. La vide chinare la testa e rimettersi lentamente i guanti.

“Arrivederci signora Spencer è stato un piacere farle la spesa. Tornerò la prossima estate e ci rivedremo”
“A Dio piacendo” asserì lanciandole una rapida occhiata di commiato poi giratasi, si piegò sui fiori.

Milly strinse a sé il quaderno, felice del dono ricevuto e allo stesso tempo dispiaciuta di dover partire l’indomani e di non vedere più la signora Spencer e i suoi gatti. Corrugò la fronte alzando le sopracciglia.  A proposito dei gatti, come aveva fatto a dimenticarsi di loro? Non poteva andarsene senza vederli almeno un’ultima volta. Anni addietro era stata proprio lei a scegliere il nome, copiandolo dal suo cartone preferito. Li amava teneramente e ogni volta che doveva rientrare in città era un dolore lasciarli.

“Signora Spencer non posso andarmene senza aver salutato Duchessa e Romeo – esclamò preoccupata e dolorante cercandoli sotto le grandi foglie di una calla – non li vedo…”
“Sono in casa a far le fusa – la tranquillizzò bonariamente – aspetta li chiamo… Duchessa! Romeo!”

A quel richiamo come per incanto dalla porta apparve Duchessa. Una splendida gatta dal pelo lungo e bianco come panna. Avanzava con passo indolente e portamento regale muovendo la coda. Un muso dolcissimo, lo sguardo calmo e penetrante. Dietro lei ecco spuntare Romeo, stupendo nel suo manto fulvo, a pelo corto lucidissimo. Le orecchie dritte, lo sguardo vispo e acuto. Nel suo incedere vivace e giocherellone, disegnava semicerchi galanti attorno a Duchessa accompagnandola vicino alla signora Spencer.

Fermatasi vicino alla padrona, iniziarono una danza affettuosa alternandosi nello strisciare il muso e il corpo alle gambe della vecchia.

“Milly parte e vi saluta, lasciatevi accarezzare” ordinò la donna.

La ragazzina si avvicinò prima alla gatta che ferma come una statua di cera, restava in attesa quasi avesse capito. Poi fu la volta di Romeo che alla carezza di Milly rispose raddrizzando le orecchie e puntellando le zampe anteriori stirò la schiena.

“Duchessa, Romeo come mi spiace lasciarvi! Siete due gatti bellissimi, ma tornerò e ci rivedremo, ne sono sicura”promise Milly in ginocchio abbracciando quell’ammasso caldo e morbido mentre un nodo le saliva in gola.

“Saremo qui ad aspettarti mia cara ” sussurrò la signora Spencer.

Milly si alzò, fece un cenno di saluto e a malincuore si incamminò verso il sentiero che l’avrebbe riportata in paese. Sentì la signora Spencer emettere un gemito. Si voltò indietro e la vide ricurva sicuramente su quei batuffoli caldi. Con l’animo pesante strinse ancor di più il quaderno e iniziò la discesa del sentiero.

      —-   —–  —-

Soltanto alcuni giorni dopo Milly, stesa sul letto nel silenzio della sera lontana da occhi indiscreti, ebbe modo di aprire il quaderno blu. Timorosa ed emozionata, le sembrò di aprire uno scrigno. Con il cuore che le batteva come un tamburo, iniziò a leggere.

Mio piccolo tesoro, vieni qui non essere triste, questa sera ti racconterò una storia bellissima. Appoggia la tua testolina sul mio petto. Sì, porta anche il tuo orsacchiotto così ascolta anche lui. Ti racconterò di quella volta quando …

Era il mese di luglio. Una giornata veramente afosa. Quasi mezzogiorno.

La tavola era apparecchiata e un buon profumo di sugo di pomodoro e basilico riempivano la cucina. Le tagliatelle in un angolo del tavolo stavano raggomitolate sulla tovaglia in attesa di tuffarsi nella pentola che borbottava impaziente.

