novembre
16
2010

Una rossa rosa bianca

 

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Titolo: Una rossa rosa bianca
Autore: Sandro Orlandi
Editore: Robin
Genere: varia
Collana: I libri da scoprire
ISBN: 8873716415
ISBN-13: 9788873716419
Data pubbl.: novembre 2010

 

Dalla quarta di copertina:

Alessandro coltiva rose nella sua serra, soffre d’asma e ha un solo vero amico.
Padre Sinisi è un prete anziano con molti scheletri nell’armadio che bussano per uscire.
Monica, non vedente, lavora in una profumeria, ed è dolce e bella.
Ulisse è un ragazzone poco sveglio che si trova sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato e Vincenzo un investigatore di poca classe ma di molto intuito che ama abbuffarsi della pasta del giorno prima.
Le loro vita s’incrociano e rimbalzano in una ragnatela di collegamenti che portano verso il suo centro, dove il ragno silenzioso è appostato e aspetta la sua prossima preda.
Uno spietato serial killer torna a colpire dopo nove lunghi anni e le sue vittime sono donne, uccise nei modi più brutali.
Intorno a questo spaventoso caso ruotano le vite dei nostri protagonisti.

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ottobre
14
2010

Dove sei amore?

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Dove sei amore?

Leggo su Repubblica di oggi, 14/10/2010

Megattera femmina, controllata da vicino da studiosi oceanologi e ittiologi illustri,  percorre più di diecimila chilometri, partendo dal Brasile e approdando nella acque prospicienti il Madagascar. Sembra si sia fermata all’Antartide per “fare rifornimento” di cibo e che poi sia ripartita. Va detto che queste migrazioni i cetacei le fanno quando gli ambienti diventano inospitali e non superano mai i 5-6000 chilometri. Sono sempre i maschi a farlo, mai le femmine, pare.
Ho dato il nome alla balenottera intraprendente, la chiamerò Aurora. Bene: Aurora ha fatto questo viaggio tanto lungo malgrado non sia più una giovincella (sembra che abbia almeno una sessantina d’anni) e sapete per quale motivo? Forse che il plancton a Rio de Janeiro era diventato cattivo? Forse alcune  baleniere le davano la caccia? O forse semplicemente quel mare era diventato troppo inquinato? No. Sembra che appena arrivata laggiù, nella acque limpide e cristalline del Madacascar, si sia “incontrata” con un baldo balenottero, e che si siano, come dire,… appartati!
Aurora quel lungo viaggio lo ha fatto per amore!

Sandro Orlandi

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settembre
29
2010

Ci facciamo un hamburger?

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CI FACCIAMO UN HAMBURGER?

Tutti noi sappiamo da dove proviene la carne che sta nel nostro piatto, quella che diamo ai nostri figli dai quattro mesi in poi perché crescano forti e robusti, quella che raccomandiamo di mangiare dopo una grave malattia o altro. Viene dai “macelli” Chi scrive mangia carne almeno tre volte a settimana e, alcuni tagli particolari, gli sono estremamente graditi. Chi vi scrive non è, e non si sogna, di diventare vegetariano, anche se, per professione, ha imparato che troppa carne fa male. Il video che allego alla presente però fa inorridire (vi avverto!) e soprattutto fa riflettere e molto. Siamo sicuri che, se proprio dobbiamo continuare a mangiare carne in tutto il mondo, lo si debba fare così?
Io dico di no. Dico che si devono spingere i governi, le istituzioni, il mercato, la popolazione di questo e di altri paesi ad una sensibilizzazione generale che porti…al vero rispetto della vita, quello senza ipocrisie e compromessi inutili. Non sono del tutto d’accordo con la voce narrante del filmato, quando, negli ultimi tre minuti, spiega cosa dovremmo fare. Ma certo tutto ciò che viene prima …deve essere cambiato e il più presto possibile.
E ora fatevi forza, come me la sono fatta io, abbiate il coraggio di arrivare fino in fondo. Guardatelo. Sono 25 minuti che insegnano a capire, 25 minuti che rimarranno impressi. 25 minuti di presa di coscienza. Perché, secondo me,  non si può vivere soltanto di poesia e fantasia!
La realtà va guardata e anche molto bene!

