| |
mar 16

APPARTENENZA
(Poesia scritta in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il 17 marzo 2011)
Cosa posso scrivere
oggi che guardo il mio paese
alla vigilia di una festa storica
ancora non assimilata e osteggiata
da chi rifiuta la propria italianità
come se fosse la peggiore condanna
cosa posso dire a questi connazionali
ingrati che hanno lo stesso sangue
di Garibaldi, Mazzini, Mameli
e tutti gli altri, nessuno escluso
e se parlano lo devono proprio a loro
avessero almeno la compiacenza di guardare
e composti, civilmente educati rispettare
il nostro quieto ed orgoglioso moto di rivalsa
che vedano sventolare il vessillo di gioia
verde, bianco e rosso
che lo vivano poi come un funerale
poco importa, ma sappiano
che noi siamo vivi e consapevoli
i morti sono altrove,
eroi intoccabili e magnifici
non danno fastidio più a nessuno
vivono nel ricordo per l’eternità
la resurrezione tocca solo ai puri
a chi crede nel sacro valore
della giustizia, della libertà
dell’amore e dell’unità, valori
per cui vale sempre la pena morire.
Roberta Bagnoli

gen 27

Cari Amici
sono giorni tristi per il nostro sito, la morte ha bussato al nostro cuore, prima il marito della nostra Tinti, poi Barone Rosso che è volato via lasciando di sé tracce chiare e indelebili d’inchiostro poetico. Le parole sono sempre povere per esprimere un dolore, non riescono a farsi interpreti di una penosa realtà quale è la morte. Sono sgomenta e attonita, vorrei fare silenzio, ma non riesco a distogliere il pensiero dalla “giornata della memoria”. Ieri sera ho visto una trasmissione in tv su la7 Ausmerzen dell’attore Marco Paolini che mi ha profondamente scosso. Se qualcuno di voi l’ha vista forse può comprendere meglio, potete andare in internet e documentarvi, riporto testualmente dal sito dell’attore: “un racconto dedicato alle teorie dell’eugenetica applicate dai nazisti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, una narrazione pensata per approfondire il valore del ricordo, il dolore dell’esperienza, il senso della responsabilità storica e individuale, il concetto di diversità e di accoglienza. Una serata dedicata alla terribile vicenda legata alle teorie dell’eugenetica che fra il ’34 e il ‘45 ha portato il nazismo alla sterilizzazione prima e all’eliminazione poi dei disabili e dei malati di mente, con la sperimentazione di tecniche di eliminazione di massa poi applicate anche nella “soluzione finale” contro gli ebrei e gli altri “impuri”.” Mi fermo qui, non posso raccontarvi il raccapriccio, l’orrore di quelle vite massacrate con la legale autorizzazione della scienza in nome del progresso e del bene della razza. Si parla di una stima approssimativa di circa 300.000 persone uccise, sì è proprio così e tutto questo, prima dell’Olocausto degli ebrei. Una specie di “anticamera” della follia che si sarebbe poi attuata in massa e molto più specifica, uccidevano bambini, li sottraevano con inganno alle famiglie, affidandoli a centri sanitari per curarli ed i genitori convinti di fare bene firmavano e li mandavano così al massacro. In questi posti hanno affinato le lore tecniche mortali, sperimentavano il gas, le docce, i forni crematori, insomma una macchina vera e propria, organizzata come solo i tedeschi sanno fare. All’inizio era tutto nascosto, la gente comune non sapeva, poi è diventato quasi una “necessaria abitudine” e questo sinceramente mi ha stravolto ancor di più dell’orrore del fatto stesso. E ancora mi chiedo: “Si può abituarci ad un male simile? S i può essere complici di una simile barbarie?” Tenete presente che quest’organizzazione non era di famigerati “ss” o gerarchi fascisti, erano persone civili, dottori, scienziati, infermieri, persino suore che agivano secondo il bene del popolo. Hanno documentato tutto, facevano la lista della spesa con una crudezza inaudita, giustificavano praticamente i massacri come un “bene economico” : quelle vite di disabili, di malati mentali erano “scarto”, un pesante fardello che pesava sule spalle e sull’economia di tutta la nazione tedesca. E’ questo che fa pensare, insomma il pensiero della pulizia di una razza che s’incarna e si espande poi a macchia d’olio, incarnando il virus del nazismo fino alle conseguenze che tutti quanti conosciamo. E mi chiedo dunque angosciata, secondo voi l’intolleranza, la crisi economica, il dover scegliere fra assistenzialismo o altro può oggi, nella nostra situazione attuale, costituire una minaccia, un reale pericolo per far rinascere un pericoloso focolaio di epidemia razziale? Scusate amici, ma io guardando quello che mi circonda sono veramente preoccupata e voi che ne pensate? Che cosa possiamo fare noi per sensibilizzare i giovani e le persone al problema? I versi che ho scritto, non è propriamente una poesia, ma questo poco importa, sono stati scritti sull’onda emotiva, stanotte, alla fine della trasmissione di cui vi ho parlato. Grazie per la vostra gentile attenzione.
UN PESO INSOPPORTABILE
Senza memoria
l’uomo non ha ragione
e neanche può vivere
ma l’uomo ha stravolto la scienza
nel suo delirio di pura razza ariana
ho un macigno nel cuore
rivivono in me dubbi atroci
s’incrina l’ottimismo della fede
rantola il buio in storie inenarrabili
sfilano volti emaciati
spira alito di morte
ed è vergogna e atroce paura
e ancora atroce vergogna
e disumana follia
per uno spettro che è diventato
bieca realtà
mi attanaglia il suo fantasma
sento che potrebbe tornare
a insanguinare ancora il mondo
il razzismo non è una malattia incurabile
è un germe che cresce dentro
serpeggia nel pensiero
è la cultura che l’alimenta
è l’intolleranza per il diverso
che lo rende forte e tenace
è l’assuefazione sistematica
che lo rende un perfetto killer.
Che il cuore ne rimanga immune
che la mente non ci faccia schiavi
di alcuna ideologia distorta
o assurdo pregiudizio
che la memoria resti ben vigile
che gli occhi guardino oltre la crisi
e gli interessi economici dei singoli
che le nostre mani non si macchino
della sindrome di Pilato
che la vita sia veramente un fiore
da coltivare nel giardino universale
con rispetto, dignità e libertà per tutti.
Roberta Bagnoli