Mia madre ed io aspettavamo tornasse mio padre dai campi. L’ultimo sbuffo del motore cingolato annunciò il suo arrivo. Sorrisi fra me pensando alla sua puntualità. Il suo stomaco segnava mezzogiorno meglio di un orologio svizzero. Mi sorpresi a chiedermi per l’ennesima volta come fosse possibile. Il suo passo stanco e cadenzato sugli scalini della scala esterna mi scosse dai pensieri. Lo  sentimmo sbattere il cappello di paglia contro la ringhiera e lo vedemmo comparire sulla soglia impolverato e sudato.

Sulla camicia a scacchi e sui pantaloni polvere, alcuni foglie e pagliuzze secche. Si ravviò con una mano i capelli sudati scostandoli dalla bella fronte e buttò a terra sotto la finestra il cappello di paglia.

“E’ pronto?” chiese con voce rauca guardandosi attorno.

Il suo sguardo si posò alcuni istanti sul bordo del tavolo e alla vista delle tagliatelle, un guizzo di piacere gli attraversò lo sguardo al suo piatto preferito.

Si diresse verso il lavandino e ancora prima di lavarsi riempì un bicchiere d’acqua e bevve. Una smorfia di disgusto gli indurì i lineamenti.

“Non si beve! – tuonò schifato passandosi il dorso della mano sulla bocca. Mi guardò e in tono perentorio mi ordinò – vai a prenderla fresca!”

Mi irrigidii. Non ne avevo nessuna voglia di andare alla fonte a prendere acqua fresca, proprio mentre seduta al tavolo, mi pregustavo tagliatelle al sugo. Inoltre in casa si stava bene e solo al pensiero di affrontare il sole cocente il mio stomaco ebbe una contrazione dolorosa.

Guardai con occhi supplichevoli verso mia madre, sperando accorresse in mio aiuto e dicesse qualcosa per annullare quell’ordine, ma lei rimase di spalle intenta ai fornelli e non si voltò. Mi alzai con disappunto e preso il bottiglione, uscii.

Madonna che caldo! Per un istante mi mancò il respiro. Sembrava di entrare in un forno. Le forze mi defluirono dal corpo e mi sentii uno straccetto informe. Sarei voluta rientrare, ma non volevo affrontare l’ira di mio padre.

Mi armai di coraggio e scesi adagio gli scalini come fossi un condannato a morte. Lentamente percorsi la breve salita acciottolata combattendo contro il muro di fuoco che mi opprimeva il petto incendiando il mio vestito leggero. Arrivai con sollievo sulla strada asfaltata. Attorno a me campi dorati impreziositi da rubini erano immobili come fossero finti. Solo il ronzio dei mosconi api o il breve volo di sporadiche farfalle tradiva quella sonnolenza.

Cercai di camminare sul ciglio, pestando con i miei sandali leggeri l’erba calda e secca, ma mai torrida come il nudo asfalto. Le tempie mi pulsavano per la stanchezza e il caldo. Lo stomaco vuoto brontolava stringendosi ancora di più.

Dopo circa venti metri a sinistra, nascosto tra il verde, il piccolo sentiero in discesa portava alla fonte. Il cuore mi si aprì di sollievo.

Ad ogni passo mi avvicinavo alla zona d’ombra la quale mi tendeva le sue amorevoli braccia fino a coprirmi con amore. Un po’ di fresco, che gioia! Provai un beneficio indescrivibile alla testa e le tempie rallentarono il loro pulsare.

Mi avvicinai alla fonte. La vegetazione era rigogliosa, viva, brillante.
I rovi pieni di more, si intrecciavano fitti aggrappandosi al tronco degli alberi, i quali, incuranti dei loro artigli allungavano rami vigorosi verso il cielo, mentre quelli più bassi coprivano metà  del sentiero.

Foglie basse e larghissime di un verde tenue uscivano dalla terra umida fra i sassi bagnati. Sembravano di vetro. Si allargavano a ciuffi croccanti e fresche, sul gambo corto e tondo.