Sandro Orlandi

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un filmato che vi mostra in che modo la nostra carne arriva nei supermercatiVIDEO

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settembre
14
2010

Non si muore per amore?

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Non si muore per amore?

Volare giù dal settimo piano ci vuole coraggio. Il coraggio della disperazione.
Alfredo (chiamiamolo così) era in vacanza, ad Ibiza. Il suo corpo è stato ritrovato nella piscina dell’hotel. Si è lanciato giù e nella stanza hanno ritrovato un biglietto.
I media hanno subito corretto il tiro però. Sembra vada di moda tra i giovanissimi sfidare la vita nei modi più strani. Ci si sdraia tra le rotaie di un treno che sta per arrivare, per provare l’emozione di farselo passare sopra a tutta velocità, oppure si monta sul  tettuccio di una macchina in corsa per provare l’ebbrezza della velocità e del vento tra i capelli, oppure ci si lancia dal balcone di un hotel, appunto, dritti nella piscina sottostante, così, tanto per provare sprezzo della vita e nessuna paura di morire, o forse per riempire quel vuoto che è dentro, un vuoto doloroso e spietato e che non da tregua, tanto che la morte fa meno paura. Sembra che ne siano morti una decina nell’ultimo anno in questo modo. Sti’ ragazzi! Perciò ecco qua: Alfredo si è buttato nella piscina, ma ha mancato il bersaglio andandosi a sfracellare sul tetto del bar sottostante. Ma non avevano detto che il corpo era stato ritrovato in piscina? Misteri delle news e degli scoop. Fatto sta che Alfredo è morto e i genitori non hanno voluto né parlare con la stampa, né rilasciare dichiarazioni. Non è un po’ strano in un mondo dove per qualunque cosa, da un rapimento a un caso di malasanità, da un caso di calamità naturale ad un incidente stradale, la lacrima è sempre in primo piano, condita del “desiderio di giustizia, non di vendetta” e come minimo si vuol dare la colpa al governo, alla società, alla scuola che non funziona o…magari al Padreterno?

Io non lo so come è morto Alfredo, ma una cosa mi ha fatto pensare. In quel biglietto, quando all’inizio hanno dato la notizia, hanno riferito che c’era scritto: “…Perché Davide? Perché?…”
Appunto: perché? Perché lasciare un biglietto di quel tipo se aveva deciso (da solo) di provare che effetto faceva un tuffo in piscina dall’altezza di trenta metri?
Forse  Alfredo non si è lanciato da quel balcone per fare il gradasso, o, come hanno frettolosamente sentenziato dopo, per “gioco”. Ma ammettere che esisteva…Davide…troppo scomodo.
Voi che ne pensate?

Sandro Orlandi

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agosto
23
2010

Hai paura?

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HAI PAURA?

“ …tergerà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima saranno passate. ”  (Apocalisse  21,4.)

Giorni fa la nostra Silvana Stremiz mi ha parecchio intrigato con un suo commento. In poche parole lei affermava, e confermava più tardi, di non aver paura della morte bensì del nulla che segue alla morte stessa, lasciandoci intendere ovviamente di essere atea. Al di là delle personali credenze religiose il dubbio però permane. Permettetemi di riportare alcuni pensieri autorevoli prima di continuare la dissertazione.

Colui che vive e sa di vivere non teme la morte, perché oltre la morte c’è la vera vita e non si deve fuggire di fronte ad essa, anche se nessuno sa cosa realmente succede dopo, poiché non si può contenere ciò che ti contiene! Pertanto… la vita va conquistata specialmente morendo. ”
(Pensiero Zen.)

