Figli dimenticati

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FIGLI DIMENTICATI

Un bambino di due anni dimenticato in macchina sotto il sole per nove ore e morto per disidratazione? “Fico!” Direbbe il dr. House!

Nei racconti dei nostri nonni sicuramente non abbiamo mai sentito dire che tizio aveva lasciato il proprio bambino di due anni da qualche parte perché doveva andare a lavorare o fare altro e se ne era dimenticato. Certo adesso, rispetto ad allora, ci sono le auto che velocemente (traffico a parte) ci portano in ufficio, al supermercato, in delegazione, o a scuola, e poi di corsa in banca, alla posta, in palestra, dall’avvocato, dall’estetista, dall… l’amante! Il tempo è sempre poco e tiranno, ci si deve dare un gran da fare per vivere secondo le regole imposte dalla società e dalle consuetudini. Sembra quasi che più corriamo e meglio viviamo. Bisogna essere iperattivi, perché “la vita è un soffio!” E’ visto male chi, senza vergogna, in una bella giornata di sole manda a quel paese il lavoro (orrore!) il bollettino da pagare, l’affare da sbrigare, il cliente da vedere e chissà quali altre incombenze per andarsene al parco a passeggiare. A perdere tempo! Perché quel tempo che passiamo da soli con noi stessi è letto come una perdita. Ci sentiamo colpevoli se una volta, certo non tutti i giorni, “mariniamo” l’ufficio e invece di portare nostro figlio di due anni all’asilo tiriamo dritti fino al mare, in un giorno feriale, magari fuori stagione, così, semplicemente per ritagliarci un giorno di sereno relax per noi, o di riflessione (ma c’è ancora qualcuno che perde tempo ancora per pensare?) da goderselo con il nostro bambino. In fondo dovrebbe essere per questo che l’abbiamo messo al mondo no? E poi farebbe bene anche a lui. Invece di martedì si va a lavorare, di corsa, perché non c’è niente di più importante e così tutti gli altri giorni. Bisogna produrre. Si deve guadagnare. Ci si deve affermare. Perché solo così possiamo sentirci a posto. Appagati. Sentirci… qualcuno.

E’ da quando ho sentito la notizia (purtroppo non è certo la prima volta) che non riesco a non pensare a cosa deve aver provato quel bambino ( e i tanti altri purtroppo) una volta sveglio. In macchina a sessanta gradi. Solo. Nessuno vicino. Con tanta paura. Intrappolato nel seggiolino (che senno’ in caso d’incidente si può fare male e poi mi fanno la multa). Senza il sorriso di mamma o papà. Come in punizione. Fino a morire.

So che a tutti sembrerà assurdo ma, mentre risentivo la notizia al tg, mi veniva in mente in continuazione che ieri era la giornata dell’ambiente. Qualcuno sa dirmi che nesso ci può essere?

Sandro Orlandi

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6 Comments to “Figli dimenticati”

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    By Lorenzo, 7 giugno 2013 @ 05:09

    Caro Sandro, è veramente orribile quello che è successo e quello che continuerà a succedere se i ritmi imposti da questa “civiltà” non torneranno all’umano, se non ci sarà posto per una nuova qualità della vita, se quello che conta è solo consumare e mai fermarsi a pensare. Questo dramma è il segno di come siamo ridotti!

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    By Graziella, 8 giugno 2013 @ 14:05

    Mi associo al commento di Lorenzo.
    Una tragedia per questi bambini.
    Graziella

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    By sandro, 8 giugno 2013 @ 21:33

    Hai ragione Lorenzo, ma purtroppo non credo proprio che il mondo occidentale e consumistico rallenterà facilmente. Ci vorrebbe un miracolo alla S.Gennaro!
    Grazie!

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    By Roberta Bagnoli, 17 giugno 2013 @ 09:21

    Notizie come queste mi lasciano nel più assoluto sconcerto e avvilimento. Questi figli dimenticati sono un doloroso campanello d’allarme di come siamo alienati dalla nostra stessa umanità. Rabbrividisco al pensiero dell’agonia di quel bambino, ma ho anche una grande pena di quel padre, due vite spezzate per niente, due destini segnati da una tragica e insensata fatalità. Purtroppo non è il primo caso e temo che non sarà neanche l’ultimo e proprio questo ci deve far riflettere seriamente di come stiamo precipitando e correndo verso la più cieca e indifferente autodistruzione. Concordo con Lorenzo se l’uomo non cambierà rotta credo che la vita avrà sempre meno valore, sarà difficile invertire la marcia del lurido profitto, ma forse qualche speranza esiste…almeno quella coltiviamola! Grazie Sandro per la riflessione, un abbraccio e mi auguro che il prossimo articolo sia foriero di notizie migliori. Un abbraccio di cuore.
    Roberta

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    By sandro, 17 giugno 2013 @ 21:34

    Mi dispiace Robertina, non è colpa mia se l’essere umano è quello che è. E pensare solo alle cose belle quando ce ne sono così tante brutte, ridere come uno scemo sapendo tutto questo non è il mio forte, non so fare finta e tu lo sai bene. Facciamo così: quando l’animale uomo farà finalmente uso della sua naturale sensibilità ed intelligenza mi unirò a te e agli altri per fare festa, e sarà grande! In attesa di questo però la lascio fare a voi; il mio journal parlerà di cose vere, per chi le vorrà affrontare senza dipingerle di rosa speranza. Grazie e a presto.
    Un abbraccio.

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    By Maristella Angeli, 18 giugno 2013 @ 14:53

    Un’amara realtà, che sgomenta, ma di cui dobbiamo prendere atto.
    Povero quel bambino innocente, ed una morte atroce che lo ha colpito. Morire chiamando qualcuno per ore e ore, colui a cui si affida il piccolo. Suo padre!
    Lo stress, la stanchezza, la testa chissà dove? E se fosse contagioso, se i poveri bambini aumentassero?
    Spero che dall’aldilà giunga una soluzione, dato che nell’aldiquà sembra non esserci.
    Bravo Sandro!
    Un abbraccio

    Maristella

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