Il verde di diverse tonalità  sembrava un acquarello. Tra pennellate tenui e più decise spuntavano fiorellini viola, mentre a guardare bene, piccole gemme sbucavano timorose aprendo gli occhi su quella freschezza.

Il gorgoglio dell’acqua rompeva il silenzio.

Parlottava fra sé emettendo suoni armonici, dolci, limpidi. Un soliloquio continuo, un canto mesto eppur travolgente, vivo, palpitante, cristallino. Un angolo fuori dal mondo, un ritaglio di giardino incantato.

Mi sentii immersa in una fiaba. La testa leggera i pensieri spariti. Non mi sarei meravigliata se le farfalle bianche si fossero tramutate in piccole fate dalle ali trasparenti e se dai cerchi dell’acqua avessero preso forma fiori di cristallo, felici nei loro contorni eterei.

Osservavo stregata, lasciandomi trasportare dalla fantasia mentre un’emozione leggera, mi avvolgeva e mi riempiva l’anima come fosse la prima volta. 

Mi scossi dalle fantasticherie quando vidi davanti a me, nascosto tra il fitto fogliame, il grosso tubo uscire dalla terra e il suo getto d’acqua sgorgare impetuoso riversandosi nella vasca rettangolare di cemento.

La vasca era piena e l’acqua fuoriusciva dai bordi rivestendola di luce. Le pareti interne, ricoperte di muschio regalavano in superficie riflessi bellissimi, mentre nascondevano allo sguardo il misterioso fondale.

Alcune foglie secche galleggiavano spingendosi le une alle altre restie a lasciare lo specchio d’acqua.

Un profumo d’erba bagnata, terra umida, menta, mi arrivava alle narici donandomi una sensazione di freschezza meravigliosa. Quanto avrei voluto sedermi e crogiolarmi in quell’incanto! Guardai a terra e il terreno impastato, i sassi umidi e viscidi, mi trattennero dal farlo. Sospirai a quella rinuncia, ma potevo fare altro, pensai con un sorriso. Appoggiai il bottiglione sul sasso e libera come una libellula, immersi le mani nell’acqua. Una lama di ghiaccio me le fece ritrarre istantaneamente. Le scrollai per far riprendere la circolazione e senza pensarci due volte le passai di nuovo velocemente sotto il getto d’acqua spruzzando poi le foglie, le more, i rami sorridendo.

Ero felice.

Stupenda emozione di libertà, freschezza sublime, gioia semplice e genuina. Vita nell’acqua prorompente, giocherellona, inondante d’amore.

Strappai alcune giovani foglie di un verde pallido e le lasciai cadere dall’alto sulla superficie d’acqua. Osservai il loro dondolio. Le vidi galleggiare e fluire adagio, sospinte ai bordi dal piccolo gorgo sotterraneo.

Il ronzio di un moscone interruppe il mio gioco riportandomi bruscamente alla realtà. Sbuffando afferrai il bottiglione, lo misi sotto il getto d’acqua faticando a tenere la mano. Solo con grande sforzo di volontà richiamando tutto il mio spirito combattivo, mi imposi di rimanere istante dopo istante sotto il getto ghiacciato.

Man mano che il bottiglione si riempiva, calava all’interno della vasca mettendo a dura prova anche la mia schiena. I muscoli indolenziti reclamavano mentre le dita della mano rattrappivano leste.

Strinsi i denti cercando l’ equilibrio sul sasso viscido, mentre le gambe si irrigidivano e mi dolevano per lo sforzo di non muovermi e mantenere la distanza dal bordo della vasca dove l’acqua continuava a fuoriuscire silenziosa.

Quando non ne potei più, estrassi il bottiglione e lo appoggiai a terra accanto ai piedi. Le mani era rigide e fredde. Scrollai le dita cercando di riattivare la circolazione e le sfregai una all’altra. Mi stiracchiai.  Dopo qualche minuto tutto tornò alla normalità e purtroppo alla realtà.