“ La morte, che tutto governa, è la sola padrona, indiscussa e prepotente, non soggetta al tempo, in cui tutto confluisce. Ma è anche vero il contrario, ossia che da essa tutto fluisce e… si ricrea. E’ il senso greco del divenire: esiste il presente, perché il futuro è incerto e il passato è ormai già trascorso. Di qualcosa che non esiste è impossibile parlare. ”

“Viviamo accumulando sciocchezze. Amore e odio oscillano in un gioco infinito senza senso apparente. Non ci sono certezze assolute e rincorriamo la vita che si allontana con affanno, come dei naufraghi che fluttuano verso un orizzonte inesistente. Ma non c’è limite al continuo fluire del divenire racchiuso nel nulla. Tutto diventa relativo al niente.”

Ricordo ciò che mi disse un amico anni fa, quando parlavamo appunto della paura di morire. Lui, ateo convinto, mi diceva di aver paura sì, ma non riusciva a spiegarsene il motivo. Infatti, diceva lui, se prima di venire al mondo io non esistevo e non avevo coscienza di me, non potevo certo aver paura di esistere, quindi, dopo la morte, tornerò a non esistere, non avrò consapevolezza e non potrò star male in alcun modo. Pertanto è stupido aver paura di questo.

Ho fatto presente alla nostra amica Silvana che da sempre la religione ha basato la sua esistenza sulla paura atavica della morte da parte dell’uomo. Infatti, se così non fosse, tutti noi saremmo liberi nel vero senso della parola e… provate per un momento ad immaginare di non aver paura, né della morte né di cosa ci sarà dopo essa. E mi consentano i credenti: tralasciate per un attimo le vostre convinzioni, chiudete gli occhi se volete e immaginate cosa sarebbe vivere senza l’Angoscia esistenziale. Vi vedete? Incredibile vero? Magari avreste paura anche di questo alla fine, perché no?
Non ho riportato volutamente altri pensieri, seppure interessanti e pertinenti al tema, per non prolungarmi troppo. Sarebbe davvero lungo lasciarsi andare in riflessioni sull’immortalità, sul pensiero filosofico orientale (reincarnazione) od occidentale. Meglio fermarsi qui. Ma chiedo a voi, a tutti voi, cosa ne pensate? Anche una breve risposta sarà gradita e apprezzata. Ha ragione Silvana? Avete paura del nulla o …dell’inferno?

Sì, lo so che state sotto l’ombrellone e questi non vi sembrano proprio discorsi da spiaggia, ma… fate uno sforzetto!

Sandro Orlandi

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luglio
11
2010

L’Amore è ben altro…

 

            

 

Dal libro di Elisabeth Kubler Ross: “La morte è di vitale importanza”

…E’ molto importante che facciate quello che amate. Magari sarete poveri, patirete la miseria, dovrete vendere l’auto o traslocare in un appartamento più modesto, ma così vivrete totalmente. Alla fine dei vostri giorni sentirete di aver fatto quello per cui siete stati creati e non avrete vissuto solo per compiacere gli altri. Se ascolterete la vostra voce interiore, la vostra saggezza profonda, allora non sbaglierete e saprete cosa fare della vostra vita. Il tempo non avrà più tanta importanza. Ma la lezione più difficile che dovrete imparare è l’amore incondizionato. E’ davvero arduo farlo.
Virginia Satir dette una descrizione molto accurata e giusta secondo me. Ve la riporto:

Voglio amarti senza stringeri in una morsa
apprezzarti senza giudicarti
unirmi a te senza invaderti
invitarti  senza pretendere
lasciarti andare senza sensi di colpa
valutarti senza biasimarti
e aiutarti senza insultarti.
Se potrò ricevere lo stesso da te
allora potremo davvero incontrarci
e arricchirci a vicenda.

E.K. Ross

Ecco amici, rileggete queste parole più volte, lentamente e rifletteteci a lungo, soprattutto sull’ultima frase. L’Amore è libertà. L’Amore è arricchimento. Confrontate tutto questo con ciò che si dice intorno all’amore, ciò che vediamo al cinema, alla tv, nelle favole, ma ancora di più nella vita reale. Fate questo con un occhio attento sul “vostro” modo di amare, e poi…
ditemi che cosa ne pensate.
Grazie!

