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Il mondo sottosopra Raccolta poetica

Autrice: MARISTELLA ANGELI

Rupe Mutevole Edizioni 2010

Collana – Poesia

Isbn 978-88-6591-028-3

pagg. 106

Euro 8,00

Per acquisti contattare l’autrice: maris50@alice.it

 

Prefazione a cura di Emanuele Marcuccio (poeta)

Il poetare di Maristella Angeli in quest’ultima raccolta, per la precisione la quinta, è essenziale, scorrevole, fluido, musicale, mi ricorda molto quello del grande poeta Giuseppe Ungaretti (1888-1970), nell’essenzialità del frammento, dell’ellissi e nell’incedere profondo del verso che respira.
Lo stile della Angeli è così essenziale che, i segni d’interpunzione sono pressoché assenti e, questo avviene per poter conferire un più ampio respiro, per poter dotare la sua poesia di maggiore profondità rendendola aperta a molteplici interpretazioni e sfumature di significato, in sintesi, per far respirare il verso.

Il suo poetare è maturo e si caratterizza per l’ampio uso dell’infinito sostantivato rendendo così il verso semanticamente più profondo e, per l’anticipazione del complemento rispetto al soggetto e al predicato apportando così al verso più fluidità e musicalità; il grande poeta americano Ezra Pound (1885-1972) diceva che, il poeta più completo è quello la cui poesia poggia su un tripode ben bilanciato tra logopea, fanopea e melopea, questa è la poesia perfetta.

Infatti, in questa silloge ho potuto notare una logopea molto fluida, ricca di parole e sfumature molteplici di significato, una melopea dotata artisticamente di musicalità e di cadenze, che si sposa magnificamente alla fluidità del verso, infine, ho notato una fanopea fantasticamente immaginifica, che abbonda di correlativi oggettivi e che rimandano, quindi, ad una sfera semantica più profonda.

Non so dirvi, se il tutto sia ben bilanciato ma, certamente la sua lettura mi ha procurato forti emozioni, le stesse che, spero, proverete anche voi, cari lettori!

Infine, le chiuse, che hanno un’importanza basilare in una poesia, sono semplicemente meravigliose, respirano, lasciano una profonda eco e invitano il lettore a sostare e a rileggere.

 

Recensione di Sandro Orlandi (scrittore)

E’ un nuovo inno all’amore questa raccolta poetica di Maristella Angeli?

Certo che l’amore la pervade. C’è quello per il suo compagno di vita, quello per la bambina che nasce, quello per la Natura, a cui l’autrice ci ha ormai abituati, dal momento che è sempre protagonista nelle sue poesie, e c’è quello per le persone comuni che, affrontando giorno dopo giorno la vita, tentano disperatamente di vivere meglio che possono. Ma soprattutto c’è l’amore per la madre che, scomparsa da poco, lascia una ferita profonda e inguaribile nell’anima di Maristella. Una mamma che ci viene descritta pittrice, poetessa, un’artista insomma, ma anche una protagonista irriducibile della vita, una figura materna che è universale e che, come in ognuno di noi, trova il suo posto per sempre nell’anima dell’autrice. Il dolore per la sua morte però è immenso e destabilizza, ma proprio questo fa scattare qualcosa che la poetessa non ha mai manifestato precedentemente nelle sue sillogi. La ribellione! Tra le parole che, struggenti, in un afflato di sentimento davvero coinvolgente e commovente, incantano per la loro bellezza e che hanno del magico, si insinua la voglia di riscatto verso un destino beffardo e tiranno. C’è meno rassegnazione questa volta nei confronti della vita che nega e fa soffrire e che, nella sua ineluttabilità, strappa con la morte la figura della madre, la figura cioè dell’amore vero, assoluto, incondizionato e pertanto insostituibile. La poetessa soffre moltissimo, come del resto soffriamo noi, leggendo il suo dolore, vivendo insieme a lei la straziante assenza di colei che s’identifica con la stessa gioia di vivere. L’autrice mescola il proprio pensiero nel colore del mare e nel colore della nostalgia di un campo di papaveri e fiordalisi.  Ritornano i fantasmi del passato, i ricordi funesti di un’infanzia che ha tolto più che regalato, e il tempo delle speranze perduto ormai per sempre, portato via dal vento che contemporaneamente ha portato via mamma Giuliana. Quindi stavolta è un amore che s’impone, non più tanto languido e malinconico soltanto, ma determinato, deciso, spavaldo, coraggioso, in una parola invincibile. La sfida alle leggi che regolano il tempo e lo spazio si legge spesso tra le righe e la ribellione dell’autrice arriva a voler capovolgere il mondo conosciuto, perché facendolo, mira a capovolgere le spietate regole che la vita ci impone. Sono convinto che tutti noi abbiamo tante volte sperato di tornare indietro, anche solo per poco, di attorcigliare indietro il nastro dei giorni, far procedere il tempo all’incontrario per vincere la morte e, nel caso della Angeli, per rivedere la madre e poter ancora parlare con lei.

