maggio
13
2014

INSOMMA BASTA!

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INSOMMA BASTA!

Insomma basta! Sempre all’ora di cena ti propinano queste immagini devastanti, che ti tolgono l’appetito. Proprio tra l’ultimo boccone del primo e il primo del secondo tie’, beccati sto’ servizio. Di gente ammassata su un barcone che vuole sbarcare nel nostro paese neanche fosse quello di Bnegodi, di negri, cioè, di neri (va bene?) che cadono in acqua e annegano, e anche di bambini e mamme incinte che… annegano pure loro e poi immagini di salvataggio ad opera di uomini con le mascherine sul viso neanche fossimo durante un’epidemia di peste, e con i guanti, neanche ci fosse il colera. E che sono questi che arrivano qui? Animali zozzi e malati? Ma allora… No, non va bene così, e basta! All’ora di cena deve essere vietato mandare in onda simili scene, meglio procrastinarle a dopo, anzi, meglio mandarle in onda più tardi, dopo il film delle nove. Che poi chi sono questi che partono dall’Africa su barconi per arrivare… qui, ad insozzarci il mare dove facciamo il bagno d’estate, a puzzare d’incolto e di animalesco quando ti passano accanto, a rovinarci la cena, a rubarci il lavoro, i nostri risparmi, ad insidiare le nostre donne e a destabilizzare il nostro civilissimo mondo occidentale? Chi ha detto loro di venire? E’? Io no di certo! Forse glielo avete detto voi? Insomma ci ho messo così tanto per imparare a non farmi coinvolgere e ora… che cosa vogliono questi qua? Con la loro morte silenziosa vengono a rovinarci la digestione, approfittandosi del nostro senso di umanità, come se fosse colpa nostra che nel loro paese si muore di fame o di guerra e di… ma che ne so io. Che rimanessero lì da dove vengono, magari possiamo dar loro qualche soldarello, ma che non vengano più qui da noi a… non farci dormire sonni tranquilli. In fondo io sono uno che ha famiglia,che lavora da sempre, che si spacca la schiena, che paga le tasse, che va a messa la domenica, che vota sempre e rispetta i limiti di velocità. Meriterò pure un po’ di tranquillità, no?

Sandro Orlandi

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aprile
21
2014

The Knockout game

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The Knockout game

Una ragazza cammina normalmente per la strada. Ben vestita, attraente ma senza ostentazione, spedita si appresta ad attraversare. Un giovane alle sue spalle la raggiunge e la colpisce con un solo pugno sulla testa mandandola a terra priva di sensi, col viso contro il marciapiede. Poi si allontana calmo e indifferente, senza una parola. Lei resta immobile, incosciente. Arrivano altri ragazzi e cominciano ad insultarla nell’incredulità, paura o indifferenza dei passanti. Poi anche loro si allontanano ridendo e la ragazza rimane sola, abbandonata a se stessa. Verrà ricoverata in ospedale in stato comatoso.
E’ ciò che è accaduto in una via di Worchester, una città degli USA non lontano da Boston, poche settimane or sono, ma il “fenomeno” si sta rapidamente diffondendo in ogni dove, compresa Roma, Torino, Milano e altre città d’Italia.
E’ il knockout game, ovvero, letteralmente, il gioco del pugno che stordisce, come quello del pugile professionista. Lo si pratica colpendo un passante, che deve essere tassativamente sconosciuto, senza alcun motivo preciso, altrimenti non vale. Il colpo deve essere unico, tale da stordire il malcapitato, che deve cadere a terra svenuto. Poco importa se poi, com’è avvenuto a Pisa pochi giorni fa con un cuoco bengalese appena uscito dal posto di lavoro, il tizio rimane in coma per venti giorni prima di morire. Compiuto il gesto, c’è naturalmente qualcun altro appostato poco più in là, a filmare coll’immancabile telefonino, quindi, altrettanto immancabilmente, la scena verrà messa su internet ad uso e consumo dei seguaci di questa nuova moda.
I nazisti, nella loro ferocia e freddo disprezzo per l’umanità, riuscirono a concepire i lager, la pallottola sparata contro un uomo in modo che ne uccidesse contemporaneamente altri due posti dietro al primo, le torture ai danni di bambini e donne in gravidanza e tanto altro ancora. Ormai la storia la conosciamo tutti. Nella loro patologia mentale avevano uno scopo, quello di distruggere i deboli per sentirsi potenti e invincibili. Ma questi… soggetti… che cosa vogliono dimostrare? E com’è possibile, per quale assurdo meccanismo riescono a provare soddisfazione nel fare una cosa tanto stupida quanto violenta?
Chiedo a chiunque, psicoanalista, psichiatra, sociologo e/o psicologo, esperto del campo o profondo conoscitore dell’animo umano di illuminarmi in merito, perché stavolta veramente non posso, non ce la faccio a capire… e soprattutto a sopportare.
Evitiamo per piacere le solite motivazioni di comodo o di forma, che capisco ancora meno.