Sandro Orlandi

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luglio
3
2010

Una calda Estate

 

    

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UNA CALDA ESTATE

Agnadello, provincia di Cremona.
Paesetto tranquillo della  ricca langa, dove tutti lavorano e tutti hanno casa, macchina, tv satellitare, pc, magari pellicce etc. Fa caldo però: quasi 38 gradi oggi e domani andrà peggio. Sono previste punte di 43 gradi domani al nord. L’industrioso nord, con la Lega che scollega e l’aria avvelenata dai rifiuti industriali appunto.
Sarà per questo che Riccardo e Debora, due poco più che ventini direbbe Camilleri, hanno litigato i giorni scorsi? O forse il caldo e l’afa non c’entra? Fatto sta che dopo aver deciso di non vedersi più,  lui ieri ha chiamato la sua Debora e l’ha portata a fare un giro in macchina. E dove si sarà diretto il nostro Riccardo innamorato? Al mare, che però è lontano? In un bosco da cui vedere il romantico tramonto? O magari appena fuori paese, giusto per parlarle l’ultima volta senza paura che qualche impiccione del paese li vedesse? No. L’ha portata al cimitero! Mi chiedo che cosa le avrà mai detto o chiesto, anche se lo si può ben immaginare. Quello che invece nessuno avrebbe potuto immaginare è che, ad un certo punto,  lui estrae la pistola che aveva in tasca e spara in faccia alla sua fidanzatina. Sembra che la sorella di Debora le avesse detto di non andare. Sembra che abbiano trovato un biglietto di Riccardo con su scritto: “solo così potremo continuare a stare insieme”, sembra anche che sia tutto inutile però, dal momento che, dopo aver telefonato al fratello e avergli detto: “Vieni, vieni a vedere che cosa ho fatto!”, Riccardo si sia sparato a sua volta.
Morti entrambi dunque.
Una normale storia di calda periferia del nord. In fondo ne muoiono tanti in tanti modi tutti i giorni!

Sandro Orlandi

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giugno
13
2010

Sapete cos’è un pellicano?

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Sapete cos’è un pellicano? Sicuramente sì. E’ un uccellone che col becco non scherza! Glielo dovete stringere con la mano, mentre gli state di fronte, per farlo stare fermo, ma anche per evitare che vi stacchi un dito altrimenti, se fosse libero. Lo sanno molto bene quelli del centro di recupero in Luisiana. Un vero e proprio ospedale di ricovero e cura di questi uccelli e di altre specie, ammalate del male peggiore che possa loro capitare: il mal…di petrolio!

Li avrete visti chissà quante volte in tv, mentre vi assillano con le notizie di quanto è infuriato il presidente Obama, o delle scuse della multinazionale inglese BP, o dei soldi perduti dai poveri pescatori della costa che non pescano più da mesi, o dai tour operators statunitensi per l’emorragia di turisti. Li avrete sicuramente visti bene, magari tutti i giorni a cena. Ma… ora fate un esperimento: smettete di fare quello che state facendo, togliete l’audio e osservateli meglio… guardateli “da dentro di voi” se ci riuscite.

Li vedete bene? Davvero?

Verniciati di olio nero, se ne stanno immobili a becco basso e occhi socchiusi. Come tutti gli animali in procinto di morire, pur soffrendo sicuramennte molto più di quanto qualunque essere umano possa immaginare, se ne stanno fermi, come se fossero davvero consapevoli che la loro ora è giunta, anche se in un modo a loro incomprensibile. Già perchè la Natura non li aveva preparati a questa sciagura. Erano pronti ad essere uccisi da predatori, da tempeste di vento e di mare, dal clima impietoso, perfino dalla fame, ma dall”oro nero” no, proprio non erano preparati ad una morte come questa.

In quel centro della Luisiana li prendono ( più di 500 a settimana dicono!) e tentano di ripulirli alla meglio, li  “scolorano”, poi li mettono in acqua di mare pulita (chissà dove la prendono) e sperano di salvarli. Esseri umani che provano a redimere altri esseri umani che “non sanno quello che fanno” (?) In pochi ci credono. La maggior parte, se non tutti, periranno comunque in pochi giorni. In silenzio. Non pregano loro. Non chiedono aiuto. Non si lamentano della sofferenza che provano. Non dicono nulla e non protestano, anche se dovrebbero.  Chissà cosa farebbe uno di noi ridotto in quel modo. Accettano, con rassegnazione, una sorte, e una morte… di cui non hanno né colpa, né memoria.