dic 17

Cari Amici aspettando il Natale voglio regalarvi questa tenera leggenda, l’ho trovata su internet, forse qualcuno di voi la conosce già, ma fa bene al cuore leggerla per ritrovare un po’ di magia, per provare a dipingere d’oro le nostre pareti grigie, per cercare di vivere con il cuore l’atmosfera del Natale. Mentre scrivo queste righe fuori nevica copiosamente, il cielo è bianco e non si vedono i cipressi, il silenzio ovatta e dilata tutto, mi lascio cullare dallo straordinario momento e condivido con affetto la bellezza di questa storia, che sciolga l’amarezza di questi giorni penosi e difficili per molti di noi, che la pace vera ci accompagni e la luce del vero e la forza dell’amore non ci privino del dolce sostegno e ci diano la spinta giusta per continuare, lasciando orme di bene e di speranza. Grazie sempre per la vostra gentile attenzione e Buon Natale a voi tutti Amici lontani ma vicini al mio cuore.
Racconta una leggenda medievale che, nel paese che oggi conosciamo come Austria, la famiglia Burkhard – composta de un uomo, una donna e un bambino – era solita animare le fiere di Natale recitando poesie, cantando ballate di antichi trovatori e facendo giochi di prestigio per divertire le persone. Ovviamente, non avanzava mai il denaro per comprare dei regali, ma l’uomo diceva sempre a suo figlio:- Lo sai perché il sacco di Babbo Natale non si svuota mai, anche se ci sono tanti bambini a questo mondo? Perché, malgrado esso sia pieno di giocattoli, a volte ci sono delle cose piú importanti da consegnare, i cosiddetti “regali invisibili”. In una famiglia divisa, egli cerca di portare armonia e pace nella notte piú santa della Cristianità. Dove manca l’amore, deposita un seme di fede nel cuore dei bambini. Dove il futuro sembra nero e incerto, porta speranza. Nel nostro caso, quando Babbo Natale viene a farci visita, il giorno seguente siamo tutti contenti di essere ancora vivi e in grado di fare il nostro lavoro, che è quello di rallegrare le persone. Questo, non dimenticarlo mai. Il tempo passò, il bambino si trasformò in un ragazzo e, un giorno, la famiglia passò davanti all’imponente abbazia di Melk, che era stata appena costruita. – Padre mio, vi ricordate che tanti anni fa mi avete raccontato la storia di Babbo Natale e dei suoi regali invisibili? Io penso di avere ricevuto una volta uno di questi regali: la vocazione a farmi prete. Vi dispiacerebbe se ora facessi il mio primo passo verso quello che ho sempre sognato? Malgrado avesse assai bisogno della compagnia del figlio, la famiglia capí e rispettò il suo desiderio. Bussarono dunque alla porta del convento e furono accolti con generosità e amore dai monaci, che accettarono il giovane Buckhard come novizio. Arrivò la vigilia di Natale. E proprio quel giorno un miracolo speciale avvenne a Melk: la Madonna, con il Bambino Gesú tra le braccia, decise di scendere sulla Terra per visitare il monastero. Orgogliosi, tutti i religiosi fecero una grande fila: e ciascuno si collocava davanti alla Vergine, cercando di rendere omaggio a Madre e Figlio. Uno di essi mostrò i bellissimi dipinti che decoravano il locale, un altro portò un esemplare di una Bibbia che aveva richiesto cento anni di lavoro per essere manoscritta e illustrata, un terzo recitò i nomi di tutti i santi. All’ultimo posto della fila il giovane Buckhard attendeva ansioso. I suoi genitori erano persone semplici, e tutto ciò che gli avevano insegnato era lanciare in aria dei palloni e fare una serie di giochi di prestigio. Quando arrivò il suo turno, gli altri religiosi avrebbero voluto concludere gli omaggi, perché l’antico prestigiatore non aveva niente di importante da dire e avrebbe potuto