Sandro Orlandi

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settembre
20
2013

Dont cry for me

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giusto

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DON’T CRY FOR ME, MY SWEET ITALY!
(Parafrasando la famosa canzone di Madonna)
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Vergogna!
offenderlo così in tv, davanti agli otto milioni di italiani che l’hanno votato e rivotato e che in lui hanno riposto la loro fiducia! Tutti i poveri democristiani rimasti orfani del loro partito, dei vari G, F, R, F etc.. da lui raccolti con coraggio e che si sono nutriti (…) di Lui e della sua magnanimità.
Vituperarlo di fronte a tutta l’Europa, al mondo! Un eccellentissimo statista, di enorme statura (…) morale, un benefattore, capace di pensare solo al bene dell’Italia, sua amatissima patria e giammai al proprio tornaconto. Vergogna ai giudici comunisti, alla stampa estera e nazionale, venduta al nemico stalinista e bolscevico, ai sobillatori e ai manipolatori di sentenze. Lui! Accusato di aver rubato soldi allo stato, di aver messo su un bordello di lusso a casa sua, di aver corrotto esponenti politici di altri partiti per il proprio tornaconto, e di far approvare addirittura delle leggi che gli evitassero di essere giudicato e condannato. Lui! Sempre pronto a dare, ad amare il prossimo più di se stesso, ad elargire i propri averi in nome di una fratellanza umana e cristiana, a vivere la vita con slancio sereno e gioioso, con le sue memorabili battute che ci hanno fatto conoscere e riconoscere in tutto il mondo e per cui saremo ricordati in eterno. Lui! Che ama la vita, le donne, la libertà! Che infamia! Tutti contro li ha avuti il povero…, sempre! Da quando vent’anni fa decise di mettere al servizio dell’Italia il suo acume affaristico, la sua capacità di gestione aziendale, i suoi esperti in marketing, in looking, in borsa e politica monetaria. Lui, che ha subìto attacchi da ogni parte, non ultimo perfino un attentato a colpi di statuine e che ha sempre reagito con bonarietà e ottimismo. Tutto ha speso il nostro povero… per far sì che questo nostro bistrattato Paese del Sole fosse finalmente stimato ed apprezzato all’estero come un paese che conta finalmente, non solo mandolino, spaghetti e mafia, ma libera potenza mondiale, ricca e audace nel perseguire un progresso da esibire al resto del mondo. Un paese dove le opere pubbliche fossero all’avanguardia e portassero il suo nome, perché no?, dal momento che lo avrebbe meritato! Invece… neanche il ponte sullo stretto di Messina gli hanno lasciato fare, neanche quello!, adducendo banalità e pretesti ridicoli. L’anima ha speso per raggiungere il suo nobile obiettivo e alla fine? Alla fine questo è il ringraziamento: condannato per un pretestuoso cavillo legal-burocratico e costretto a lasciare il parlamento, magari a dare le dimissioni e perfino a scontare l’iniqua sentenza con gli arresti, benché domiciliari nella sua grande villa di famiglia. Come un comune delinquente! Un pregiudicato! Un criminale con carichi pendenti! Nessuno che accettasse di fare una doverosa, piccola eccezione alla legge per Lui, che invece tante volte ha contribuito al bene del proprio paese. E tutto questo perché non riuscivano a sconfiggerlo politicamente; lo hanno distrutto con le calunnie, con gli inganni con la protervia politica, sconfessando finalmente la loro incapacità, la loro invidia e la loro fame di potere. Un povero martire dunque e bene farebbe ad odiarci tutti, a ritirare i suoi soldi fuggendo dall’Italia infida e meschina. Invece cos’è che dice lasciandoci? Quali sono le sue ultime parole? Non piangere per me Italia.
Vergogna quindi! Vergogna, vergogna, VERGOGNA!

Sandro Orlandi

 

 

luglio
21
2013

E se Dio fosse… un alieno?

