Melissa

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MELISSA
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E’ difficile concorrere con un terremoto. Quando la terra trema, anche noi, tutti, tremiamo. E’ qualcosa di atavico a cui non possiamo sottrarci, qualcosa che affonda direttamente nel nostro subconscio, forte, fortissimo, come quel boato. Eppure una notizia ci ha distratti da questo: la bomba di Brindisi.
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Che tenerezza quel sorridente visetto di adolescente, come pure quelli smarriti dei suoi compagni. E su tutto la gente, i mass media, un funerale collettivo che vorrebbe esautorare il diavolo, i giornali, la lacrima in primo piano, un “siamo famosi” che porta male, certo non opportuno, né richiesto. Che pena quel padre piangente e impotente di fronte ad un tale schiaffo della vita, che fragilità e che umana pietas. Come sopportare un dolore così? Meglio rifugiarsi nell’ignoranza che permette di soffrire senza capire né elaborare, meglio rintanarsi nei gesti quotidiani rassicuranti e consolatori: una minestrina la sera davanti alla tv, un letto caldo, un abbraccio a chi ti sta accanto e soffre con te, un ultimo pianto, un sonno senza sogni, che sa di morte… per raggiungere Melissa.
Che ci porti con sé!
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Sandro Orlandi

 

9 Comments to “Melissa”

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    By Giiovanni De Simone, 22 maggio 2012 @ 08:33

    Terremoto, Melissa: due eventi imprevedibili dai quali si è levato un forte vento di dolore che le lacrime e il tempo non possono sanare. L’amore per i propri cari non fa distinzione di età; sì, è più forte per i fiori che vengono stoncati al culmine della loro bellezza e del loro profumo, ma per gli altri fiori è pur sempre amore.
    E’ bellissima la tua chiusa in rapporto al rifugiarsi nell’ignorare, ma credo che il dolore degli altri dovrebbe essere anche nostro dolore. E la testimonianza di un piccolo gesto, anche di partecipazione con la solo conoscenza/ afflizione può essere fonte di una goccia di conforto.

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    By tinti, 22 maggio 2012 @ 11:58

    Meglio sarebbe domandarsi come si è arrivati al punto di uccidere una ragazzina perchè(forse)la scuola è titolata Falcone?E dopo che ci si pone la domanda la risposta sarebbe:perchè la mafia ormai comanda e fa e si risente anche solo per un ricordo….detto ciò ,dopo aver visto morti sotto lamine fasulle di fabbriche fasulle continuiamo a vivere temendo per l’Imu(giustamente) ed arrabattandoci per dare una mano ai nostri giovani spesso disperati …Ormai non siamo in grado di combattere a meno che non capiti un improvviso miracolo e la gente di ogni ceto e pensiero si associ per demolire il male .Altro ,nel mio piccolo ,non so dire.Grazie caro sempre.
    Tinti
    Pensavo alle faccine dolci di tante alunne come Melissa passate nei banchi di scuola in 40 anni di lavoro….

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    By Roberta Bagnoli, 22 maggio 2012 @ 16:59

    Possiamo arrabattarci a trovare le parole, resta lo sgomento, resta un groppo dentro che ci fa sentire ancor più fragili e smarriti. Di fronte a fatti così disumani e tragici d’acchito si vorrebe trincerarci in un silenzio taumaturgico, quasi un voler rientrare in quel grembo dolce dal quale siamo venuti e nel quale sicuramente stavamo molto meglio. Ma esserci, sentirci vivi è un dono, un’occasione preziosa e allora mi sento l’umile compito di cercare di spenderla bene questa vita, sento il bisogno di affidarmi alla parola, quella vera, quella di sostanza per trovare uno spiraglio di luce, un legame che mi unisca a chi soffre e sta passando giorni e attimi di disperazione, ammetto che non riesco a fare altro ma come dice Giovanni, anche una semplice goccia di solidarietà può rendere il mare seppur nero e agitato navigabile nel giusto senso dell’umano conforto. Certo che la vita per chi ha toccato con mano il baratro della follia non sarà più la stessa, quel banco vuoto fa amaramente riflettere e come afferma Tinti deve spingerci a chiederci come si possa continuare a tacere e a ignorare come il nostro vuoto culturale, morale e sociale continui ad alimentare ed armare mani luride di criminali, mafiosi o terroristi o folli a mio giudizio non fa differenza. Quello che mi spaventa è il baratro, la bassezza umana che li alimenta. Mi fermo qui, aggiungere altro è suprefluo, sono troppo scossa e arrabbiata.
    Comunque ti ringrazio Sandro, la tua sensibile riflessione ha suscitato in me un’onda emotiva e su quella ho
    provato a riordinare il mio acuto sgomento, t’invito dunque a leggere una poesia che ho postato da poco su Poetry, grazie, un abbraccio a te e agli altri amici che passeranno di qua.
    Roberta

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    By lara swan, 22 maggio 2012 @ 19:15

    due episodi che tranciano il respiro…
    impotenza verso l’uno e rabbia verso l’altro…
    non ci sono parole o ce ne sarebbero troppe… già dette e ripetute…
    il dolore urla e il suo eco si spande ovunque…

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    By giovanna giordani, 22 maggio 2012 @ 19:32

