8 MARZO 2013

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 8 MARZO 2013
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Quella che segue è una piccola dissertazione che mi sono convinto a scrivere per celebrare in modo inconsueto la festa della donna. A dire il vero sono cose conosciute e molti di voi (soprattutto maschi) possono trovare l’iniziativa pretestuosa e inopportuna, o quanto meno noiosa. Ma vi assicuro che ho riportato i risultati della mia piccola ricerca al solo scopo di rendere omaggio alle nostre donne, perché apprezzino il piccolo sforzo e il piccolissimo contributo che ho voluto tentare di dare alla loro “causa”. Quale che sia il risultato è sincero il mio intento e chiedo umilmente scusa a quelle che, per qualche motivo, lo considereranno sconveniente o peggio. Non un rametto di mimose dunque, ma il riconoscimento che, chi scrive, considererà sempre la donna una persona, al pari dell’uomo. Il sesso, con tutte le sue conseguenze positive o negative, viene dopo.
Innanzi tutto alcune massime illustri.
Qualunque malizia è piccola di fronte a quella delle donne e cos’è la moglie se non la nemica dell’amicizia? (Ecclesiaste 25, 19). Le donne sono deboli d’intelletto, quasi come i bambini (Terenzio, Hecyra, III°, 1). Nessuna donna ha mai saputo di filosofia (Lattanzio – Instituziones divina-e). Una donna, quando pensa da sola, pensa cose malvagie (Seneca). Quando piange, una femmina tende insidie con le sue lacrime (Catone). Il fondamento di tutti i vizi della donna è l’avidità (Cicerone). Eva, le prevaricatrice, il cui nome è stato cambiato in Ave, ci ha inflitto una maledizione che solo la Madonna ha mondato (Gerolamo )e c’è chi sostiene che foemina venga da feminus, cioè di minor fede.
Si potrebbe facilmente obiettare che tali affermazioni sono anacronistiche e desuete, ma siamo proprio certi che sia così o stiamo barando? Vediamo cosa dicono le religioni principali.
Secondo la Bibbia il serpente è colui che porta il peccato nel mondo ed è la donna a consegnare la mela nelle mani dell’uomo. L’identificazione della donna e del serpente con il peccato, e di conseguenza della vita con il peccato, ha influenzato l’intera storia del mito biblico e della Caduta. Secondo la tradizione biblica infatti, la vita è corrotta e ogni impulso naturale è peccaminoso. il sesso è corrotto e la donna, in quanto personificazione del sesso, è corruttrice. E tutto questo anche se le donne rappresentano la vita e per entrare nella vita l’uomo deve passare attraverso la donna.
Dio cammina nel fresco della sera nel giardino dove si trovano anche l’uomo e la donna. Poi l’uomo e la donna mangiano il frutto, che rappresenta la conoscenza degli opposti, e quando scoprono di essere diversi scoprono anche la vergogna. Maschile e femminile sono una delle opposizioni; un’altra è quella fra umano e divino, un’altra ancora fra bene e male. Le opposizioni primarie sono quella sessuale e quella tra esseri umani e Dio. Poi viene l’idea del bene e nel male nel mondo.
Fin qui la Bibbia ma estendiamo brevemente lo sguardo verso altre religioni.
La sura IV del Corano, detta al-Nisā (delle donne), al versetto 34 cita:
« Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande. »
E ancora, nell’induismo:
Nell’induismo la donna in quanto donna non può arrivare al miglioramento del proprio karma: deve rassegnarsi a vivere come tale. Solo se rinasce come uomo può migliorare la propria condizione.
Quella della donna, nella dinamica induista del karma, è dunque di per sé una condizione di punizione. La famiglia considera la donna spesso un peso inutile.
Nel medioevo l’ infanticidio femminile era praticato facendo succhiare alla neonata i capezzoli avvelenati della madre.
Oggi ci si avvale delle più sofisticate apparecchiature elettroniche…
Anche se dal 1994 il governo indiano ha cercato di correre ai ripari, con l’entrata in vigore di una legge che punisce chi pratica gli aborti selettivi, dopo 15 anni soltanto un medico in tutta l’India – riferisce Buldrini – è finito in carcere per questi motivi. La legge ha anche vietato ai medici di rivelare ai genitori il sesso del nascituro. Accade, infatti, che se l’ecografia preannuncia la nascita di una bimba, i genitori spesso scelgono di eliminarla con l’aborto. Lo scrittore Rino Cammilleri, nel suo recente volume “Dio è cattolico?” (Lindau, Torino, 2009), così commenta: “Una bambina, cresciuta, avrebbe comportato ingenti spese per la sua dote. Il parlamento è intervenuto perché si stava creando uno squilibrio demografico tra maschi e femmine di proporzioni catastrofiche”.
Ma gli interventi legislativi evidentemente non sono serviti a sanare del tutto questa piaga. Così, nell’agosto del 2006, in un pozzo della città di Patiala, nel Punjab, sono stati rinvenuti cinquanta feti femmine.
E ancora nel buddismo:
Durante la sua predicazione, il Buddha sostenne sempre una fondamentale misoginia, al pari di tutti i filosofi dell’antichità.
La donna era vista come una fonte di tentazione del tutto incompatibile con la vita ascetica; essa ovviamente non veniva condannata come persona, ma piuttosto come potere di seduzione che porta a quell’attaccamento per la vita che, attraverso le generazioni, perpetua la condizione di “essere nel mondo” e vincola, di conseguenza, l’individuo al suo dolore, alla sua cieca ignoranza, alla ruota delle rinascite.