Era stupendo trovarsi in quella perla verde, fresca, melodiosa, magica, da favola. Avevo dimenticato persino i crampi della fame. Sarei rimasta ore estraniandomi dal mondo, ma il volto serio di mio padre era apparso all’improvviso tra i pensieri rompendo l’incanto.

Volli passare ancora una volta lo sguardo sui rami, sulle more mature, sulle foglie croccanti, sui fiorellini viola, sul muschio ai bordi della vasca, sull’acqua d’argento, sui sassi lucidi.

Le mie foglioline, compagne di gioco, erano a terra lambite da un rigagnolo che se ne andava silente perdendosi nel bosco. A malincuore afferrai il bottiglione e risalii adagio il sentiero. Prima di affrontare di nuovo il sole, lanciai un ultimo sguardo alle fronde che nascondevano quello smeraldo incastonato nell’oro.

Dopo alcuni passi, quell’oro mi ghermì con tutta la sua potenza. Camminai sul ciglio della strada. Istantaneamente il bottiglione si appannò e iniziò a sudare.

Piccole gocce scesero lente lungo il vetro disegnando ghirigori. A causa della mia andatura traballante per il peso, le goccioline scendevano scomposte ricamando il vetro spesso e verdognolo.

Lasciai la strada asfaltata e con un sospiro scesi la breve discesa acciottolata. Il bottiglione vacillò fra le mie dita rattrappite, stanco di trovarsi sotto il sole intimorito dalla mia presa che si allentava ad ogni passo.

Il dolore alla mia schiena si era fatto più acuto e anche il mio stomaco brontolò sonoramente facendo sentire il suo disappunto. Con un ultimo sforzo di volontà salii fiaccamente gli scalini.

Finalmente dopo quello che mi parve una eternità riuscii a posare il bottiglione sul tavolo. 

“Quanto ci hai messo! – grugnì mio padre incupito afferrando il bottiglione e versandosi l’acqua nel bicchiere. Mi strinsi nelle spalle e senza dire una parola lo vidi bere avidamente. Come per incanto la sua espressione cambiò repentina. Il suo sguardo brillò – questa sì che è fresca!”

Sospirando mi lasciai cadere sulla sedia, stanca, affamata, ma felice.

Negli occhi la bellezza di un giardino verde, nelle narici il profumo di erba bagnata e menta, nelle orecchie il gorgoglio dell’acqua, nella mente figure di fate e fiori trasparenti.

Un angolo meraviglioso, invitante, unico, un piccolo gioiello della natura che mi aveva estasiato e regalato un momento di serenità.

… … … 

Milly sorrise beata. Che storia meravigliosa! Le palpebre pesanti e l’ora tarda la fecero desistere dal continuare la lettura. Strinse al cuore il quaderno blu della vecchia signora Specer, mentre il pensiero volò alla casa sulla collina, ai gatti, al giardino, ai gerani, ai piccioni a fate incantate e fiori d’argento…

Lara Swan

 

18 Responses to “UN QUADERNO BLU”

  1. giovannidesimone Says:

    Lara, la Sig.ra Spencer ha regalato a Milly un quaderno favoloso e tu l’hai regalato a noi. Grazie

  2. magic Says:

    Carissima Lara, amo così tanto i tuoi racconti che, fosse per me, ne farei dei film o telefilm per la tv. Sei brava davvero ed è una gioia leggerti!
    Benvenuta in Word e complimenti per il tuo nuovo bellissimo sito!