pregiudicare l’immagine del convento. Eppure, nel fondo del suo cuore anch’egli sentiva un bisogno immenso di dare qualcosa di sé a Gesú e alla Vergine. Pieno di vergogna, sentendo su di sé lo sguardo di riprovazione dei suoi fratelli, egli trasse di tasca alcune arance e cominciò a lanciarle in alto e a riprenderle con le mani, creando dei bei cerchi nell’aria, proprio come soleva fare quando lui e la sua famiglia giravano per le fiere della regione. Fu solo in quell’istante che il Bambino Gesù cominciò a battere le mani per la gioia in braccio alla Madonna. E fu verso di lui che la Vergine tese le braccia, lasciando che tenesse un po’’il bambino, che non cessava di sorridere. La leggenda si conclude dicendo che, per via di questo miracolo, ogni duecento anni un nuovo Buckhard bussa alla porta di Melk e viene accolto: e fintanto che egli si trova lì, è in grado di rallegrare il cuore di tutti coloro che lo conoscono.

nov 21

Cari amici come ben sapete fervono i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità della nostra amata Italia, e mai come oggi, mi sembra “doveroso e importante” sottolinearne l’integrità ed il valore. Non voglio fare demagogia o cadere in discorsi scontati, mi limito ad osservare con occhi scabri, imparziali e sinceramente quello che vedo non mi piace. Troppi privilegi sempre per i soliti e troppo poco per chi versa in difficoltà e dura fatica ad arrivare a fine mese. E’ crisi non solo economica, ma soprattutto morale e la povertà ideologica e civile è sotto gli occhi di tutti. Se penso ai tanti e indimenticati “patrioti” che credevano nell’unità, che hanno dato la vita per quell’ideale, oggi mi sembra quasi un’amara beffa. Se tornassero i nostri cari, illustri e meno noti “estinti”, penso anche a chi ha liberato l’Italia dalle truppe naziste, credete che sarebbero contenti di vedere questo “grottesco” scenario italico? Malgrado tutto si continua ad andare avanti, grazie alla bontà e alla “forza sana” del nostro Paese, grazie alle tante persone che lavorano onestamente e con fatica ed hanno occhi giusti e mani buone per impastare il pane della speranza, per dare un segno tangibile di rinascita, per far sentire alta la voce della coscienza. Io credo che noi “Siamo qui” e siamo davvero in tanti che hanno ancora caro e a cuore il valore del tricolore e di un’Italia libera da ogni ingerenza di “occulto e sporco potere” e lo dico senza mezzi termini e con questo spirito ho scritto questi versi che sento il “doveroso bisogno” di condividere con voi, senza alcuna velleità e pregiudizio, in piena e assoluta libertà di pensiero. Comunque la pensiate questo è il mio “personale ragionamento”, è la mia “sincera radiografia della realtà” e lascio a voi le riflessioni, lascio a voi trarne le giuste considerazioni. Grazie sempre per la vostra gentile attenzione, con affetto ed amicizia.
SIAMO QUI
Siamo qui
in fila perfetta
a dispetto
di chi non ci rispetta
siamo in tanti
a spogliare la notte
a rivestire il giorno
a investire in segnali di pace
a indossare la bandiera del vero
che appare sempre più misera e lisa
agli occhi di chi ce la vuole sporcare
sfilacciata dalle bombe dei morti innocenti
tradita da loschi intrallazzi di potere
rubata da mani che del lavoro non conoscono il pregio
insozzata dalla nera piovra che ha tentacoli
dappertutto anche dove non lo sospetti
siamo qui ancora a cantare, a lottare, a sperare
mentre “loro” per non affogare
sono costretti ai più vili mestieri
detrattori di un sogno e di una vita
faccendieri logorroici e insulsi
prostitute d’alto bordo
che del mestiere ne fanno una sola ragione:
togliere a te l’aria per respirare
per ridurti come “loro”
sporco e in gabbia.
Roberta Bagnoli