Perfino i sopravvissuti dei lager nazisti hanno avuto il giusto e dovuto riconoscimento. Ma loro, i pellicani, non sono “preziosi” esseri umani.

Adesso, dopo averli visti così, rimettete il volume, continuate a sentire le notizie del tg, e finite di cenare!

Sandro Orlandi

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giugno
11
2010

Invito

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Venerdì 18 Giugno a Genova

Presentazione libro

L’odore del pane

 

 

Locandina(clicca l’immagine per ingrandire)

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giugno
1
2010

Una giornata fantastica

 

Ieri sono andato al lago con la mia compagna. Una giornata  fantastica. Il sole caldo di giugno contrastava con l’aria ancora frizzante ed intorno a noi era tutto un rigoglìo di vita. Ad un tratto, percorrendo il  sentiero che lambiva il lago, lei mi fa: “Guarda!  I “nontiscordardime!” indicandomi alcuni fiorellini color lapislazzulo nascosto nel verde del prato. Io non li avevo mai visti prima. Bellissimi!  “Sono i fiori che si regalavano ai soldati che partivano per il fronte” mi sussurra ” o agli innamorati che si dovevano dividere. Sono rari a trovarsi. Sono i fiori dell’amore!…

Alle ore 11,05 di ieri, quindi nello stesso momento in cui ammiravo estasiato i fiori dell’amore,  D.A. di 32 anni, nativa di Passo Corese, un paese vicino Rieti e non lontano da Roma, con un urlo di disperazione gettava via dal balcone del secondo piano la sua bambina di sei mesi. Non si sa ancora se la piccola riuscirà a salvarsi. E’ in prognosi riservata per grave trauma cranico con emorragie cerebrali e fratture diffuse. La madre non l’ha solo spinta giù, l’ha gettata giù, con forza, con rabbia, con violenza.  Le hanno diagnosticato la depressione postpartum…

Poco più in là, percorrendo lo stesso sentiero, sento degli uccellini che cinguettano insistentemente, e non posso fare a meno di fermarmi ad ascoltare estasiato. La mia donna mi sussurra all’orecchio che sono degli usignoli, e che il loro è il cinguettio classico di quando si accoppiano. Stanno facendo l’amore…

Qualche centinaio di chilometri più a nord, e qualche ora più tardi, una madre di due figli, il più piccolo di tre anni e la più grande di undici, presa da quella che gli inquirenti sono usi nel definire “raptus di follia”, prende delle grosse forbici con cui stava cucendo e si scaglia con rabbia contro la figlia di undici anni, massacrandola con fendenti alla gola e al corpo. Nove forbiciate. La bambina urlante e sanguinante fugge da casa e corre via. dopo appena venti metri, fatti barcollando e gemendo, cade a terra in un lago di sangue.

Poco prima di abbandonare il sentiero, in una piccola radura nascosta da alcuni lussureggianti salici piangenti, parzialmente all’ombra, noto una piccola barca di legno abbandonata. E’ semiaffondata e non da poco tempo. Alcune cornacchie vi hanno fatto il nido e, malgrado l’abbandono, suscita in me una sensazione piacevole, come di serena alcova, una immagine calda e rassicurante, qualcosa che mi spinge a pensare che in fondo la vita, a volte tanto complicata, è, al tempo stesso molto semplice. E’ tutto lì quello di cui avremmo bisogno, tutto lì davanti ai miei occhi in quel momento. Il resto, specialmente se sa di umano, è in più, e non indispensabile. La Natura!…Guardando meglio e aguzzando la vista leggo un nome scritto alla meglio a prua. E’ sbiadito dal tempo ma ancora leggibile.

C’è scritto  “LOVE” e la “O” è  a forma di cuore…

Sandro Orlandi

 

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