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Silloge poetica "Il mondo sottosopra" di Maristella Angeli

"Il mondo sottosopra" poesie di Maristella Angeli

Maristella Angeli

Il Mondo sottosopra

Rupe Mutevole Edizioni 2010

Collana – Poesia

Isbn 978-88-6591-028-3

pagg. 106

Euro 10,00

distribuzione@rupemutevoleedizioni.com

Recensione a cura di Roberta Bagnoli (scrittrice)

Cosa spinge un poeta a scrivere? Quale la molla, segreta e istintiva che mette a nudo la sua anima? Quale la ragione essenziale e legittima che fa vedere, nel caso della nostra Autrice, il “Mondo sottosopra”? Alle prime due domande non è facile rispondere, si rischia di cadere nel banale, si rischia di dare delle risposte approssimative e superficiali che non sveleranno mai quel che di magico c’è nel cuore di un poeta: “l’anima poetica”, appunto, la “poesia” che non è mai uguale per nessuno: ognuno ha il suo stile, il suo personale metro percettivo, il suo occhio lungimirante e quando è “vero” si sposa all’universale, dando alla voce del singolo autore una sicura assonanza, un’assonanza che diventa un canto naturale, udibile e comprensibile a tutti. Questo preambolo è necessario per parlare, in modo appropriato e meritevole, dell’Angeli e per arrivare a sviscerare il senso della terza domanda, palese e dichiarato dalla stessa Maristella nel suo libro: “Il mondo sottosopra, titolo che indica il desiderio di poter sconvolgere, invertire i canoni, il tempo, il passato e il presente, ciò che è razionale in contrapposizione con l’irrazionale: il non tempo, lo spazio infinito, il sogno, l’immaginario, la fantasia.” Come potete comprendere è un “desiderio personale” per molti discutibile e d’acchito, persino impossibile. Ma per il Poeta l’impossibile diventa possibile, e la nostra Autrice ha questo grande dono: sa andare oltre, sa guardare in faccia il dolore, lo vive e lo sperimenta come una calamità insopportabile, ma attraverso la propria fantasia, il proprio ripiegamento interiore, la propria forza emotiva e poetica riesce ad accettarlo, riesce a metabolizzarlo in versi d’autentico e profondo lirismo. Perdere un genitore, specie la madre, non poter godere più della sua costante presenza, non averla più come corpo fisico ed amorevole getta il cuore nel lutto della perdita, fa sentire la carezza della morte, quell’oscura presenza che sconvolge tutti e pure il Poeta non ne è immune. Anzi più di altri la sente, la scrive e ne porta dentro il freddo respiro. La vita ha in sé la morte, questa è la cruda ed equa realtà per tutti, ma quando si giunge a “vederla”… i discorsi, le frasi fatte, le semplici parole servono a ben poco. Si rimane soli, schiacciati dal peso, come sola e indifesa si è sentita l’Angeli, al punto di voler “stravolgere” il tempo, di voler annullare quella realtà dura ed ingrata. E l’Autrice, ben sapendo che indietro non si può tornare e che ci è concesso solo andare avanti, si affida con forza e coraggio alla sua amata creatura: la Poesia, il suo grande cuore pulsante, la sua arma magica che la porta dopo un lungo travaglio ad anestetizzare quel “forte e sordo dolore” fino a lasciare il posto ad una “quieta e umana” accettazione per la perdita subita. Maristella attraverso poesie “luminose e sofferte”, con stile asciutto ed incisivo, ci fa toccare con mano il suo dolore, ci offre una risposta dolce e consolatoria, ci fa intravedere la presenza di un dopo, ci conduce verso una porta invisibile che si apre e dona nel silenzio taumaturgico un orizzonte di luce, una carezza di pace. Io l’ho sentita scendere in me, velata, impalpabile come un sonno di quiete, non un oblio fuori coscienza, ma un tocco impalpabile, accompagnato da un sereno risveglio, di chi ha visto e saggiato il dolore, di chi ha in sé il respiro della vita, di chi ha la certezza che l’amore vince su tutto, anche sulla morte e che tutto ha una sua “funzione ed uno scopo ben preciso”. Noi umani, imperfetti e limitati, vediamo solo la superficie, una minuscola parte, il tutto ci sfugge, ma il Tutto esiste e Maristella ne ha la percezione, lo sente nel suo cuore, accentuato dalla sua sensibilità e dilatato dall’evento tragico che l’ha colpita. L’autrice segue il suo forte bisogno interiore, lo asseconda, lo esaudisce per riemergere alla vita e cerca con la sua naturale semplicità, con il suo candore manifesto che la contraddistingue di “raccontarcelo”, di condividerlo con noi, nel modo più consono alla sua anima: Poesia struggente che dipinge con pennellate vive, con rintocchi d’anima ferita, con impressioni vivide che portano ad una riflessione, ad un’intima lacerazione, a sentire come il dolore, se accettato e “vissuto nel tempo” possa conciliarci con la vita, possa anche farci “ribaltare”, esorcizzare quel “Mondo sottosopra” che tanto ci ha angosciato. Questo è l’intimo e chiaro messaggio che ho sentito, che ho intuito tra le righe del suo “libro cuore”: i versi coincidono perfettamente con le pieghe della sua anima trafitta e poi rinata, diventando note di canto struggente e poi di tenera luce soffusa. Concludo il mio discorso riportando due poesie, tutte non posso e me ne rammarico, e ringrazio con affetto la cara Maristella per la fiducia che mi ha concesso e l’emozione grande che ho provato nel leggerla e invito voi , cari amici a leggere “Il mondo sottosopra” per “sentire” con il cuore quello che ho “sentito” io. Grazie, sempre per la vostra gentile attenzione.