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E SE DIO FOSSE… UN ALIENO?
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Sono certo che la maggior parte di voi saprà tutto dell’argomento che sto per introdurre, ma abbiate pazienza: vorrei solo sottolinearne la singolarità. Quindi ecco qui: uno scienziato americano, Edgar Mitchell, insieme ad altri suoi colleghi, afferma con certezza che siamo ormai prossimi a scoprire la verità vera sugli alieni. E per alieni, tanto per essere chiari, intendo quegli omini bassini e magrolini, con tre dita invece di cinque, un capoccione ridicolo su di un collo esile, che non si sa come fa a reggersi e due occhioni che dominano il loro viso senza bocca, certo un po’ inquietanti, forse inespressivi, ma pur sempre teneri. Sembra infatti che tutti i segreti fin qui tenuti dalle autorità mondiali su avvistamenti veri, il famoso Roswell, Tunguska, l’area 51, i rapimenti di terrestri a scopo di studio,  i corpi degli alieni morti ritrovati sulla terra e tenuti assolutamente segreti, incontri ravvicinati di terzo tipo e oltre, insomma tutto questo e di più, verrà divulgato senza reticenze alla popolazione mondiale. E’ accertato inoltre che ultimamente gli avvistamenti degli ufo siano aumentati di parecchio e che sia arrivato il momento di sapere, capire e credere. Già, perché il nostro ex astronauta afferma che noi siamo stati “creati” non da Dio, ma dagli alieni, gli stessi che, ad un certo punto della storia dell’umanità, dopo aver costruito le piramidi, e magari anche altre misteriose reliquie come i capoccioni dell’isola di Pasqua, i disegni sulle rocce delle montagne, e quant’altro, abbiano deciso di andarsene (dovremo farci spiegare bene il motivo quando li incontreremo) e di spiarci da lontano, da qualche anno luce di distanza o forse da un’altra dimensione spazio-temporale. Sembra che qualcuno sia convinto anche dell’influenza che questi omini, piccoli ma gagliardi abbiano avuto su certe cosucce dell’umanità come la scoperta della ruota, le guerre mondiali, il genio di Leonardo, le scoperte scientifiche, i misteri della magia nera, il triangolo delle Bermude e, a capir bene, tutto ciò che ancora non ci siamo spiegati fino ad oggi.
Ma il bello è, anzi sembra, che la chiesa, nella persona di un certo Mauro Biglino, stimato studioso e ricercatore biblico, stia per darne notizia tramite il nostro papa Bergoglio, già tanto amato e stimato. Ne verrà fuori una vera bomba sulla nostra genesi, se sarà accertato, con l’aiuto dei cari extraterrestri in procinto di sbarcare finalmente sulla terra, che noi siamo stati “fatti” a loro immagine e somiglianza (ma io ritengo di essere venuto senz’altro meglio) e non di Dio e che ci hanno creato come “massa” a partire da cellule staminali e clonazione, per poi arricchirci telepaticamente fino ad arrivare alle conoscenze necessarie per sopravvivere ed evolvere. Bontà loro!
Altro che Dio creatore quindi, altro che al di là! Si dovrà dar fuoco ai vangeli al Corano e rivedere tutta la teologia? E l’inferno, il paradiso, la messa? La metempsicosi, Allah, Manitou, la dea Calì? Barzellette? E Le comunicazioni con i defunti? Tutte fesserie! Forse Gesù era uno di loro? E tutte le scoperte scientifiche sull’origine della vita? Tutta la fatica degli atei e dei filosofi per dimostrare che Dio non esiste ma che c’è solo il Caos e la Natura? E ancora: non sarebbe lecito ipotizzare a questo punto un errore di costruzione, uno sbaglio da assemblaggio frettoloso da parte loro quando hanno “creato” alcuni di noi, tipo Hitler, Amin Dadà, il serial killer Andrej Chikatilo, Ivan il terribile e alcuni nostri attuali politici nostrani?
Viene pertanto da concludere che quando moriremo non andremo in paradiso, all’inferno o nel “nulla”, ma in un’altra dimensione: quella dei nostri creatori: i signori Alieni. A far che non è dato sapere, ma sembra di capire che ci troveremo in quella sorta di nirvana, quel mondo di luce bianca dopo il tunnel  intrisa di appagamento interiore di cui parlano da sempre coloro che sono ritornati alla vita dopo essere rimasti per anni in coma profondo.
Ma… allora io devo avere ancora paura di morire, dato che starò certo meglio di adesso?
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Sandro Orlandi