Coerentemente è chiaro che l’incanto a cui la poetessa ci ha abituato nelle precedenti sillogi, come pure la ricerca di rifugio e serenità nella magica Natura, sua vera e propria musa ispiratrice, sono elementi velati di disillusione, mentre i contrasti che ne conseguono si fanno evidenti, violenti quasi a tratti, e solo la possente forza vitale della Angeli riuscirà a domare tanto annichilimento interiore.

Così l’autrice si  veste di vento, malgrado i pensieri siano in balìa di fitte nebbie e la notte riporti paure da tempo sopite. La luce si contrappone ad un buio minaccioso tra bianco e nero e amore per la prima volta fa rima con dolore. Allora la poetessa alza lo sguardo al cielo, perdendosi a contare le stelle, si eleva alla luna per fuggire una realtà troppo spietata, ma la luna è a pois, ed è fredda, anche se ancora riscalda i cuori innamorati. La Angeli sembra disperata nella sua ricerca di infinito e di amore che non muore e ancora una volta chiede aiuto alla sua forza naturale, a quella incontrastata voglia di vivere, malgrado tutto, che la rende invincibile. Nel sentimento profondo e puro verso il proprio compagno ella si eleva al di sopra di tutto e finalmente riesce a sorridere, a risentire il vento soffiare da amico, la luce baciarla come sempre trasformando la voce dell’amore in un iridato arcobaleno che di nuovo e per sempre splende negli occhi innamorati.

Emanuele Marcuccio nella sua prefazione arriva ad accostare la poetica della Angeli in questa silloge a quella del grande Ungaretti, per musicalità ed essenzialità. Aggiungerei che in questa raccolta l’autrice, per la forma poetica, il respiro interiore, la dolcezza visiva e la notevole vis onirica, a mio avviso si avvicina molto, pur nella diversità, ad un’altra grande poetessa: Emily Dickinson.

Una silloge preziosa questa della Angeli, che si dimostra ancora una volta e sempre di più una grande interprete dei sentimenti umani e della vita di ognuno di noi.

 

Recensione di Roberta Bagnoli (poetessa)