  3. lara swan Says:

    ciao Giovanni, sono contenta ti sia piaciuto…
    grazie
    un salutone
    lara

  4. lara swan Says:

    cara Magic, ti confesso un segreto…
    quando iniziai questo brano, avevo pensato a un film di cartoni animati e infatti il prologo della signora Spencer si presta bene a ciò… all’interno poi ho inserito un brano autobiografico…
    avevo pensato che nel quaderno blu ci fosse la vita della Signora Spencer e via via che milly leggeva veniva rivelata la sua vita…
    così i brani autobiografici che ho postato nel “il volo del cigno” ( un mare d’oro… non ebbi il coraggio di tornare, io esisto ecc..) inizialmente erano tutti usciti da quel quaderno… ci sarebbe voluto un lavoro immane per legare il tutto e dare un finale adeguato … ma altri impegni mi hanno preso fra questi il mio primo romanzo .
    sai avevo pensato a una serie come quella di candy candy ogni episodio un brano… diciamo che era un mio sogno.
    grazie del bellissimo disegno. sei adorabile!
    un abbraccio
    lara

  5. Roberta Bagnoli Says:

    Carissima Lara che gioia averti qui! Complimenti per la veste azzurra e luminosa, ti sta bene e grazie per l’incantevole storia che ci hai donato. Concordo anch’io con il parere di Valentina….chissà forse potresti davvero riprendere il progetto e realizzare il tuo sogno, te lo auguro con tutto il cuore. Un abbraccio affettuoso.
    Roberta

  6. Gwendydd Says:

    Ciao Lara.
    Il quaderno blu si è aperto per noi in una veste davvero speciale.
    Ora attendo, pian piano, che ci regali altre emozioni da Fiaba.
    Un Magico Augurio.
    Fata Rosella

  7. graziellacappelli Says:

    Cara Lara, ho letto il tuo racconto e mi sono commossa. Il tuo modo di descrivere la natura mi affascina, si avverte un grande amore e dolcezza.
    Grazie per questo bellissimo racconto. Affettuosi saluti Graziella

  8. robertabagnoli Says:

    Cara Lara concordo pienamente con Valentina, mi piace la tua penna leggera che sa toccare le corde intime del cuore con stile e profondità di sentimento. Sono contenta di averti qui in questo nuovo angolo di mondo e complimenti per la “veste”, trovo che ti sta molto bene. Ciao carissima e buon proseguimento, continua a sognare….non arrenderti, a volte i sogni diventano realtà. Un caro abbraccio.
    Roberta

  9. lara swan Says:

    carissime Roberta, Gwendydd, Graziella… che dire?
    sono commossa dal vostro entusiasmo e dai vostri bellissimi commenti…
    grazie di cuore!
    :)
    a presto…
    lara

  10. paolo musolino Says:

    Lara, Carissima Narratrice, il tuo modo di scrivere è stupendo.
    Attraverso questo scritto sei riuscita addirittura a superar te stessa ( e te lo dico con il cuore).
    Sembra di vedere veramente quella cara e “sensibile Milly” o ” Lara”
    bhe che importa, forse è lei che vive in te!
    Complimenti ancora, continua così… sempre.
    Un bacione
    Paolo M.

  11. lara swan Says:

    ciao Paolo, emozionanti le tue parole…
    grazie grazie grazie…
    un abbraccio
    lara

  12. barone-rosso Says:

    Lettura molto piacevole.
    Scorrevole e con buon ritmo. Letterariamente di alto spessore:-)

  13. liuspike Says:

    Ottimo, un racconto dentro un altro racconto, così pieno di particolari tanto da poter spiegare tutte le motivazioni che spingono la signora Spencer a scegliere di vivere in quella casa.
    Ciao, liù

  14. barone-rosso Says:

    Torno a rileggerti volentieri, in attesa di nuove pagine tutte da gustare.Un caro saluto:-)

  15. barone-rosso Says:

    E’ bello il tuo scrivere:-)

  16. lara swan Says:

    barone rosso, grazie per i tuoi bellissimi commenti che mi lasciano senza parole…

    un sorriso, lara

  17. lara swan Says:

    ciao liù, sono contenta ti sia piaciuto questo mix di fantasia e realtà…
    grazie del tuo commento
    ciao, lara

  18. barone-rosso Says:

    Sempre in attesa della tua “verve” che arricchisce i tuoi scritti:-)

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Featuring WPMU Bloglist Widget by YD WordPress Developer