nov 12

Cari Amici in questo nostro mondo tanto malato e disorientato credo che l’unica alternativa non sia che la strada dell’Amore, nel senso più ampio e universale, s’intende. E non importa rifarsi a Cristo, ai santi, ai profeti, agli uomini illuminati, basta osservare la natura, basta ascoltarsi, basta guardare oltre il nostro orizzonte per iniziare a riscoprire, a riappropriarsi del nostro spazio interiore: la voce della coscienza, sempre più smarrita e tradita è lì a richiamarci, a farci sbattere il naso ogni giorno contro una realtà sempre più indifferente e caotica, fuori da ogni schema civile e morale. Naturalmente non voglio fare retorica, ci sono già altri che la fanno. Io mi limito solo a scrivere, a dare fiato a quel sentimento che sento agitarsi in me. Cerco di dare pulsione all’anima, cerco di trasformare in parola quella “voce inquieta e inascoltata” che sento nel silenzio e che voglio condividere con voi. Senza condivisione non esiste comunicazione. Senza comunicazione non ci sono le basi per un dialogo aperto e costruttivo. E senza dialogo ognuno rimane chiuso nel suo misero orticello e tutto appare più difficile e solitario. E’ facile poi diventare sempre più intolleranti, più diffidenti, si finisce alla lunga di vedere l’altro come un “nemico”, un sottrattore dei nostri spazi, un clandestino che ci porta via qualcosa che ci spetta di diritto. Ma se riusciamo a superare la barriera del nostro egoismo, se non ci crediamo “onnipotenti”, se ci mettiamo seriamente in discussione, insomma se recuperiamo la parte migliore: il cuore, allora possiamo dare il nostro contributo, possiamo vedere nell’altro un nostro simile con stessi diritti e doveri, possiamo recuperare il rispetto, insomma possiamo sperare in un futuro e in una società più equa ed “umana” per tutti, senza alcuna distinzione di razza, di orientamento sessuale e tantomeno di religione. Questo naturalmente è il mio pensiero, la mia “utopia personale”, il mio “sogno e…bisogno” ed è la premessa che faccio necessaria per presentare la poesia che leggerete. Grazie per la vostra gentile pazienza e scusatemi per il mio “troppo…ardore”, ma quando parlo di certi argomenti, mi è difficile essere sintetica e rimanere neutrale.
ARDORE D’AMORE
Ti guardo
altezze inaudite
in sospiri e sorrisi
ti scruto
bassezze negli occhi
fragili fiori
calpestati da rabbie e paure
mi guardo
fardello di carne e sogni di cielo
mi scruto
fiume ed abisso
dove candore ed ardore
lottano e sopravvivono
si sfidano fra bagliori di luce cristallina
e fiamme atroci di desiderio
facce opposte
tendono a primeggiare
per affermare unica verità
vita o morte
coraggio o viltà
fede o ragione
per me esiste una sola scelta
ardore d’amore
stendardo incrollabile
che sventola anche quando
non tira neanche un alito di brezza
non so se sia umano
o semplicemente divino.
Roberta Bagnoli
(Poesia premiata dalla Critica della Giuria del XXIV Concorso Lett. “Cinque Terre – Sirio Guerrieri”)
set 09