Quindi la donna è vista da sempre come il male assoluto? Non c’è religione che la consideri una “persona” al pari dell’uomo? Pare proprio di no. Ho tralasciato, per motivi di spazio, di parlarvi delle pratiche di infibulazione in uso fin dai tempi degli antichi egizi, e che, passando per l’antica Roma, l’islamismo, i riti africani, e quelli non meno terribili in uso in Australia, sono arrivati a noi. E che dire del nostro medioevo e della caccia alle streghe? Nel 1454 Papa Innocenzo VIII emette la bolla “Summis desiderantes affectibus” sulle streghe, che ordinava di inquisire sistematicamente, scoprire, torturare e giustiziare le streghe in tutta Europa. Voi mi direte: “e va be’, ma ormai ste’ cose non esistono più!” No? Allora leggete il titolo di questo articolo apparso sul Corriere della Sera del 7 febbraio 2013:
«È una strega»: 20enne bruciata viva!
In Papua Nuova Guinea. La giovane era accusata di aver usato la stregoneria per uccidere un bambino di sei anni.
Quindi è così: non c’è mai stata al mondo alcuna religione, scuola di pensiero, tendenza  di costume, o movimento culturale che abbia avuto l’illuminazione e la sensibilità necessaria per assicurare finalmente la sacrosanta dignità alla “foemina”e renderle giustizia?
Per fortuna sì, ma bisogna risalire alla civiltà degli indiani d’America per questo. Scopriamo che cosa dicevano e facevano i cosiddetti “Selvaggi” .
Le donne indiane erano oggetto di premure e di attenzioni: a cominciare dal mattino quando il marito spazzolava i capelli alla moglie (con una coda di porcospino attaccata ad un impugnatura decorata), le faceva le trecce e le dipingeva il viso (se dopo divenne una questione di moda, all’inizio questo cominciò per il fatto che molte donne Lakota avevano una carnagione bellissima e molto delicata che mal sopportava il vento caldo e il sole bruciante delle pianure).
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In quasi tutte le tribù native americane, le donne erano il motore economico della tribù e garantivano il buon andamento della vita quotidiana. In alcune tribù, come quelle degli Apache, la famiglia era matriarcale. I loro compiti erano innumerevoli: scuoiavano animali, affumicavano la carne, confezionavano tutti gli indumenti, anche i mocassini, erano espertissime conciatrici di pelli: riuscivano a renderla morbida come un tessuto (una donna riusciva a conciare 4 pelli di montone all’anno), e poi raccoglievano la frutta, pestavano il mais e il miglio, cucinavano, montavano e smontavano le tende, e, naturalmente  accudivano i figli. Le donne indiane avevano molta cura dei loro piccoli e non si limitavano ad assicurare loro la sopravvivenza: facevano di tutto per rendere la vita bella e piacevole. Per quanto riguarda i piccoli del il popolo delle Pianure, probabilmente nessuna infanzia è stata più felice: non c’erano bambini più coccolati, viziati, protetti e liberi. Senza scuola, senza orari, senza disciplina convenzionale i bambini attraverso il gioco apprendevano le arti, la tecnica, le tradizioni, la cultura collettiva. Ed erano tutte le donne della tribù a prendersi cura del bambino, fino alla sua adolescenza. Le donne erano anche quelle che massaggiavano i bambini più volte al giorno soprattutto nei gelidi inverni delle pianure, erano quelle che per ripara-re i piccoli dal gelo, usavano il grasso di bisonte, e che pensavano a raccogliere il muschio fresco e assorbente che fungeva da pannolino per i più piccoli. Erano ancora le donne a realizzare (di solito durante la gravidanza) e a servirsi poi, caricandoli poi sulle spalle, bellissimi portaenfant di morbida pelle di cerbiatto arricchita di piccolissime perline multicolori. Tra le puerpere c’era molta solidarietà: se una non aveva abbastanza latte per nutrire il proprio bambino, ce n’era sempre un’ altra che ne aveva in eccesso e che fungeva da balia. La sera, per far addormentare i piccoli cantavano lunghe nenie. Per i problemi meno importanti, come coliche o dolori per la dentizione, erano sempre le donne a fungere da pediatre e curare il bambino con erbe medicinali, (gli analgesici più usati erano la salvia e le foglie di salice). Il cibo era sempre pronto e abbondante, conservato cotto in modo da poter essere servito in qualsiasi momento. Infatti non era destinato soltanto al consumo della famiglia, ma di chiunque arrivasse, forestieri o parenti. Nella vita sociale degli indiani il saper preparare e servire il cibo era molto importante. Attraverso l’offerta e la condivisione del cibo, si rinsaldavano i vincoli tra l’uomo di famiglia sia con i capi del gruppo, che con i parenti della moglie.
Ecco quindi che abbiamo le prove. Considerare la donna, la femmina, una persona che pensa, consapevolmente agisce, fa del bene o del male, e ha gli stessi obblighi e diritti morali dell’uomo, del maschio, pur avendo diversi attributi sessuali, è possibile: qualcuno l’ha messo in atto prima di noi e per lungo tempo, almeno fintanto che altri maschi, non li hanno sterminati considerandoli razza inferiore e incivile.
Vero è purtroppo che, in passato, le donne hanno commesso l’errore di voler essere “come” l’uomo, per ottenere i loro stessi diritti, senza rendersi conto che, in quel modo, tradivano la loro stessa natura, reprimendo ciò che di più vero e bello potevano esprimere. Essere come il maschio, poteva portare soltanto a somigliare alla parte più becera e meschina di questi, non certo a elevarsi fino a raggiungere ciò che di nobile è insito nell’essere umano.
Dal canto mio non ho mai avuto difficoltà a guardare le donne con occhi obiettivi, come del resto altri maschi che per fortuna esistono e conosco, e tutti i giorni rendo omaggio a loro, nel quotidiano, senza difficoltà alcuna, nel pieno rispetto tra individui della stessa specie. Dopotutto basta guardare alla Natura e far tesoro dei suoi limpidi e inconfutabili insegnamenti per capire cosa è giusto o no.
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Sandro Orlandi