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giugno
17
2013

Un silenzio impressionante

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UN SILENZIO IMPRESSIONANTE

Cosa vuol dire essere un musicista? Forse suonare bene uno o più strumenti? Certo. Ma soprattutto vuol dire vivere di musica, non solo nel senso letterale del termine, ma anche psicologicamente. Niente è più bello, importante, vitale come la musica per uno che suona ad alti livelli. E per gli altri? Ricorderete tutti il film di Spielberg “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, dove la musica, si prestava da intermediaria tra la specie umana e quella aliena, finalmente ipotizzate come vicine e alleate, immaginate come abitanti di un cosmo vissuto in una pace idilliaca in un positivo e straordinario incontro. Senza la musica come avrebbero potuto intendersi? Ma ancora è la musica (suonata da musicisti) alla base di molte importanti realtà della nostra esistenza: la musicoterapia nelle alterazioni della mente, i concerti di pacificazione, le bande musicali che hanno il compito di suonare inni patriottici, musiche di coesione sociale, le cosiddette canzonette o brani di musica leggera, alla base dell’intrattenimento quotidiano, del funzionamento radiofonico e televisivo, ma anche del mercato vastissimo dei cd, ipod, mp3, o di quella classica, sacra, new-age, e potrei continuare per ore ma… Insomma per farla breve: cosa sarebbe questo mondo senza nessuno che suonasse?

Eppure in Grecia ieri, la filarmonica nazionale ha suonato il suo ultimo concerto pubblico, perché il governo greco, stritolato dai debiti internazionali e dalla tristemente famosa crisi economica in cui versa e di cui è ormai l’emblema, ne ha decretato la chiusura. Niente più musica da oggi in poi: quei musicisti, sicuramente arrivati a quei livelli con sacrifici, dedizione, studio duro, passione e motivazione, determinati a rappresentare la globalità del loro paese, da questo momento in poi dovranno vivere d’altro e fare altro per campare. La Grecia di Aristotele, del Partenone e del monte Olimpo, la patria della filosofia, del teatro e culla della civiltà è ormai allo stremo. La globalizzazione e i “mercati” l’hanno sconfitta e distrutta. E nessuno suonerà sulle sue macerie.

Mi unisco idealmente agli artisti che ieri, tra le lacrime e la commozione generale del loro popolo, hanno suonato per l’ultima volta le note dell’inno del loro paese. Mi addolora profondamente questo inaspettato risvolto della stupidità umana e piango con loro. Se continuerà così sarà un mondo senz’anima quello che popoleremo, ma soprattutto un mondo senza musica.

Un mondo avvolto nel silenzio del dio denaro.

Sandro Orlandi

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giugno
7
2013

Figli dimenticati

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FIGLI DIMENTICATI

Un bambino di due anni dimenticato in macchina sotto il sole per nove ore e morto per disidratazione? “Fico!” Direbbe il dr. House!

Nei racconti dei nostri nonni sicuramente non abbiamo mai sentito dire che tizio aveva lasciato il proprio bambino di due anni da qualche parte perché doveva andare a lavorare o fare altro e se ne era dimenticato. Certo adesso, rispetto ad allora, ci sono le auto che velocemente (traffico a parte) ci portano in ufficio, al supermercato, in delegazione, o a scuola, e poi di corsa in banca, alla posta, in palestra, dall’avvocato, dall’estetista, dall… l’amante! Il tempo è sempre poco e tiranno, ci si deve dare un gran da fare per vivere secondo le regole imposte dalla società e dalle consuetudini. Sembra quasi che più corriamo e meglio viviamo. Bisogna essere iperattivi, perché “la vita è un soffio!” E’ visto male chi, senza vergogna, in una bella giornata di sole manda a quel paese il lavoro (orrore!) il bollettino da pagare, l’affare da sbrigare, il cliente da vedere e chissà quali altre incombenze per andarsene al parco a passeggiare. A perdere tempo! Perché quel tempo che passiamo da soli con noi stessi è letto come una perdita. Ci sentiamo colpevoli se una volta, certo non tutti i giorni, “mariniamo” l’ufficio e invece di portare nostro figlio di due anni all’asilo tiriamo dritti fino al mare, in un giorno feriale, magari fuori stagione, così, semplicemente per ritagliarci un giorno di sereno relax per noi, o di riflessione (ma c’è ancora qualcuno che perde tempo ancora per pensare?) da goderselo con il nostro bambino. In fondo dovrebbe essere per questo che l’abbiamo messo al mondo no? E poi farebbe bene anche a lui. Invece di martedì si va a lavorare, di corsa, perché non c’è niente di più importante e così tutti gli altri giorni. Bisogna produrre. Si deve guadagnare. Ci si deve affermare. Perché solo così possiamo sentirci a posto. Appagati. Sentirci… qualcuno.

