The Knockout game

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The Knockout game

Una ragazza cammina normalmente per la strada. Ben vestita, attraente ma senza ostentazione, spedita si appresta ad attraversare. Un giovane alle sue spalle la raggiunge e la colpisce con un solo pugno sulla testa mandandola a terra priva di sensi, col viso contro il marciapiede. Poi si allontana calmo e indifferente, senza una parola. Lei resta immobile, incosciente. Arrivano altri ragazzi e cominciano ad insultarla nell’incredulità, paura o indifferenza dei passanti. Poi anche loro si allontanano ridendo e la ragazza rimane sola, abbandonata a se stessa. Verrà ricoverata in ospedale in stato comatoso.
E’ ciò che è accaduto in una via di Worchester, una città degli USA non lontano da Boston, poche settimane or sono, ma il “fenomeno” si sta rapidamente diffondendo in ogni dove, compresa Roma, Torino, Milano e altre città d’Italia.
E’ il knockout game, ovvero, letteralmente, il gioco del pugno che stordisce, come quello del pugile professionista. Lo si pratica colpendo un passante, che deve essere tassativamente sconosciuto, senza alcun motivo preciso, altrimenti non vale. Il colpo deve essere unico, tale da stordire il malcapitato, che deve cadere a terra svenuto. Poco importa se poi, com’è avvenuto a Pisa pochi giorni fa con un cuoco bengalese appena uscito dal posto di lavoro, il tizio rimane in coma per venti giorni prima di morire. Compiuto il gesto, c’è naturalmente qualcun altro appostato poco più in là, a filmare coll’immancabile telefonino, quindi, altrettanto immancabilmente, la scena verrà messa su internet ad uso e consumo dei seguaci di questa nuova moda.
I nazisti, nella loro ferocia e freddo disprezzo per l’umanità, riuscirono a concepire i lager, la pallottola sparata contro un uomo in modo che ne uccidesse contemporaneamente altri due posti dietro al primo, le torture ai danni di bambini e donne in gravidanza e tanto altro ancora. Ormai la storia la conosciamo tutti. Nella loro patologia mentale avevano uno scopo, quello di distruggere i deboli per sentirsi potenti e invincibili. Ma questi… soggetti… che cosa vogliono dimostrare? E com’è possibile, per quale assurdo meccanismo riescono a provare soddisfazione nel fare una cosa tanto stupida quanto violenta?
Chiedo a chiunque, psicoanalista, psichiatra, sociologo e/o psicologo, esperto del campo o profondo conoscitore dell’animo umano di illuminarmi in merito, perché stavolta veramente non posso, non ce la faccio a capire… e soprattutto a sopportare.
Evitiamo per piacere le solite motivazioni di comodo o di forma, che capisco ancora meno.

Sandro Orlandi

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5 Comments to “The Knockout game”

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    By Maristella Angeli, 21 aprile 2014 @ 16:36

    Sconcertante!
    Il motivo?
    Disumanizzare per rendere ragazzi deboli, trasformandoli in esecutori ai comandi di qualche mente criminale che vuol renderli assassini.
    L’unico intervento possibile è quello di bloccare qualsiasi sito possa trasmettere video che incitino alla violenza, intervenire nelle famiglie e nelle scuole per poter difendere i possibili passanti, vittime innocenti di menti sconvolte.
    Complimenti Sandro per aver messo in luce una realtà tanto terribile.
    Un abbraccio!

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    By Aurelio Zucchi, 22 aprile 2014 @ 10:25

    Condivido e sottoscrivo il commento di Maristella Angeli!
    Ciao
    Aurelio

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    By De Simone Giovanni, 22 aprile 2014 @ 16:42

    Una realtà attuale che ( si riscontra anche in Italia) accentua la mancanza di valori della comunità giovanile. Ignoranza, stupidità, violenza, menefreghismo sono fattori intrinsechi che lascia tanto amaro in bocca e rabbia.
    Chi commette questi crimini dovrebbero essere rinchiuso a vita e non solo, devono lpagarsi il vitto e qualche distrazione col lavoro .

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    By Sandro, 23 aprile 2014 @ 07:44

    E’ noto a tutti che il barometro della disumanizzazione della società risiede nel comportamento dei giovani. Chi come me è “passato” attraverso il ’68 sa cosa vuol dire. Ad un occhio esterno attento e non condizionato, indenne anche dai luoghi comuni e dagli stupidi moralismi, non può sfuggire il depauperamento mentale e sociale dei ragazzi di oggi, figlio, evidentemente, della nostra incapacità di adulti, genitori e non a costruire qualcosa di veramente valido onesto e bello. La politica è responsabile certo, ma anche i politici tanto esecrabili sono come noi, italiani, genitori o altro e li abbiamo eletti noi. Le istituzioni le abbiamo costruite noi, come pure tutto il resto. Giusto quindi quel che dicono Stella e Aurelio: intervenire nella famiglia e nella scuola, laddove l’una non può sostituire l’altra, ma solo completarla.
    Per non veder mostri al posto dei nostri ragazzi.

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    By Roberta Bagnoli, 2 maggio 2014 @ 08:23

    Non posso fara altro che unirmi allo sconcerto di Maristella e alla tua analisi d’insofferenza. Non ho una spiegazione se non nell’imbecillità umana e nella disumanizzazione che regna sovrana e che dilaga a vista d’occhio, visto che i modelli che la società impone sono sempre più vuoti e privi di valore. E’ un periodo di assoluta decadenza su tutti i versanti e credo che per invertire la rotta bisogna proprio ripartire dalla famiglia e dalla scuola, ma anche la televisione e i mass media hanno una buona dose di responsabilità. Sicuramente con internet questi fenomeni vengono amplificati e portati al parossismo, ed i giovani sono allo stesso tempo vittime e carnefici, basta pensare all’inquietante fenomeno del bullismo. Che altro aggiungere caro Sandro? Resta una grande amarezza e la voglia di una società diversa, più giusta, più umana, ma forse il traguardo appare ancora oggi molto lontano. Coraggio, andiamo avanti e condanniamo sempre ogni tipo di violenza, auguriamoci tempi migliori, chissà forse i figli di domani vivranno un’altra realtà più serena, mai perdere la speranza. Grazie Sandro per la tua acuta sensibilità, un abbraccio e buona giornata.

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