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Trottole di vento

silloge poetica di Maristella Angeli

Edizioni Tracce, 2012
Poesia – collana “Magister”
pp. 112
€ 11,00
ISBN 978-88-7433-634-
Copertina realizzata dall’Autrice

Per acquisti:

http://www.tracce.org/Angeli.htm

Per richiedere il libro in contrassegno invia una E-mail

alla Casa Editrice: segreteriatracce@gmail.com

Puoi richiedere il libro all’Autrice che apporrà una dedica personalizzata: maris@alice.it

 

Prefazione di Ninnj Di Stefano Busà (poetessa e critico letterario)

Sicuramente si tratta di una tappa decisiva per Maristella Angeli.

Suppongo che questa raccolta “Trottole di vento” rappresenti un capitolo determinante per la sua personale vicenda lirica, certamente, non solo per le immagini liriche fin qui apportate, quanto per la novità e la consapevolezza di un percorso letterario che riconosce la necessità di essere un linguaggio dei sensi: stile, temi e tensioni inclusi in un repertorio che ne fa un autentico valore e matrice ispirativo-comportamentale della sua interiorità

Da questa raccolta possiamo immaginare il percorso dell’autrice, un itinere svelto e in assolta coerenza con quelle che sono le sue forze, i suoi stimoli, le sue asperità interiori, la sua sensibilità, la sua storia personale, di donna, figlia, moglie.

È un libro che sa realizzare felicemente alcuni nuclei linguistici e porli in dirittura d’arrivo per altre e più intense sortite editoriali.

In questa silloge si ritrovano i sentimenti, le emozioni, le amicizie, gli affetti familiari, la solidarietà, l’amore per i suoi cari, per i luoghi della sua infanzia.

Tutto può essere poesia, con quel tanto di distacco che può dare una pennellata di gioia e di malinconia, di memoria o di sensi. Vi sono figure e immagini che dominano i paesaggi, si stagliano alti nell’atmosfera memoriale, come ad es. il ricordo della madre: ”batte il tempo/ impercettibile ai sensi/ in dimensioni divine/ oltrepassa cortine e barriere/ in sospensione/ nell’etere/ là ti ritrovo mamma.” o in questo frammento bellissimo in cui si evince la pacatezza del quotidiano, in un abbandono più sereno e perciò “il pensiero si adagia/ e riposa”.

Il modello indicato dall’autrice è lineare e profondo, non utilizza arzigogoli che appesantiscono il linguaggio. Vi è un’armonia intorno al verso che governa altra armonia, e la trama e lo sviluppo sono senza costrizione, scivolano felici in una loro eterea e compiaciuta bellezza che è lineare e, allo stesso tempo, straordinaria. Qui ne fanno una forza creativa le intermittenze sonore, i flussi di ricaduta della parola che si assottiglia e si dilata, attraverso le varie componenti dell’anima, tutte in grado di trovare figure e direzioni che umanamente si avvertono sin dalle origini il loro meccanismo emotivo: “scalatrice di pensieri/ alla ricerca del cielo” si autodefinisce e, in queste poche parole, vi è tutto l’impulso che fa emergere un full-out implicito nella linfa vitale del suo operare in poesia.

Il libro rappresenta un percorso a ritroso nella memoria. Un tempo sincronico e un altro diacronico, entrambi vivi e partecipi all’avventura straordinaria del vivere, fuori da ogni paradigma, fuori da ogni sviluppo di pensiero che non siano: l’amore, l’amicizia, gli affetti.

Vi si evince una simbologia espressiva che partendo dal quotidiano, si snoda in aperture e linfe di immaginaria fantasia: “idee cavalcano il tempo/ domandolo/ nell’immoto ricordo” (Amaca di vita).

Maristella sceglie una partitura musicale in forma sinfonica e la modella all’intensità sonora di un’atmosfera un po’ surreale, un po’ gnomica, in cui vi è netta la percezione del precario, dell’attraversamento del mondo con mezzi inadeguati, in scialuppe di salvataggio monouso: come in questi versi: “Il vento che avvolge/ come un manto di seta/ accarezza la pelle/ un’amaca di vita/ che culla come madre.” e poi ancora: “Tra le rugiade/ scova i pensieri remoti/ ciò che sfugge allo sguardo/ fissa l’essenza.” (In attesa dell’alba).