E’ da quando ho sentito la notizia (purtroppo non è certo la prima volta) che non riesco a non pensare a cosa deve aver provato quel bambino ( e i tanti altri purtroppo) una volta sveglio. In macchina a sessanta gradi. Solo. Nessuno vicino. Con tanta paura. Intrappolato nel seggiolino (che senno’ in caso d’incidente si può fare male e poi mi fanno la multa). Senza il sorriso di mamma o papà. Come in punizione. Fino a morire.

So che a tutti sembrerà assurdo ma, mentre risentivo la notizia al tg, mi veniva in mente in continuazione che ieri era la giornata dell’ambiente. Qualcuno sa dirmi che nesso ci può essere?

Sandro Orlandi

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aprile
13
2013

Buone notizie!

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BUONE NOTIZIE!

Molti di voi, durante i tg serali dei giorni scorsi, avranno sentito la notizia delle due quindicenni di Udine che avrebbero ucciso per legittima difesa un sessantatreenne a Udine, colpevole, a loro dire, di aver tentato di violentarle. Il solito esecrabile delitto contro la donna insomma, oltretutto su due ragazzine. Nei giorni seguenti però ha cominciato ad insinuarsi il dubbio sul come si fossero svolti i fatti, e ha dato quasi fastidio sentire che gli inquirenti non si dichiaravano convinti di quanto riferito dalle due ragazze: sembrava si fosse di fronte alla solita mistificazione a cui ricorrono solitamente i maschi nostrani, poliziotti, giudici, giornalisti o medici che dir si voglia. Fin qui però, malgrado tutto, sembrava una “normale” notizia del tg della sera, da commentare con sufficiente esecrazione e sdegno tra un “… stavolta la frittata ti si è bruciata è?” e un “…mi passi il sale per favore?”
Oggi però sento che le ragazze si sono autoaccusate di aver ucciso l’uomo per soldi. Sembra che lo avessero ricattato a lungo, lui, vedovo solitario, introverso e molto accorto economicamente, ma anche piuttosto benestante, malgrado le apparenze. Sembra che una commessa di supermercato gli avesse disperatamente sentito dire che era stanco di avere le loro mani nel proprio portafoglio.  Lo ricattavano dunque e quando lui ha tentato di ribellarsi lo hanno ucciso. Tanto, sembra che abbiano ammesso le due ragazzine, bastava dire che il vecchio porco aveva tentato di violentarle.
Non due innocenti ragazzine quindi, prese dal solito  maschio perverso con cui siamo “abituati” a cenare ogni tanto, ma due piccoli mostri, che non hanno avuto il minimo scrupolo a uccidere e usare l’arma della finta violenza sessuale per farla franca.
La notizia l’ho sentita che avevo appena finito le penne alle zucchine. Gi involtini di tacchino e speck aspettavano, ma la fame mi era passata del tutto. Un po’ esagerato è? Forse sì, ma proprio non riuscivo a considerare una bella notizia il fatto che le due ragazze non fossero state violentate, io, che della lotta alla sopraffazione fisica del maschio sulla femmina ne ho fatto una specie di baluardo interiore personale.
Per fortuna che, dopo qualche minuto, il tg riportava la notizia del giorno: Angelina Jolie, la nota attrice hollywoodiana, ha ottenuto col suo intervento a Londra rassicurazioni circa la prossima votazione all’ONU sul tema che la vede protagonista e che personalmente perora da tempo: la legge contro la violenza sessuale sulle donne in tempo di guerra! In altre parole possiamo tutti stare tranquilli: da ora in poi violentare una donna, o più di una, in tempo di guerra, sarà ritenuta un crimine a norma di legge, punibile anche dopo, quando la guerra sarà finita! (…Ma perché, fino ad ora non…?) Sicuramente una potente arma di dissuasione! Una buona notizia alla fine! Giusto? 
Certo! (…)
Ma allora perché, anche dopo, non sono riuscito a finire neanche una piccola mela?
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marzo
7
2013