Roberta Bagnoli

Il Mondo sottosopra

Una stoffa tinta di giallo

come mimosa in fiore

il batik che delinea

forme asimmetriche

aggiungo il blu

degli occhi di sogno

una goccia di nero

pupilla che fissa

ribaltata l’immagine

sulla retina della mente

il mondo sottosopra

all’incontrario il tempo

per tornare a vederti

mamma

La Morte

Un andare lento

sommesso il pianto

lacrime di ghiaccio

lacerano la carne

battito aritmico

getto impetuoso

un Niagara i ricordi

chiesa la mia anima

accoglie la preghiera

e l’amore subissa

il tempo e lo spazio

Maristella Angeli

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MARISTELLA ANGELI

IL MONDO SOTTOSOPRA

Rupe Mutevole Edizioni 2010

Collana – Poesia

Isbn 978-88-6591-028-3

pagg. 106

Euro 10,00

distribuzione@rupemutevoleedizioni.com

Il Mondo Sottosopra

(di Maristella Angeli)

Recensione dello scrittore Sandro Orlandi

E’ un nuovo inno all’amore questa raccolta poetica di Maristella Angeli?

Certo che l’amore la pervade. C’è quello per il suo compagno di vita, quello per la bambina che nasce, quello per la Natura, a cui l’autrice ci ha ormai abituati, dal momento che è sempre protagonista nelle sue poesie, e c’è quello per le persone comuni che, affrontando giorno dopo giorno la vita, tentano disperatamente di vivere meglio che possono. Ma soprattutto c’è l’amore per la madre che, scomparsa da poco, lascia una ferita profonda e inguaribile nell’anima di Maristella. Una mamma che ci viene descritta pittrice, poetessa, un’artista insomma, ma anche una protagonista irriducibile della vita, una figura materna che è universale e che, come in ognuno di noi, trova il suo posto per sempre nell’anima dell’autrice. Il dolore per la sua morte però è immenso e destabilizza, ma proprio questo fa scattare qualcosa che la poetessa non ha mai manifestato precedentemente nelle sue sillogi. La ribellione! Tra le parole che, struggenti, in un afflato di sentimento davvero coinvolgente e commovente, incantano per la loro bellezza e che hanno del magico, si insinua la voglia di riscatto verso un destino beffardo e tiranno. C’è meno rassegnazione questa volta nei confronti della vita che nega e fa soffrire e che, nella sua ineluttabilità, strappa con la morte la figura della madre, la figura cioè dell’amore vero, assoluto, incondizionato e pertanto insostituibile. La poetessa soffre moltissimo, come del resto soffriamo noi, leggendo il suo dolore, vivendo insieme a lei la straziante assenza di colei che s’identifica con la stessa gioia di vivere. L’autrice mescola il proprio pensiero nel colore del mare e nel colore della nostalgia di un campo di papaveri e fiordalisi. Ritornano i fantasmi del passato, i ricordi funesti di un’infanzia che ha tolto più che regalato, e il tempo delle speranze perduto ormai per sempre, portato via dal vento che contemporaneamente ha portato via mamma Giuliana. Quindi stavolta è un amore che s’impone, non più tanto languido e malinconico soltanto, ma determinato, deciso, spavaldo, coraggioso, in una parola invincibile.  La sfida alle leggi che regolano il tempo e lo spazio si legge spesso tra le righe e la ribellione dell’autrice arriva a voler capovolgere il mondo conosciuto, perché facendolo, mira a capovolgere le spietate regole che la vita ci impone. Sono convinto che tutti noi abbiamo tante volte sperato di tornare indietro, anche solo per poco, di attorcigliare indietro il nastro dei giorni, far procedere il tempo all’incontrario per vincere la morte e, nel caso della Angeli, per rivedere la madre e poter ancora parlare con lei.

Coerentemente è chiaro che l’incanto a cui la poetessa ci ha abituato nelle precedenti sillogi, come pure la ricerca di rifugio e serenità nella magica Natura, sua vera e propria musa ispiratrice, sono elementi velati di disillusione, mentre i contrasti che ne conseguono si fanno evidenti, violenti quasi a tratti, e solo la possente forza vitale della Angeli riuscirà a domare tanto annichilimento interiore.

Così l’autrice si veste di vento, malgrado i pensieri siano in balìa di fitte nebbie e la notte riporti paure da tempo sopite. La luce si contrappone ad un buio minaccioso tra bianco e nero e amore per la prima volta fa rima con dolore. Allora la poetessa alza lo sguardo al cielo, perdendosi a contare le stelle, si eleva alla luna per fuggire una realtà troppo spietata, ma  la luna è a pois, ed  è fredda, anche se ancora riscalda i cuori innamorati. La Angeli sembra disperata nella sua ricerca di infinito e di amore che non muore e ancora una volta chiede aiuto alla sua forza naturale, a quella incontrastata voglia di vivere, malgrado tutto, che la rende invincibile. Nel sentimento profondo e puro verso il proprio compagno ella si eleva al di sopra di tutto e finalmente riesce a sorridere, a risentire il vento soffiare da amico, la luce baciarla come sempre trasformando la voce dell’amore in un iridato arcobaleno che di nuovo e per sempre splende  negli occhi innamorati.

Emanuele Marcuccio nella sua prefazione arriva ad accostare la poetica della Angeli in questa silloge a quella del grande Ungaretti, per musicalità ed essenzialità. Aggiungerei che in questa raccolta l’autrice, per la forma poetica, il respiro interiore, la dolcezza visiva e la notevole vis onirica, a mio avviso si avvicina molto, pur nella diversità, ad un’altra grande poetessa:  Emily Dickinson.

Una silloge preziosa questa della Angeli, che si dimostra ancora una volta e sempre di più una grande interprete dei sentimenti umani e della vita di ognuno di noi.

Sandro Orlandi

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