L’autrice sperimenta la sua narrazione senza nessuna gabbia formale, con la delicatezza di una nostalgia scanzonata che affina e matura nel tempo, alternandone gli aspetti tematici in una diversificazione lirica evocativa e stringente: “ E poi batte/

                     la notte nei tuoi occhi

                     il buio della profondità/…

                     il sollievo al dolore

                     l’assenza del peso degli anni” (In un attimo)

Non manca nemmeno il riferimento ad un’Entità Superiore, a quel Dio che si trova in ognuno e in tutti coloro che hanno fede nella verità dell’anima.: “Lode al Signore/ il domani/ che si tinge d’amore”

Oserei dire, allora, alla maniera di Saba, questa è una poesia <onesta> una poesia che non interferisce in maniera eclatante nella cultura italiana, ma sa cogliere una sua storia di vita inclusiva di una verità rivelata, di un memoriale lirico che ne accompagna e ne caratterizza l’apprendistato e che verosimilmente è un segno di percorso, di autocontrollo. Ne scaturisce una chiave di lettura intensa e pacificata, senza orpelli, ma con una raggiunta felicità metaforica, in cui la vita fa dire a Maristella Angeli: “il giorno canterà/ la sua nuova canzone” pure se il domani sarà ancora sogno a frantumarsi, emozione a dipanare i fatti del presente e dell’assente. Qualcosa che va oltre noi, nell’aldilà di un proscenio fittizio, quale potrebbe essere il teatrino del mondo.

 

Recensione di Sandro Orlandi (scrittore)

Immaginate di essere dal dottore, anzi, da uno psichiatra-psicanalista. Gli state chiedendo come potete fare per eliminare quello strano malessere che vi prende ogni giorno ormai e che vi tiene in scacco, indebolendovi fisicamente e impedendovi di fare qualunque cosa. Manca l’entusiasmo, gli state dicendo, e vi sentite giù. Ogni mattina che aprite la finestra per guardare fuori vi viene il mal di stomaco, come pure quando sentite le notizie al tg. E poi quel senso di inadeguatezza che vi sorprende quando state in metro, o all’ufficio postale, o tra i colleghi. Insomma: che vi dia qualche farmaco per farvi passare quel groppo che sentite alla bocca dello stomaco, soprattutto la sera, quando vi mettete a letto. Lui vi visita, vi fa delle domande precise e poi vi prescrive…

“Ogni sera, dopo aver visto la tv, al momento di andarvene a dormire – raccomanda il dottore – dovete leggervi almeno tre poesie dell’ultima raccolta della nota poetessa Maristella Angeli, “trottole di vento”, ma con calma, senza fretta, gustandole come fossero delle prelibatezze a cui avete deciso di cedere. Ogni sera, senza mai saltare un giorno, mi raccomando! Poi, quando vi accorgerete che al mattino vi sembrerà esserci sempre il sole, anche quando invece, a ben vedere, ci sono grossi nuvoloni neri, allora potete passare a leggerne sempre tre, ma a giorni alterni. Continuate così per almeno due mesi e vedrete che, senza alcuna medicina, vi tornerà l’entusiasmo e la gioia di vivere. Attenzione però: la terapia può avere un effetto collaterale controproducente: se invece di leggerne tre per sera, preso dalla voracità intellettuale, ne gusterete di più e tutte insieme, rischierete di trovarvi a sognare ad occhi aperti e la realtà potrebbe essere poi assai difficile da accettare per voi. Seguite quindi le mie raccomandazioni; quelle poesie sono miracolose!”