Ultimamente non mi va molto di ascoltare la tv, troppe brutte notizie, scene ed immagini di una realtà che duro fatica ad accettare e che sinceramente mi fa sentire sempre più aliena. Ieri sera però volevo sentire le ultime notizie riguardo Sakineh, credo che tutti quanti siano preoccupati per la sorte di questa donna iraniana, in carcere da 4 anni, condannata alla lapidazione per adulterio, presunto o no, questo poco importa e la cui vita è appesa ad un filo davvero sottile. Forse la mobilitazione generale di persone importanti e degli stessi governi del mondo occidentale sta almeno ottenendo qualche risultato. Non voglio entrare nel merito della questione, non voglio discutere sulla legge iraniana, sono italiana e già…guardo con occhio preoccupato alla mia, ma non posso fare a mano di fare una riflessione e mi piace sentire cosa ne pensate. Difendo la vita di Sakineh, il suo valore di essere donna e non schiava, il suo diritto di essere viva, di poter amare e continuare a far parte del mondo dove vive. Ho scritto questi versi, pensando al suo caso, ne sentivo l’intima esigenza, serviranno a poco, ma già scrivere è lottare, è scegliere, è aprire una porta, una finestra, uno spiraglio di sereno. E dunque mi auguro che alla fine questa triste vicenda si concluda nel modo giusto. Ci sono tante donne nel mondo, imprigionate, private dei diritti civili, umiliate, violentate, costrette a subire torture ed angherie, che aspettano un gesto, un segno di pace, forse Sakineh potrebbe dar loro una speranza, la vita di una donna per la vita di altre donne. Voglio crederci, e vorrei che questo sogno diventasse realtà, nessuna religione può dirsi tale se ricorre alla morte e non rispetta la vita, se diventa essa stessa potere nero ed occulto.
FIORI D’AMORE
( A Sakineh Mohammadi Ashtiani )
Ore incerte e dolenti
cuori ed occhi sospesi
ad implorare
che siano fiori d’amore
a scendere dal cielo
e non pietre d’odio
a straziare la vita
di una giovane donna iraniana
marchiata d’adulterio
e condannata alla morte.
Quando la religione
diventa ossessione
e assurdo fanatismo
la vita perde valore
il sole acceso d’arcobaleno
non ha tempo per sorgere
sono solo mani spente
mani senza cuore
che si ergeranno
giudici crudeli
a scagliare
macigni di morte
resteranno
segni sul selciato
indelebili
semi nocivi
d’odio e intolleranza
conficcati e rivolti
contro gli stessi aguzzini.
Roberta Bagnoli
ago 26

Carissimi Amici, oggi è un giorno “speciale”, ricorre il centenario della nascita di una grande donna, Agnes Gonxha Bojaxiu che tutti quanti conoscono come Madre Teresa di Calcutta, nata a Skopje in Macedonia il 26 agosto 1910 e morta a Calcutta il 5 settembre 1997. Voglio condividere con voi questo mio personale e commosso ricordo, sono passati molti anni dalla sua scomparsa, ma lei è sempre viva, chi ha dato la vita per un ideale, chi ha sparso gocce d’amore, chi ha aperto una strada di luce e tradotto in parole il Vangelo di Cristo e dell’Amore rimane scolpita nella memoria universale. Lei, umile donna, piccola di statura, ma alta nello spirito, Premio Nobel per la Pace nell’anno 1979 “per il lavoro compiuto nella lotta per vincere la povertà e la miseria che costituiscono anche una minaccia per la pace” è un esempio, un simbolo per chi come me crede ancora nel bene e nella possibilità di una vita giusta, in pace e migliore per tutti. Il mio pensiero quindi in questo giorno va a lei, alla sua opera ancora viva nel mondo, alle tante sorelle che ancora attraverso lei operano e aiutano tutti i bambini poveri e sfortunati a trovare un tetto, ad avere una famiglia ed un cuore che li accolga e li strappi alla morte. Una mia cara collega di lavoro, che ha adottato una bambina indiana, l’ha conosciuta, ha avuto la fortuna di abbracciarla e mi ha detto che alla sua vista ha sentito una grande gioia, e la sua pelle, pur essendo rugosa era liscia e vellutata come quella di un bambino. Mi è rimasto impresso il suo intenso ricordo, ne vedo ancora lo sguardo mentre mi parlava. Credo che tutto ciò sia naturale, certe persone emanano il fascino dell’amore, il carisma della luce e chi ha la possibilità di trovarsi al loro cospetto ne sente la benefica carezza, quasi una scossa di dolce energia che avvolge il corpo e penetra dentro fino all’anima. Non aggiungo altro, concludo riportando un suo mirabile scritto, una poesia, perla di saggezza e di grande umanità, sperando che vi faccia riflettere e pensare che in fondo siamo tutti quanti gocce dello stesso mare e che ognuno di noi può sempre portare un contributo, può fare qualcosa per rendere più chiaro e pescoso quel mare che tutti quanti chiamiamo vita. Grazie per la vostra gentile attenzione e condivisione.