    Ho assistito ad una manifestazione organizzata il giorno dell’orribile fatto di Brindisi, dall’Associazione Libera, rivolta agli studenti e cittadini di Trento.
    Ho voluto così, assieme a mia figlia, mostrare loro la nostra solidarietà.
    Nel gruppo c’erano due studenti pugliesi che conoscevano Melissa e la commozione nel sentire il loro dolore e sgomento è stata grande. Ci hanno chiesto di non lasciarli soli a lottare contro questi poteri che ora attentano anche alle loro vite innocenti.
    Gli applausi di partecipazione sono stati tanti e sentiti, ma la cosa più incisiva è stata la loro richiesta di non fare il classico minuto di silenzio, ma di emettere un urlo carico di significato contro tali barbarie. Ed abbiamo tutti aderito: è stato un urlo grandioso che ha parlato più di tante parole e che tradotto significava: BASTAAAAAA
    basta alla violenza bastarda e vile
    basta alle mafie, camorre, sacre corone e similari
    basta con il silenzio e la paura
    La violenza è dei deboli e degli stolti.
    La vera forza è dei miti e dei giusti, i soli che saranno degni di ereditare la terra.
    P.S. Ci pensa già la natura a farci del male, come si vede, e allora perché le cervici umane non capiscono che conviene aiutarci a vicenda invece che distruggerci?
    E il mistero continua….

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    By sandro, 22 maggio 2012 @ 21:31

    Sì Giovanni, ma purtroppo io vedo tanta falsità, anche ideologica intorno a me e alla tv, e tanta ipocrisia. Non riesco ad allinearmi per un commiato facendo mio quel dolore, non in una società come questa. E non riesco neanche a fare fronte unico cara Tinti, per demolire il male, che peraltro non può essere demolito, da che mondo e mondo. Non credo che sia mafia e non credo che dare la colpa ad un uomo solo sia sufficiente per capire. Se poi c’è davvero qualcosa da capire. E questo spaventa anche di più. Giusto? Chissà perché mi viene alla mente una frase di Fabrizio De Andre’ che forse c’entra pochino: “…quando si muore si muore soli…”
    Grazie!

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    By sandro, 23 maggio 2012 @ 10:26

    Bene. Anche se qualcuno, che qui non compare, mi ha detto che avevo fatto male a scrivere qualcosa che segue il “così dicono tutti”, i fatti mi hanno dato ragione. Vi ho invitato a pensare, a dire e quindi a scrivere. Naturalmente è fin troppo facile dire “poveretti, diamo loro una mano” oppure “basta! Combattiamo tutti insieme queste incredibili e odiose atrocità, questa fuorviante logica di pensiero assassino”, ma… attenti a non tracimare con la logica “cristiana”. Quando si va sul collettivo, sui meccanismi indotti dalle storture della società che noi abbiamo voluto e vogliamo, piena di comode attenuanti psico-sociologiche, è inevitabile qualche errore di valutazione, magari sospinto dal “guai ai mostri”, che suona banale, quando i mostri, dentro, magari siamo proprio noi.
    Scusate sapete, ma quando tutti vanno da una parte mi viene sempre spontaneo chiedermi perché, e se faccio bene a seguirli.
    Per il resto mi viene in mente un episodio di circa trent’anni fa, quando al pronto soccorso del mio ospedale arrivò con l’ambulanza un ragazzo di 15 anni con la testa spaccata per essersi tuffato male in piscina. Non ce la facemmo il, mio collega (valido anestesista) ed io a salvarlo e morì dopo dieci minuti. Il padre, arrivato trafelato e inconsapevole, si avvicinò al corpo ormai esanime del figlio e, come se davvero potesse ancora sentirlo, gli gridò in faccia “portami con te! PORTAMI CON TE!!!”
    Quindi non gli disse “torna qui con me” o “non andartene via” ma il contrario. Da qui l’ultima frase che ho scritto.
    Per spiegarvi.
    Grazie comunque di aver partecipato.
    Sandro

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    By tinti, 23 maggio 2012 @ 21:31

    Hai ragione Sandro ,spesso la frase “insieme lottiamo per un mondo migliore”viene usata ,compresa me , per togliermi dal cuore e dal cervello il dolore per un mondo a me alieno ,che non capisco più , fatto di ambiguità e di mancanza di chiarezza in cui pare nessuno dia fiducia ,su nessuno si possa contare.Viene quindi spontanea un’altra frase fatta” me la cavo da solo , gli altri pensano solo a se stessi”.Entrambe le posizioni sono un buon alibi pur di non ammmettere che non “sappiamo” e che spesso quello che accade è inspiegabile , sommerso da interessi lontani e vicini , da giochi di potere a tutti i livelli….Però il pensiero di Saramago secondo il quale la solitudine del pensiero è la cosa peggiore perchè non fa crescere ,il modo migliore per vivere è spartire,condividere , fare mi sta ancora martellando in testa.Grazie Sandro.Grazie.tinti

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    By Maristella Angeli, 24 maggio 2012 @ 21:42

    Una intensa e profonda riflessione che scuote gli animi.
    Drammi, i tanti drammi del mondo, i lutti e le calamità naturali che sconvolgono e distruggono vite umane.
    Non possiamo certo non soffrire, non sentirci partecipi.
    Grazie Sandro per le tue parole.

    Maristella

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