8 MARZO 2013

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 8 MARZO 2013
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Quella che segue è una piccola dissertazione che mi sono convinto a scrivere per celebrare in modo inconsueto la festa della donna. A dire il vero sono cose conosciute e molti di voi (soprattutto maschi) possono trovare l’iniziativa pretestuosa e inopportuna, o quanto meno noiosa. Ma vi assicuro che ho riportato i risultati della mia piccola ricerca al solo scopo di rendere omaggio alle nostre donne, perché apprezzino il piccolo sforzo e il piccolissimo contributo che ho voluto tentare di dare alla loro “causa”. Quale che sia il risultato è sincero il mio intento e chiedo umilmente scusa a quelle che, per qualche motivo, lo considereranno sconveniente o peggio. Non un rametto di mimose dunque, ma il riconoscimento che, chi scrive, considererà sempre la donna una persona, al pari dell’uomo. Il sesso, con tutte le sue conseguenze positive o negative, viene dopo.
Innanzi tutto alcune massime illustri.
Qualunque malizia è piccola di fronte a quella delle donne e cos’è la moglie se non la nemica dell’amicizia? (Ecclesiaste 25, 19). Le donne sono deboli d’intelletto, quasi come i bambini (Terenzio, Hecyra, III°, 1). Nessuna donna ha mai saputo di filosofia (Lattanzio – Instituziones divina-e). Una donna, quando pensa da sola, pensa cose malvagie (Seneca). Quando piange, una femmina tende insidie con le sue lacrime (Catone). Il fondamento di tutti i vizi della donna è l’avidità (Cicerone). Eva, le prevaricatrice, il cui nome è stato cambiato in Ave, ci ha inflitto una maledizione che solo la Madonna ha mondato (Gerolamo )e c’è chi sostiene che foemina venga da feminus, cioè di minor fede.
Si potrebbe facilmente obiettare che tali affermazioni sono anacronistiche e desuete, ma siamo proprio certi che sia così o stiamo barando? Vediamo cosa dicono le religioni principali.
Secondo la Bibbia il serpente è colui che porta il peccato nel mondo ed è la donna a consegnare la mela nelle mani dell’uomo. L’identificazione della donna e del serpente con il peccato, e di conseguenza della vita con il peccato, ha influenzato l’intera storia del mito biblico e della Caduta. Secondo la tradizione biblica infatti, la vita è corrotta e ogni impulso naturale è peccaminoso. il sesso è corrotto e la donna, in quanto personificazione del sesso, è corruttrice. E tutto questo anche se le donne rappresentano la vita e per entrare nella vita l’uomo deve passare attraverso la donna.
Dio cammina nel fresco della sera nel giardino dove si trovano anche l’uomo e la donna. Poi l’uomo e la donna mangiano il frutto, che rappresenta la conoscenza degli opposti, e quando scoprono di essere diversi scoprono anche la vergogna. Maschile e femminile sono una delle opposizioni; un’altra è quella fra umano e divino, un’altra ancora fra bene e male. Le opposizioni primarie sono quella sessuale e quella tra esseri umani e Dio. Poi viene l’idea del bene e nel male nel mondo.
Fin qui la Bibbia ma estendiamo brevemente lo sguardo verso altre religioni.
La sura IV del Corano, detta al-Nisā (delle donne), al versetto 34 cita:
« Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande. »
E ancora, nell’induismo:
Nell’induismo la donna in quanto donna non può arrivare al miglioramento del proprio karma: deve rassegnarsi a vivere come tale. Solo se rinasce come uomo può migliorare la propria condizione.
Quella della donna, nella dinamica induista del karma, è dunque di per sé una condizione di punizione. La famiglia considera la donna spesso un peso inutile.
Nel medioevo l’ infanticidio femminile era praticato facendo succhiare alla neonata i capezzoli avvelenati della madre.
Oggi ci si avvale delle più sofisticate apparecchiature elettroniche…
Anche se dal 1994 il governo indiano ha cercato di correre ai ripari, con l’entrata in vigore di una legge che punisce chi pratica gli aborti selettivi, dopo 15 anni soltanto un medico in tutta l’India – riferisce Buldrini – è finito in carcere per questi motivi. La legge ha anche vietato ai medici di rivelare ai genitori il sesso del nascituro. Accade, infatti, che se l’ecografia preannuncia la nascita di una bimba, i genitori spesso scelgono di eliminarla con l’aborto. Lo scrittore Rino Cammilleri, nel suo recente volume “Dio è cattolico?” (Lindau, Torino, 2009), così commenta: “Una bambina, cresciuta, avrebbe comportato ingenti spese per la sua dote. Il parlamento è intervenuto perché si stava creando uno squilibrio demografico tra maschi e femmine di proporzioni catastrofiche”.
Ma gli interventi legislativi evidentemente non sono serviti a sanare del tutto questa piaga. Così, nell’agosto del 2006, in un pozzo della città di Patiala, nel Punjab, sono stati rinvenuti cinquanta feti femmine.
E ancora nel buddismo:
Durante la sua predicazione, il Buddha sostenne sempre una fondamentale misoginia, al pari di tutti i filosofi dell’antichità.
La donna era vista come una fonte di tentazione del tutto incompatibile con la vita ascetica; essa ovviamente non veniva condannata come persona, ma piuttosto come potere di seduzione che porta a quell’attaccamento per la vita che, attraverso le generazioni, perpetua la condizione di “essere nel mondo” e vincola, di conseguenza, l’individuo al suo dolore, alla sua cieca ignoranza, alla ruota delle rinascite.