Cosa spinge un poeta a scrivere? Quale la molla, segreta e istintiva che mette a nudo la sua anima? Quale la ragione essenziale e legittima che fa vedere, nel caso della nostra Autrice, il “Mondo sottosopra”? Alle prime due domande non è facile rispondere, si rischia di cadere nel banale, si rischia di dare delle risposte approssimative e superficiali che non sveleranno mai quel che di magico c’è nel cuore di un poeta: “l’anima poetica”, appunto, la “poesia” che non è mai uguale per nessuno: ognuno ha il suo stile, il suo personale metro percettivo, il suo occhio lungimirante e quando è “vero” si sposa all’universale, dando alla voce del singolo autore una sicura assonanza, un’assonanza che diventa un canto naturale, udibile e comprensibile a tutti. Questo preambolo è necessario per parlare, in modo appropriato e meritevole, dell’Angeli e per arrivare a sviscerare il senso della terza domanda, palese e dichiarato dalla stessa Maristella nel suo libro: “Il mondo sottosopra, titolo che indica il desiderio di poter sconvolgere, invertire i canoni, il tempo, il passato e il presente, ciò che è razionale in contrapposizione con l’irrazionale: il non tempo, lo spazio infinito, il sogno, l’immaginario, la fantasia.” Come potete comprendere è un “desiderio personale” per molti discutibile e d’acchito, persino impossibile. Ma per il Poeta l’impossibile diventa possibile, e la nostra Autrice ha questo grande dono: sa andare oltre, sa guardare in faccia il dolore, lo vive e lo sperimenta come una calamità insopportabile, ma attraverso la propria fantasia, il proprio ripiegamento interiore, la propria forza emotiva e poetica riesce ad accettarlo, riesce a metabolizzarlo in versi d’autentico e profondo lirismo. Perdere un genitore, specie la madre, non poter godere più della sua costante presenza, non averla più come corpo fisico ed amorevole getta il cuore nel lutto della perdita, fa sentire la carezza della morte, quell’oscura presenza che sconvolge tutti e pure il Poeta non ne è immune. Anzi più di altri la sente, la scrive e ne porta dentro il freddo respiro. La vita ha in sé la morte, questa è la cruda ed equa realtà per tutti, ma quando si giunge a “vederla”… i discorsi, le frasi fatte, le semplici parole servono a ben poco. Si rimane soli, schiacciati dal peso, come sola e indifesa si è sentita l’Angeli, al punto di voler “stravolgere” il tempo, di voler annullare quella realtà dura ed ingrata. E l’Autrice, ben sapendo che indietro non si può tornare e che ci è concesso solo andare avanti, si affida con forza e coraggio alla sua amata creatura: la Poesia, il suo grande cuore pulsante, la sua arma magica che la porta dopo un lungo travaglio ad anestetizzare quel “forte e sordo dolore” fino a lasciare il posto ad una “quieta e umana” accettazione per la perdita subita. Maristella attraverso poesie “luminose e sofferte”, con stile asciutto ed incisivo, ci fa toccare con mano il suo dolore, ci offre una risposta dolce e consolatoria, ci fa intravedere la presenza di un dopo, ci conduce verso una porta invisibile che si apre e dona nel silenzio taumaturgico un orizzonte di luce, una carezza di pace. Io l’ho sentita scendere in me, velata, impalpabile come un sonno di quiete, non un oblio fuori coscienza, ma un tocco impalpabile, accompagnato da un sereno risveglio, di chi ha visto e saggiato il dolore, di chi ha in sé il respiro della vita, di chi ha la certezza che l’amore vince su tutto, anche sulla morte e che tutto ha una sua “funzione ed uno scopo ben preciso”. Noi umani, imperfetti e limitati, vediamo solo la superficie, una minuscola parte, il tutto ci sfugge, ma il Tutto esiste e Maristella ne ha la percezione, lo sente nel suo cuore, accentuato dalla sua sensibilità e dilatato dall’evento tragico che l’ha colpita. L’autrice segue il suo forte bisogno interiore, lo asseconda, lo esaudisce per riemergere alla vita e cerca con la sua naturale semplicità, con il suo candore manifesto che la contraddistingue di “raccontarcelo”, di condividerlo con noi, nel modo più consono alla sua anima: Poesia struggente che dipinge con pennellate vive, con rintocchi d’anima ferita, con impressioni vivide che portano ad una riflessione, ad un’intima lacerazione, a sentire come il dolore, se accettato e “vissuto nel tempo” possa conciliarci con la vita, possa anche farci “ribaltare”, esorcizzare quel “Mondo sottosopra” che tanto ci ha angosciato. Questo è l’intimo e chiaro messaggio che ho sentito, che ho intuito tra le righe del suo “libro cuore”: i versi coincidono perfettamente con le pieghe della sua anima trafitta e poi rinata, diventando note di canto struggente e poi di tenera luce soffusa. Concludo il mio discorso riportando due poesie, tutte non posso e me ne rammarico, e ringrazio con affetto la cara Maristella per la fiducia che mi ha concesso e l’emozione grande che ho provato nel leggerla e invito voi , cari amici a leggere “Il mondo sottosopra” per “sentire” con il cuore quello che ho “sentito” io. Grazie, sempre per la vostra gentile attenzione.

Recensione di Alessia Mocci (scrittrice)

“Bianco di una tela/ restata ad attendere/ odore di acquaragia/ e olio di lino/ la tavolozza imbrattata/ con il colore incrostato/ e la tua spatola/ che destreggiava/ spadaccina dell’arte/ a sfidare il mondo/ e l’oscurità/ riemergi nei sogni/ tocco d’artista/ viva nel cuore ocra/ ardente nel rosso dei papaveri/ limpida come il cielo tratteggiato/ distesa al tiepido sole/ in quelle spiagge solitarie/ e ancora ad ergerti/ in quei boschi misteriosi/ tu quercia eterna/ radiosa come il sole” – “La pittrice (a mia madre)”

L’uso della figura del colore in “La pittrice (a mia madre)” è ciò che colpisce maggiormente con una prima lettura, lo strumento di pittura è somigliato ad uno spadaccino che combatte per la sua Patria, l’Arte per l’appunto. Bianco, ocra, rosso, blu, giallo, verde sono le dimensioni della scrittrice che ricorda un evento del passato reso eterno dai versi.