TIENI SEMPRE PRESENTE
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un`altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
MADRE TERESA DI CALCUTTA

lug 08

Chi amiamo?
Sin da bambini, ci domandano: vuoi bene a papà? Vuoi bene alla zia? Vuoi bene al tuo professore? Nessuno domanda: tu, ti vuoi bene? E finiamo per sprecare gran parte della nostra vita e della nostra energia tentando di compiacere gli altri. Ma noi? Il gesuita Anthony Mello racconta una storia geniale al riguardo. Madre e figlio si trovano in un fast food. Dopo avere ascoltato l’ordinazione della madre, la cameriera si rivolge al bambino: “Tu che cosa vuoi? “ “Un hot-dog.” “Nient’affatto” – dice la madre. “Lui vuole una bistecca con verdure.” La cameriera, ignorando il commento, domanda al ragazzino: “Lo preferisci con la mostarda o con il ketchup?” “Tutti e due” – risponde il ragazzino. E subito dopo si rivolge alla madre, sorpreso: “Mamma! LEI PENSA CHE IO ESISTO PER DAVVERO!”
Dal Guerriero della Luce edizione online di P. Coelho
GUARDATI
Guardati
con gli occhi del cuore
sei tenera,
complessa matassa
che aspetta solo di essere
accesa e sciolta
dalla fiamma d’amore.
VORREI REGALARTI
Vorrei regalarti
i miei giorni migliori
quelli che non ho vissuto
vorrei cancellare
i tuoi giorni peggiori
quelli che nascondi
fra i sassi del cuore
li aspergerei d’acqua di fonte
e li soffierei via
dal tuo sguardo smarrito
vorrei amarti
senza farti male
il bene è spiga di miele
che sempre cerca
fioritura rigogliosa
nella terra arata dal sole
con mano gentile.
Roberta Bagnoli

giu 18

Perché le persone gridano ?
Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma”
disse uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?”
disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti”
replicò un altro discepolo.
E il Maestro torna a domandare:
“Allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò:
” Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.
Quanto più arrabbiati sono, tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro.
D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?
Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini.
La distanza tra loro è piccola.
A volte i loro cuori sono talmente vicini che neanche parlano, solamente sussurrano.
E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare:
basta guardarsi. I loro cuori si intendono.
E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo:
“Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino,
non dite parole che li possano distanziare di più,
perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta
che non incontreranno mai più la strada per tornare.”
Mahatma Gandhi
CONTAGIO
Se l’anima dell’uomo
fosse respiro
di candido cielo
se conoscesse solo il volo
in piena leggerezza
se fosse immune all’odio
se avesse contratto solo
il contagio dell’Amore
se fosse un fiore o un fiume
di memorie dolci e guaritrici
se…se…se…
se anch’io fossi un palpito di luna
e tu un raggio di sole caldo e sereno
forse il mondo dimenticherebbe tutta la rabbia
per le ingiustizie che straziano le viscere
e vivremmo giorni e notti
senza insopportabili catene
senza la ghigliottina della paura
a contaminare il cuore sacro
senza la scure della guerra
ad avvelenare il sangue.
Roberta Bagnoli