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7 Comments to “8 MARZO 2013”

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    By Roberta Bagnoli, 7 marzo 2013 @ 17:59

    Davvero un modo inconsueto e direi anticonformista per rendere omaggio alla donna, quale solo tu potevi regalare. Bravo Sandro, concordo e sono contenta della tua sincera presa di posizione. Ancor oggi c’è molto da fare e molti uomini non hanno nè rispetto nè considerazione per la donna come persona, ma è altresì vero che la donna nel voler essere come l’uomo, nel proclamarsi femminista è riuscita soltanto a svilire la propria identità. Io auspico un mondo governato da più donne, un mondo più giusto e umano…dove uomini e donne consapevoli dei propri ruoli e diritti possano cooperare e vivere insieme nel reciproco rispetto e per il bene comune. Sì forse sono sempre la solita illusa e ottimista, ma voglio sperare e crederci…anche se a guardare gli uomini che attualmente sono da troppo sulla scena politica o quelli che si affacciano e vomitano idee pericolose di rivoluzione e populismo mi viene proprio da ricredermi. Forse bisognerebbe davvero ritornare alla saggezza indiana, ma ahimè di quei selvaggi ne sono rimasti ben pochi…addomesticati e in sparute riserve. Ma forse basterebbe solo avere un po’ più di rispetto e meno personalismi ed ego smisurato per vivere più sereni e in pace tutti quanti, uomini e donne. Grazie Sandro, ti auguro una felice giornata a te e a Maristella, un abbraccio grande, a presto.
    Roberta