Quindi la donna è vista da sempre come il male assoluto? Non c’è religione che la consideri una “persona” al pari dell’uomo? Pare proprio di no. Ho tralasciato, per motivi di spazio, di parlarvi delle pratiche di infibulazione in uso fin dai tempi degli antichi egizi, e che, passando per l’antica Roma, l’islamismo, i riti africani, e quelli non meno terribili in uso in Australia, sono arrivati a noi. E che dire del nostro medioevo e della caccia alle streghe? Nel 1454 Papa Innocenzo VIII emette la bolla “Summis desiderantes affectibus” sulle streghe, che ordinava di inquisire sistematicamente, scoprire, torturare e giustiziare le streghe in tutta Europa. Voi mi direte: “e va be’, ma ormai ste’ cose non esistono più!” No? Allora leggete il titolo di questo articolo apparso sul Corriere della Sera del 7 febbraio 2013:
«È una strega»: 20enne bruciata viva!
In Papua Nuova Guinea. La giovane era accusata di aver usato la stregoneria per uccidere un bambino di sei anni.
Quindi è così: non c’è mai stata al mondo alcuna religione, scuola di pensiero, tendenza  di costume, o movimento culturale che abbia avuto l’illuminazione e la sensibilità necessaria per assicurare finalmente la sacrosanta dignità alla “foemina”e renderle giustizia?
Per fortuna sì, ma bisogna risalire alla civiltà degli indiani d’America per questo. Scopriamo che cosa dicevano e facevano i cosiddetti “Selvaggi” .
Le donne indiane erano oggetto di premure e di attenzioni: a cominciare dal mattino quando il marito spazzolava i capelli alla moglie (con una coda di porcospino attaccata ad un impugnatura decorata), le faceva le trecce e le dipingeva il viso (se dopo divenne una questione di moda, all’inizio questo cominciò per il fatto che molte donne Lakota avevano una carnagione bellissima e molto delicata che mal sopportava il vento caldo e il sole bruciante delle pianure).
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In quasi tutte le tribù native americane, le donne erano il motore economico della tribù e garantivano il buon andamento della vita quotidiana. In alcune tribù, come quelle degli Apache, la famiglia era matriarcale. I loro compiti erano innumerevoli: scuoiavano animali, affumicavano la carne, confezionavano tutti gli indumenti, anche i mocassini, erano espertissime conciatrici di pelli: riuscivano a renderla morbida come un tessuto (una donna riusciva a conciare 4 pelli di montone all’anno), e poi raccoglievano la frutta, pestavano il mais e il miglio, cucinavano, montavano e smontavano le tende, e, naturalmente  accudivano i figli. Le donne indiane avevano molta cura dei loro piccoli e non si limitavano ad assicurare loro la sopravvivenza: facevano di tutto per rendere la vita bella e piacevole. Per quanto riguarda i piccoli del il popolo delle Pianure, probabilmente nessuna infanzia è stata più felice: non c’erano bambini più coccolati, viziati, protetti e liberi. Senza scuola, senza orari, senza disciplina convenzionale i bambini attraverso il gioco apprendevano le arti, la tecnica, le tradizioni, la cultura collettiva. Ed erano tutte le donne della tribù a prendersi cura del bambino, fino alla sua adolescenza. Le donne erano anche quelle che massaggiavano i bambini più volte al giorno soprattutto nei gelidi inverni delle pianure, erano quelle che per ripara-re i piccoli dal gelo, usavano il grasso di bisonte, e che pensavano a raccogliere il muschio fresco e assorbente che fungeva da pannolino per i più piccoli. Erano ancora le donne a realizzare (di solito durante la gravidanza) e a servirsi poi, caricandoli poi sulle spalle, bellissimi portaenfant di morbida pelle di cerbiatto arricchita di piccolissime perline multicolori. Tra le puerpere c’era molta solidarietà: se una non aveva abbastanza latte per nutrire il proprio bambino, ce n’era sempre un’ altra che ne aveva in eccesso e che fungeva da balia. La sera, per far addormentare i piccoli cantavano lunghe nenie. Per i problemi meno importanti, come coliche o dolori per la dentizione, erano sempre le donne a fungere da pediatre e curare il bambino con erbe medicinali, (gli analgesici più usati erano la salvia e le foglie di salice). Il cibo era sempre pronto e abbondante, conservato cotto in modo da poter essere servito in qualsiasi momento. Infatti non era destinato soltanto al consumo della famiglia, ma di chiunque arrivasse, forestieri o parenti. Nella vita sociale degli indiani il saper preparare e servire il cibo era molto importante. Attraverso l’offerta e la condivisione del cibo, si rinsaldavano i vincoli tra l’uomo di famiglia sia con i capi del gruppo, che con i parenti della moglie.
Ecco quindi che abbiamo le prove. Considerare la donna, la femmina, una persona che pensa, consapevolmente agisce, fa del bene o del male, e ha gli stessi obblighi e diritti morali dell’uomo, del maschio, pur avendo diversi attributi sessuali, è possibile: qualcuno l’ha messo in atto prima di noi e per lungo tempo, almeno fintanto che altri maschi, non li hanno sterminati considerandoli razza inferiore e incivile.
Vero è purtroppo che, in passato, le donne hanno commesso l’errore di voler essere “come” l’uomo, per ottenere i loro stessi diritti, senza rendersi conto che, in quel modo, tradivano la loro stessa natura, reprimendo ciò che di più vero e bello potevano esprimere. Essere come il maschio, poteva portare soltanto a somigliare alla parte più becera e meschina di questi, non certo a elevarsi fino a raggiungere ciò che di nobile è insito nell’essere umano.
Dal canto mio non ho mai avuto difficoltà a guardare le donne con occhi obiettivi, come del resto altri maschi che per fortuna esistono e conosco, e tutti i giorni rendo omaggio a loro, nel quotidiano, senza difficoltà alcuna, nel pieno rispetto tra individui della stessa specie. Dopotutto basta guardare alla Natura e far tesoro dei suoi limpidi e inconfutabili insegnamenti per capire cosa è giusto o no.
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Sandro Orlandi