Scherzi a parte, questa raccolta della Angeli è davvero portentosa. Vi si ritrovano pensieri intimi con cui l’Autrice affronta coraggiosamente se stessa, in un turbinio di passioni in cui le “lacrime si riversano in un imbuto per piovere sul mondo, ma anche dove “assorbe l’energia per donarla al vento”, e affaticato il “pensiero sofficemente si adagia e riposa”. Sostenendo questo suo pensiero indomito e mai banale, l’Autrice ci svela cos’è per lei la felicità e ci incoraggia a provarla. Niente definizioni pseudofilosofiche o trascendentali, niente di astruso perché si parla del “sorriso di mia madre,la risata di papà, l’abbraccio di chi amo,il sole del mattino e il soffio del vento” a cui ha donato quell’energia con cui riesce a scrutare dentro se stessa. E come a dimostrarci che la vita non è mai come noi la vorremmo, ci fa riflettere sui “dispetti del tempo”, quando “rughe segnano il viso e il futuro sfuma in grigio”, ma subito dopo ci raccomanda di tornare alla semplicità di quando da bambini ci stupivamo dei “palloncini coloratissimi che leggeri danzavano in aria”,  o delle “favole che raccontava papà”, perché così potremo sconfiggere il tempo che si accanisce su di noi e quel grigio di prima tornerà per sempre di uno splendido blu. Ma la Angeli non si limita a questo, e si spinge addirittura a combattere la morte, esautorandola quando scrive “nel buio vedo la luce, nel grigio vedo il colore, nel nero vedo il bianco e nel bianco lo spettro solare”. Così è il “travaglio dell’uomo che ricerca se stesso… nei drammi quotidiani… nella sedia vuota” di un’assenza per cena. Ed ecco che l’anima della poetessa si scompone per oltrepassare il tempo col pensiero per poi ricomporsi “Come un puzzle” per offrirci ciò che ha di più puro nella propria anima: “negli occhi di luna risplendono i pensieri che abbracciano il tempo che fugge”.

Solo dopo questa sua preziosa offerta intimistica, la poetessa si lascia andare a ricordare la propria infanzia, la madre che non c’è più e ci indica come possiamo vivere “l’assenza” e la malinconia del cambiamento imposto da un tempo crudele. Con parole che sembrano diamanti fa brillare i suoi ricordi, come in un raro libro di elfi e creature mitologiche ci trasporta nella sua dimensione, quella della sua Natura Regina, dove “l’unicorno bianco scalpita giustizia”, gli alberi “narrano storie a chi sa ascoltare”, il vento “si posa sui palmi aperti delle mani e si riposa, raccontando le voci di ieri.” Sull’onda travolgente dell’emozione che proveremo continuando a leggere, ci narrerà di cose semplici ma irresistibili, come “sacchettini di lavanda”, o di “lacrime fiorite con cui ha scaldato la pioggia”, e ancora dell’orchestra che suona in una foresta quando le “gocce di pioggia tintinnando come un’antica danza cadono tra le foglie degli alberi”, e infine quando “tutto tace perché la natura quieta s’ addormenta esausta sotto la morbida coperta di neve”.

E così, col cuore gonfio di emozioni, ci apprestiamo a concludere il nostro viaggio tra le poesie di Maristella Angeli, appassionandoci alle sue liriche sociali, dove ci immedesimeremo nei suoi personaggi, abilmente tratteggiati con maestria poetica e sentimento vero: “L’Africana” che con sguardo perduto nel vuoto affronta con coraggio l’ignoto che l’attende, “Il Clochard” che aspetta fiducioso la mano che gli mostrerà che il cielo è blu anche per uno come lui, o l’uomo qualunque, uno come noi magari, che nella giungla quotidiana delle nostre città, nella sfida perenne per la sopravvivenza è costretto a duellare alla stregua dei “Cavalieri di un tempo”, con tanto di corazze, scudi e lance, alla ricerca affannosa di quella felicità di cui l’Autrice stessa ci ha già parlato all’inizio della raccolta.

Tanto altro si potrebbe e si dovrebbe dire parlando di questa silloge, in cui il pensiero si fa davvero poesia d’autore e i versi, intensi e melodici, scandiscono le emozioni con rara musicalità. Una raccolta unica, preziosa e imperdibile, che ci incita a volare con l’anima, ci trasporta fuori del tempo e dello spazio per indurci a tornare ad amare, sognare, sorridere e vivere con quello slancio con cui cerchiamo di combattere la solitudine, l’indifferenza, la monetizzazione delle nostre giornate e l’annichilimento delle nostre esistenze. Ci aiuta a capire chi siamo e ad affrontare con serena determinazione la vita di tutti i giorni. Senza i sogni la vita non vale la pena di essere vissuta.

In fondo non scherzavo poi tanto all’inizio, ripensandoci non scherzavo affatto.

 

 

 

 

 

 

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