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    By tinti, 8 marzo 2013 @ 07:33

    Bravo Sandro ,quando ce vò ce vò.Siamo ancora immersi in pregiudizi atavici e le religioni varie non sono state certo di aiuto e stimolo al rispetto della donna in quanto tale,Persona che esige giusta considerazione.Ancor oggi assumono donne chiedendo loro se sono sposate e intendono avere figli, molte hanno stipendi più bassi dell’uomo,se arrivano donne in parlamento pare un miracolo, le violenze sulle donne grandi e piccole sono in aumento perchè la donna cerca solo di essere se stessa e avere pari diritti…….e chi più ne ha più ne metta. IL concetto di donna o angelicata con le ali o corrutrice sessuale parte da lontano ,come tu ben dici ma dietro tutto ciò c’è quella famosa clava che l’uomo vuole tenere ben stretta.Grazie per lo stimolo e comunque sempre auguri a tutte le donne.Tinti

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    By sandro, 8 marzo 2013 @ 07:55

    Dici bene Robertina: bisognerebbe apprendere dagli indiani. Che stupenda civiltà la loro! Purtroppo hai ragione anche quando dici che attualmente siamo ben lontani dall’imboccare la strada giusta e anche se sembra che qualcosa sia cambiato in realtà forse è anche peggio di prima. Ma non disperiamo, dici tu, e stavolta sono d’accordo anch’io. A guardar bene è contro l’ottusità mentale che dobbiamo combattere e contro la prevaricazione sul debole; il resto verrà di conseguenza (m’hai detto niente!)
    Buon 8 marzo dunque e grazie del commento!

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    By sandro, 8 marzo 2013 @ 13:55

    Grazie a te Tintina, e parafrasando la nostra Robertina: domani andrà meglio, ne sono sicuro!
    Ps: Forse se gli togliessimo quella clava…

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    By gwendydd, 8 marzo 2013 @ 14:52

    Una bella ricerca, Sandro, però hai dimenticato la cultura celtica e quella nordica. Questa seconda non la conosco molto bene, ma fra gli antichi celti le donne godevano di molta considerazione. Il “generale” che affrontò Giulio Cesare cercando di fermare la sua invasione della Britannia era la regina Boadicea. Sarà un caso che nel nord europa le donne sono più indipendenti e libere rispetto a quelle della civiltà mediterranea? O esistono ricordi ancestrali?
    Personalmente, trovo che le religioni siano tutte formate a immagine e somiglianza dell’uomo, del maschio, per sua personale comodità; che si è creato il dio o gli dei che più gli piacevano. Solo Gesù Cristo, se leggiamo i vangeli, trattò le donne come sue pari. Peccato che il suo pensiero e i suoi insegnamenti furono subito stravolti. PERICOLOSISSIMI !!!!
    Buona Festa a tutti, e cerchiamo di fare di ogni giorno dell’anno un 8 marzo.
    Rosella

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    By Maristella Angeli, 8 marzo 2013 @ 17:48

    Bravissimo Sandro!
    Mi viene in mente il film “La papessa” o “Giovanna D’Arco”, esempi di donne considerate “diverse”.
    Avevano anche pesato l’encefalo maschile e quello femminile ed, essendo qust’ultimo più leggero, decretarono che la donna era sicuramente meno intelligente dell’uomo.
    Speriamo di progredire ulteriormente.
    Grazie!

    Maristella

  7. avatar

    By sandro, 8 marzo 2013 @ 18:51

    Sì Rosella hai ragione, naturalmente. Ma non popevo allungare qualcosa che già di per sé è troppo lunga. Ho dovuto limitarmi.
    Grazie del commento!

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