mag 30

Poetare oggi, scegliere di amare o provare ad accostarsi alla Poesia per condividerne la sacra fiamma dello spirito, che valore ha nella nostra società moderna e super tecnologica? Equivale forse a portare una bella ma scomoda croce? E’ quasi un vezzo desueto ed elitario da esibire al collo? Ed io mi chiedo ancora che valore ha questa bellezza dell’animo umano che eleva l’uomo e lo porta a voler scoprire i misteri inconoscibili che lo legano alla sua trascendenza divina? A tal proposito, quasi a suffragio mi preme riportare e condividere con voi lettori proprio un pensiero del grande psicanalista S. Freud: “I poeti sono alleati preziosi, e la loro testimonianza deve esser presa in attenta considerazione, giacché essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta. Particolarmente nelle scienze dello spirito essi hanno di gran lunga sorpassato noi comuni mortali, giacché attingono a fonti che non sono ancora state aperte alla scienza.” Credo che bastino queste parole per vederne la sostanza, per assaporarne il delizioso nettare che la nostra amata può solo far intravedere o regalare a chi ha deciso di far da servitore alla dolce Musa. Io sono sempre stata convinta che la Poesia abbia una bellezza ed una virtù incredibile, ha in sé la forza della verità e credo che sia una luce eterna, una meravigliosa porta aperta che può portarci davvero lontano e può sicuramente essere un giusto e valido mezzo per dar valore e sostanza alla vita intera. E proprio il Poeta ha questo “dolce e pesante compito” destare le coscienze, cercare di svegliare l’uomo dal letargo decadente e consumistico nel quale è caduto, dare una possibilità di rinascita al fervore culturale e perché no anche educare ad aver rispetto della natura e di tutte le creature, in sostanza è, permettetemi l’eufemismo, “un pescatore di rare perle” da coltivare e condividere per il bene di tutti. Oggi più che mai, nella crisi imperante dei valori, dove si preferisce seguire la cultura dell’edonismo, dove la fretta ed il profitto a tutti i costi hanno soppiantato la condivisione e la ricerca di un sano vivere, è proprio la Poesia a farne le spese ed il suo calo nell’interesse in parte è dovuto anche ai bombardamenti mediatici di immagini del cinema e della tv, si cerca più che l’approfondimento, l’immediato e si finisce col rimanere stritolati dal tempo, tutto viaggia ad una velocità quasi stratosferica ed il buon libro di poesia ed anche di narrativa finisce col rimanere nel cassetto o addirittura in libreria. In sostanza la Poesia appare obsoleta, qualcosa di superato, d’inadeguato per rapportarsi alla modernità, si cerca in sintesi “tutto e subito”. Ed invece di fermarci a riflettere, a guardare dove stiamo veramente andando, continuiamo a correre come automi impazziti, ci stressiamo felici di farlo, perché essere “lenti” vuol dire quasi non essere alla moda, fuori dalla normalità. Ed in questo bel quadro d’insieme non ci viene in mente che stiamo vagando senza meta, se non quella di un effimero appagamento e rimaniamo appiattiti senza aver consapevolezza della nostra pochezza. Credetemi nonostante tutto io ancora sono ottimista, ancora credo che non tutto sia perduto e non tocca solo al Poeta ma a tutti, anche a voi che leggete, a riflettere, a non rimanere passivi, a non farvi stritolare da qualunque potere occulto ed allora insieme con la ragione del buon senso e con la voglia di riscoprire in noi la voce del cuore possiamo accostarci proprio a lei “l’invitato di pietra” per provare ad imbandire una mensa copiosa di frutti da elargire e da far gustare a tutti, perdonate la rima è sfuggita…di mano. E concludo dicendo che in questo particolare periodo storico, confuso e senza orientamento di valore, l’umanità ha bisogno di una conciliazione, ha bisogno di ritrovar se stessa e forse proprio l’arte della Poesia potrebbe darle quella spinta, quell’elevazione salvifica di cui ha un estremo e necessario bisogno.
L’ANIMA DEL POETA
Sei poeta
non ho detto medico,
né insegnante, né operaio.
Ho pronunciato
infausta parola:
poeta,
cantore del tempo
che spendi in sospirati spiccioli,
felice e consapevole
del tuo ingrato destino.
Sei polso fremente della terra,
attento ne tratteggi sottili venature,
sei interprete analitico, sensibile
degli umori incomprensibili dell’anima,
dei suoi impossibili voli
ne fai piuma corposa,
t’illudi di salvare il mondo,
alla fine ti contenti di offrire
una semplice stanzetta con vista
sull’immacolata, incresciosa
e scomoda vetta.
Roberta Bagnoli

|
|
Recent Comments