“Il mondo sottosopra”, edito nel 2010 per la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia”, è un toccante itinerario nella vita dell’autrice, Maristella Angeli. Maristella è nata a Foligno (PG) nel 1957 e vive a Macerata. Tra le sue pubblicazioni citiamo del 2008 “Gocce di vita” edito per Il Filo Editore e “Tocchi di pennello” edito per MEF L’Autore Libri Firenze, nel 2010 “In ascolto” edito per MEF e “Specchi dell’anima” edito per Edizioni Progetto Cultura. “Il mondo sottosopra” consta di 105 pagine con dedica iniziale alla madre e presenza di una poesia della stessa intitolata “Libera”, introduzione a cura dell’autrice, prefazione a cura di Emanuele Marcuccio, silloge poetica composta da 94 liriche, biografia e note critiche.

Il versificare di Maristella Angeli adotta il verso libero ed una quasi totale eliminazione della punteggiatura, sono i respiri dell’autrice che si possono sentire con una lettura attenta dei testi. La punteggiatura è circoscritta a qualche lirica e costituita dalla sola presenza della virgola e del punto che simboleggiano una profonda pausa. I versi sono semplici, raccolti, ma non si tratta di intimismo, la vita dell’autrice è all’interno delle liriche ma sotto forma di presenza velata, fugace; è un intimismo che mira all’arte come meta e non alla sola introspezione personale. Le grandi tematiche della silloge sono la perdita ed il ricordo della madre, il dolore universale, l’amore verso la poesia in primis ed, in secondo luogo, verso l’arte in toto.

“Olezzo di morte/ nel campo di sterminio/ docce interminabili/ e tormentose morti/ assiepati, accumulati/ carne non più umana/ e il fumo denso, grigio/ forni crematori/ e odore acre/ di cenere viva/ e la fame, la dignità perduta/ gli occhi sbarrati/ increduli a tanto/ massacro” – “Campi di sterminio”

Le metafore care all’autrice, il colore ed il fiore, ripercorrono tutta la silloge ed attraversano fluidamente le tematiche principali. Anche l’aspetto dell’olfatto come saldatore di ricordi è ben presente ne “Il mondo sottosopra”: l’autrice si lascia trasportare dal pensiero che genera memoria, eco e ricordo, è una passeggiata circolare nel passato che melanconicamente vela le parole di forti significati.

“Mani a contare/ prima di parlare/ intrecciare come ballerine/ in una danza/ giunte in preghiera/ ad osannare lodi/ in un canto di chiesa/ elevate al cielo/ ad invocare pietà/ delicate ad asciugare lacrime/ appassite dall’età che avanza/ ispessite dal lavoro fino a sera/ ad imbracciar fucili/ in guerre senza patria/ ricolme di pianto/ a raccogliere il dolore/ mani unite ad indicare/ pace” – “Le mani”

Recensione di Miriam Pasquali (poetessa)
Un grande romanticismo, e una grande spiritualità, pervadono e vestono l’opera della poetessa Maristella Angeli dal titolo «Il mondo sottosopra», in cui le parole si susseguono colorate e musicali, ognuna a sé schiudendo così il profumo e l’immagine della poetessa Maristella Angeli, che si manifesta a noi come un’anima di fiaba, solare, innamorata della vita e dell’amore che però resta sveglia e consapevole di ogni sentire.
Il tempo mai dimenticato nel suo essere passato, ma vivo nei ricordi. I giorni vissuti, tele mai lasciate bianche dal suo sentire, in cui cercare, ritrovare e custodire qualcosa di eterno e infinito. Nel suo donare e ricevere amore, un immenso sereno respiro di vita, questo suo «Il mondo sottosopra» è un omaggio alla stessa esistenza, come dono straordinario e amabile anche, soprattutto nelle piccole cose quelle che spesso non notiamo, e che diamo per scontate, presi dalla frenesia del nostro quotidiano vivere. Una grande bellissima, eterna, invisibile, viva nostalgia l’accompagna serena e forte, nel suo essere ogni attimo semplicemente e autenticamente sempre Maristella Angeli.
Il suo sguardo, e il suo sentirsi parte del tutto, dell’Universo declamando nelle sue liriche la bellezza del sole, delle stelle, dei prati, riconduce la sua poetica, il suo sentire piacevolmente a quella di Herman Hesse e di Giacomo Leopardi.

 

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