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dicembre
7
2012

Guai a noi!

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GUAI  A NOI!
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Ritrovo questo scritto Pasoliniano e ve lo invio, senza aggiungere alcun mio commento supplementare, certo che capirete bene a chi e a cosa mi riferisco. Come si può vedere nulla cambia purtroppo e nulla migliora sotto questo nostro cielo d’Italia.
E per favore, per una volta, lasciamo stare l’Europa e lo scontato, forzato ottimismo.
Sandro Orlandi

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ALLA MIA NAZIONE (di P.P. Pasolini)
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Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

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maggio
21
2012

Melissa

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MELISSA
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E’ difficile concorrere con un terremoto. Quando la terra trema, anche noi, tutti, tremiamo. E’ qualcosa di atavico a cui non possiamo sottrarci, qualcosa che affonda direttamente nel nostro subconscio, forte, fortissimo, come quel boato. Eppure una notizia ci ha distratti da questo: la bomba di Brindisi.
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Che tenerezza quel sorridente visetto di adolescente, come pure quelli smarriti dei suoi compagni. E su tutto la gente, i mass media, un funerale collettivo che vorrebbe esautorare il diavolo, i giornali, la lacrima in primo piano, un “siamo famosi” che porta male, certo non opportuno, né richiesto. Che pena quel padre piangente e impotente di fronte ad un tale schiaffo della vita, che fragilità e che umana pietas. Come sopportare un dolore così? Meglio rifugiarsi nell’ignoranza che permette di soffrire senza capire né elaborare, meglio rintanarsi nei gesti quotidiani rassicuranti e consolatori: una minestrina la sera davanti alla tv, un letto caldo, un abbraccio a chi ti sta accanto e soffre con te, un ultimo pianto, un sonno senza sogni, che sa di morte… per raggiungere Melissa.
Che ci porti con sé!
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Sandro Orlandi

 

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